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Archive for the ‘Uncategorized’ Category

postbanale

March, 13th is the “trivial post day” (see image above), a time devoted to write and post about something trivial (of course!). This is a way to stigmatize how boring blogs could be and to raise an issue about the need for a more quality-oriented blogging.

Today is a rainy day here. It’s pretty boring and we’re approaching 85% of humidity. A week like that and I will mutate, developing gills. Rain all over again, for days to come if you listen to weather forecast programs on TV. They do not have a clue, of course. Tv people are nothing but nuts. I’m sure that will rain for my headache, I always have headaches when it’s raining.

It’s so dull when it rains like that. No thunders, no bolts, only water everywhere. Croak, croak! I swear I can see frogs across the street. My umbrella plainly refuses to dry, it’s too much damp around here. I have to check my own hands from time to time, looking for the first membranes to develop between fingers. In days like these, reverting to an amphibious form looks possible. There will be rain until Saturday. A toad told me that, they know this kind of things.

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Questione di talento

Ognuno di noi fa tantissime cose nell’arco della sua vita, a volte in maniera decisamente efficace, con punte di eccellenza in questo o quel campo di azione.

Non è legato solo alla propria veste professionale, o alle proprie vesti dal momento che ci si trova a cambiare ambito e mansioni con una facilità crescente indotta dal precariato e da un mercato del lavoro a dir poco instabile. No, non voglio parlare di questo tipo di cose. Il punto è che per quanto si possa essere bravissimi a fare mille cose diverse, nessuna potrebbe essere espressione di un talento vero e proprio.

Dove si trova la differenza?

Cosa distingue il talento da un’ottima tecnica o da una predisposizione?

Quale può essere il discrimine tra il fare bene qualcosa e fare quello che ci permette di esprimere il nostro talento?

E ancora, come fare a capire che talenti possediamo?

Non ho risposte da guru o da scienziato da dare, sia chiaro. Questo è un tema su cui ragiono da decenni, senza aver trovato un metodo o una strategia per dare risposte chiare a queste domande. Volendo scherzare, si potrebbe anche dire che il mio talento è quello di perdere tempo dietro questioni filosofiche.

A costo di essere brusco, non mi interessa neppure sapere quali talenti possiedano i miei lettori, nè come siano arrivati ad esprimerli. Non è questione di menefreghismo, è che secondo me ognuno deve trovare le proprie risposte e/o il proprio percorso per arrivarci.

Ad oggi l’unica risposta che ho trovato è ascoltare. Quando facciamo qualcosa, ognuno le sue, è possibile che ne si traggano grandi soddisfazioni, oneri e onori. Ma il punto importante arriva quando sentiamo dentro una sorta di voce, un calore che ci fa capire che quella specifica azione, quel modo di vivere il particolare attimo, è davvero importante per noi. Credo sia lì la percezione interna del talento, il momento particolarissimo in cui ci si rende conto che si sta facendo la differenza per se stessi.

Se vi dovesse capitare questo tipo di sensazione, fermatevi. Ascoltate.

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Gimp test – roots

 

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Comunicazione di servizio: il blog chiude per le prossime tre settimane dato che me ne vado in ferie, l’unica attività che continuerò è quella sulla blogzine “il futuro è tornato” con il resto della gang.

Alla ripresa, saremo in agosto, riporterò il focus del blog su politica ed economia, con qualche escursione nella geopolitica a mò di ciliegina.

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Dopo lo spavento e l’orrore del terremoto è bene ricordare il bello della propria terra, non perché sia memoria ma per tornare a fare risplendere un territorio ferito. Mi dispiace per chi non sa il nostro dialetto ma cose come questa non si traducono. 

Modna (l’è bèla seimper)

A peins che quand d’invéren

a cala la fumàna

s-a fóssa anch a l’inféren

a vrev sol éser chè…

L’è bèla féssa , ciunta

l’a-s tàia col curtèl

e po’ mitigh da zunta

ch’l è anch un quèl specièl.

Modna l’è bèla seimper,

mò quand l’a-s mátt in tir

cun al sô col ‘d fumàna

l’a-t tós fin al respir.

A-n gh’avam una muntagna

e gnanch un gázz ed mer,

dedlà da la fumana

a gh’avam al mànd intér.

Una fumàna bianca

l’è qualla ed la zitè,

la bagna apeina in tèra

cun un fer delichê.

Invece, a la Crusatta

l’è féssa come un mur

s’t-e gh pog’ la biciclatta

la sta drétta ed sicur.

Modna l’è bèla seimper

mò quand l’a-s matt in tir

cun al sô col ‘d fumàna

l’a-t tôs fin al respir.

Bèda, però, fumàna

a-n fer la birichèina,

quàcia tótt qual che t vô

mò brisa la Ghirlandèina.

( Luciano Zanasi )

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Con oggi festeggio il primo anno di blogging su questa piattaforma. Grazie a tutti voi per la vostra attenzione e il vostro supporto, spero di poter migliorare in questo secondo anno di programmazione.

Gli anniversari e i compleanni sono sempre occasioni di riflessione, a volte anche per annunci su cosa verrà fatto nel prossimo futuro. In questo senso temo di non avere grandi novità da riferire, le linee di lavoro sono sempre quelle.

