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Posts Tagged ‘editoria italiana’

Qualcuno si è reso conto di essere sul Titanic. Che quella pittoresca montagna di ghiaccio in rotta di collisione non lascerà scampo. Le scialuppe di salvataggio sono poche e la nobile tradizione marinara di affondare con la propria nave non è proprio diffusa nel settore. In più attorno alla nave si stanno radunando orde di squali, tutti adeguatamente affamati.

Sto parlando di editoria, versione italiana. Dove si sono improvvisamente accorti che le rese (il ritorno alle case editrici dell’invenduto) sono passate in media dall’8% al 30%, dato evidenziato da anni dai librai indipendenti. Guarda un po’, pare che pubblicare 60.000 (sessantamila) titoli nuovi ogni anno sia diventanto un problema data la scarsa permanenza dei titoli sul mercato e la difficoltà a conquistare un minimo di visibilità nelle librerie. Curioso, eh?

La risposta del Sistema, ogni verosimiglianza con quello camorristico è a vostra discrezione, è a dir poco rivoluzionaria. Si parla di decrescita. Tradotto in italiano: pubblicare meno titoli. Visto che gli italiani leggono poco e di conseguenza comprano pochi libri, allora ne stampiamo meno. Brillante, davvero brillante. Per non dire intelligente e lungimirante. Sto applaudendo a sei mani, davvero. Con talenti come questi in giro il trionfo dell’editoria elettronica è assicurato.

Il concetto base fino ad ora era: facciamo girare i soldi. Sapendo che l’80% dei titoli che si pubblicano si traduce in un risultato in perdita buttiamone fuori tanti sperando che il prossimo botto (vedi Harry Potter per la Salani) tocchi a noi e non alla concorrenza. Questo comporta una conseguenza interessante, ovvero che bisogna considerare le case editrici come imprese perennemente in perdita che spostano sempre in avanti le scadenze debitorie rifinanziandosi con i nuovi progetti.

Da tempo mi auguro che la magistratura ‘accenda un faro’ per seguire la filiera editoriale. Mi domando da un pezzo come funzionino il rientro e lo smaltimento dei volumi delle rese, come siano sostenibili dal punto di vista finanziario imprese che per loro stessa ammissione sono in perdita, come sia gestito un mercato del lavoro con un tasso di precari sottopagati e di collaborazioni al nero degni del terzo mondo. Sarebbe interessante anche raccontare per bene come le maggiori imprese del settore cerchino di imporre le loro strategie di vendita agli indipendenti e di come le grandi catene abbiano in pratica svuotato il ruolo del libraio impiegando manodopera spesso scarsamente qualificata e demotivata.

L’obbiettivo di chiunque lavori in questo settore dovrebbe essere chiaro. Fare in modo che il pubblico legga di più, condizione essenziale per vendere più libri. Il che implica una seria riflessione sui prezzi dal momento che un hard cover a 25-30 euro è una follia e un paperback a 15-18 euro è un insulto. Qualcuno lo ha già capito, segnalo operatori come TEA e Newton Compton, peccato che questo avvenga spesso a spesa di altri fattori come la qualità delle traduzioni. Ma il problema vero non è nei prezzi.

La rete italiana delle biblioteche pubbliche è da anni sotto finanziata. In pratica non riescono ad acquisire i materiali necessari e/o mantenere i livelli di servizio necessari. Non parliamo poi dell’espandere l’offerta sul territorio di competenza con la creazione di nuove biblioteche. Si tratta di fare una cosa difficile in Italia, investire nel lungo periodo dove per lungo si intende almeno dieci anni. Le statistiche ISTAT dimostrano come con l’avanzare dell’età si perdano lettori, in soldoni durante la scuola dell’obbligo leggiamo quasi quanto i nostri partner europei e dopo i dati crollano.

Chi può fornire i libri alle biblioteche? Uhm, vediamo, potrebbero essere quelli che li producono! Geniale, vero? Chissà, magari potrebbe anche essere un’idea da valutare piuttosto che far finire al macero o verso altre strane destinazioni i libri. Magari, tanto per fare qualcosa di veramente avventuroso, si potrebbero anche rifornire le scuole di ogni ordine e grado. No, questo è troppo avanzato. Meglio andare per gradi, sennò questi mandano i libri di Henry Miller negli asili.

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