Alone“, il mio esperimento in lingua inglese, proseguirà per almeno altre tre puntate. In seguito verrà risistemato e utilizzato per sperimentare i vari formati di diffusione. Dall’esperienza vedrò di capire se vale o meno la pena di andare in quella direzione con la mia vis scrittoria.

Sui temi economici ho in mente una serie di piccole iniziative, tanto per dirne una quella di esaminare la composizione dei CdA dei principali istituti bancari e assicurativi dopo la catena di dimissioni e reincarichi attualmente in corso. E’ una geografia carsica che riserva sorprese, spesso pessime.

La politica ritornerà alla grande, sia italiana che non. In Maggio si insedierà Putin, ci sono le amministrative (un comune su otto circa ma stanno passando sotto silenzio), la corsa per le presidenziali americane entrerà nel vivo con la nomination repubblicana.

Mi interessa di più ragionare sul futuro, quello a portata di mano. Per vedere se davvero può partire dal basso come penso e finire con il travolgere la nostra classe dirigente. Alla faccia anche dell’antipolitica e di chi pensa si possa solo distruggere.

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Avete mai sentito nominare l’UNODC? No, non è un vecchio modello FIAT per i democristiani, è qualcosa di un filino più serio. L’acronimo sta per United Nations Office on Drugs and Crime, ovvero la branca delle Nazioni Unite che si occupa dei traffici di droga e del crimine, con particolare attenzione al crimine organizzato e transnazionale.

L’idea di fondo è coordinare politiche di sviluppo, strumenti di controllo e prevenzione, metodologie e interventi per contrastare tutta la filiera di crimini legati sia alle droghe illegali che a tutti i traffici di persone e cose che avvengano in violazione degli accordi internazionali. Non si tratta di un compito banale, basterebbe pensare alle differenze normative esistenti e alle difficoltà di far cooperare tra loro soggetti che hanno gravi difficoltà diplomatiche.

Se poi si tiene presente che la sfera di azione globale delle varie mafie non risente di alcun limite che non sia dato dalla loro concorrenza interna si va a parlare di una corsa ad handicap che è proibitivo poter affrontare con la lentezza propria delle istituzioni internazionali. Eppure i risultati stanno arrivando e su una scala non disprezzabile. Migliorare le capacità operative delle polizie, integrare le basi dati, avviare programmi di collaborazione transnazionali ha permesso non solo di aggiungere efficacia alla repressione ma anche di fare scoperte notevoli su come sta viaggiando il denaro frutto del crimine organizzato.

Siamo molto distanti da una agenzia di law enforcement globale, cosa peraltro lontana dagli scopi di UNODC, la direzione di sviluppo è più quella di Europol, più legata al coordinamento e ad essere strumento dell’applicazione dei protocolli internazionali. UNODC dipende per il 90% dai finanziamenti dei singoli stati membri, il resto proviene da donazioni. Proprio il budget rimane il fattore più critico dal momento che l’ente dichiara di avere richieste di intervento ampiamente superiori alle proprie capacità di finanziarli.

Link italiano

http://www.onuitalia.it/component/content/article/34/177

Link pagina dei report annuali

http://www.unodc.org/unodc/en/about-unodc/annual-report.html

Report 2010 (l’ultimo disponibile, lingua inglese)

http://www.unodc.org/documents/frontpage/UNODC_Annual_Report_2010_LowRes.pdf

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Ho appreso poco fa della dipartita di Jean Giraud, alias Moebius. Ovvero di uno dei grandi disegnatori della seconda metà del ventesimo secolo, caposcuola in Francia di quel movimento che si sarebbe concretizzato con la storica “Metal Hurlant”.

Qui il link dell’articolo de “La Repubblica”, edizione elettronica.

Vorrei ricordare tutte le sue storie, cercare di far capire quanto mi piacesse il suo tratto. Ma non ho parole adeguate.

Buon viaggio Maestro. Visto mai che dall’altra parte tu possa trovare personaggi così.

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Va bene, siamo al fine settimana e un meme di quelli divertenti ci sta. Tempo fa il collega Germano “Hell” ha lanciato l’iniziativa di descrivere i propri mondi, intendendo con questo di fare propria quella critica che viene fatta a chi si occupa di fiction o più in generale di questioni non terra-terra.

Il post in cui spiega la cosa lo trovate qui.

Trovo profondamente giusto ribellarsi a chi nega spazio alla fantasia e denigrare chi sceglie di usare il proprio tempo libero in maniera fuori dagli standard (tipo evitare la televisione e fare cose stranissime come leggere un libro) è la rappresentazione palese di un deficit neurale. È noto che non gradisco molto i meme ma le implicazioni di questo sono evidenti.

Augmented reality – phase one and two.

All’alba prendo la pillola blu. Nel tempo necessario per farla attivare mi faccio una doccia, lasciando che l’acqua calda porti via i residui della notte. Poi vado in cucina e inizio ad assorbire i feed dei notiziari mentre preparo la colazione per la mia Signora e per nostro figlio. Mentre il caffè borbotta nella moka controllo anche i monitor di sicurezza, il nostro ruolo ci espone ad attenzioni indesiderate. Il cambiamento, anche quanto virtuoso, incontra sempre resistenze.

Eppure stiamo vincendo. Una casa alla volta, una strada alla volta stiamo cambiando questa città. Ristrutturazioni invece di nuove costruzioni, riqualificazioni invece di abbandoni, wi-fi hotpoint gratuiti a prendere il posto degli internet point a pagamento. C’è un clima diverso in città, una vibrazione di fondo che fa da contrappunto al ronzio costante che viene dalla nostra server farm.

L’intero piano terra della nostra casa è occupato da server e generatori d’emergenza. Tutto state-of-the-art, collegato con un backbone in fibra ottica e magliato con la rete cittadina. Passa tutto di qui. E da qui tutto viene elaborato per dare il massimo di efficienza. Dall’edilizia al traffico, dai tributi alle bollette, dagli affitti alle variazioni catastali, dagli acquisti nei negozi alle demolizioni dei veicoli, dall’ingresso delle navi in porto ai piani per la manutenzione delle strade.

Grande Fratello? Non proprio. Non da quando abbiamo dimostrato che l’interconnessione porta lavoro e miglioramenti. Ogni anno l’evasione e l’elusione fiscale calano, ogni anno abbiamo più posti negli asili e un calo della disoccupazione. Siamo diventati prima un caso nazionale, poi un soggetto da studiare per altri paesi. Quando ho voglia di scherzare paragono il nostro lavoro a un virus. Quasi sempre i miei interlocutori non capiscono la battuta.

E’ un pezzo che non vedo circolare banconote o monete. Abbiamo convinto gli anziani e i più retrogradi, il resto lo hanno fatto i giovani. Burocrazia al minimo, risposte dirette da tutti i dipartimenti della PPAA locale, costi ridotti per fare impresa, raccolta differenziata dei rifiuti portata ai massimi europei. Sono tutte informazioni, flussi di elettroni che fanno da leva al cambiamento. Archimede aveva ragione dopo tutto.

In molti si sono opposti. Smettere di evadere, di eludere, di nascondere, di rubare. Cosucce trasversali nella società, nascoste sotto tutte le etichette politiche e barricate dietro conti cifrati e ville intestate a prestanome. Arrivano minacce, insulti, qualche proiettile per posta. Chi ha provato a fare di peggio ha fatto i conti con i generatori a ultrasuoni che ho nel giardino attorno alla casa. Brutta cosa recuperare dopo trenta secondi di esposizione.

Usciamo tutti insieme per portare il bimbo all’asilo, una breve passeggiata che ci consente di far partire in serenità la nostra giornata. Già al ritorno ci vengono incontro diverse persone, la mia Signora comincia a risolvere problemi con un’energia che in pochi hanno. Io assisto, sorrido, mugugno, prendo nota. Tutto con una mano a un battito d’ali dalla mia Beretta. Come dicevo prima, non c’è cambiamento senza resistenza.

La giornata scorre bene. Un nuovo set di pannelli solari e una mini centrale eolica, un altro gruppo di caldaie troppo vecchie che viene sostituito da dispositivi a condensazione, altre auto che vengono rottamate a favore di veicoli elettrici, le previsioni di budget che ci assicurano i fondi per ristrutturare un altro padiglione dell’ospedale. L’ora di andare a prendere nostro figlio arriva schioccando le dita, è tempo di essere genitori fino alla sera. Verso le 22 il cucciolo si addormenta e io saluto la mia Signora.

Prendo la pillola rossa mentre scendo nel seminterrato, mi sembra quasi di sentire i neurotrasmettitori brontolare quando comincia a fare effetto. I sistemi di sicurezza sono attivi, i led verdi rassicuranti del massimo  livello di potenza. Posso fare altro ora. C’è un altro aspetto della realtà che merita la giusta attenzione.

Al catasto questi locali risultano essere una rimessa e una cantina. Dubito che l’architetto le riconoscerebbe ora. Ogni centimetro delle pareti, del pavimento e del soffitto è ricoperto da simboli, a intervalli regolari ho inserito dei supporti per le attrezzature più pesanti. Sembra un paradosso ma per mettersi in rapporto con le parti più sottili del mondo serve parecchio hardware.

Un livello alla volta, un pensiero alla volta, un corpo sottile alla volta arrivo a passare dall’altra parte. Scosto le larve, i ricordi, le manifestazioni di cose che non esistono più. E comincio a riparare i tessuti sottili offesi da decenni di abusi, dando il mio contributo a fare pace con quello che non vediamo alla luce del giorno. Anche qui ci sono resistenze, anche qui il cambiamento non è gradito da tutto quello che vive a questo livello. Non che questo mi fermi o fermi le altre persone che fanno il mio stesso lavoro. Ogni notte faccio un passo avanti.

Nota finale: di seguito riporto una massima che cito spesso, una delle poche cose che ho in comune con la destra americana. Andrew Jackson era un personaggio abbastanza discutibile con i criteri di oggi ma il testo sotto riportato rimane un pilastro del mio modo di vedere le cose.

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