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Paul Collier Guerre armi e democrazia

Paul Collier

Guerre, armi e democrazia

(Orig. Wars, Guns and Votes: Democracy in Dangerous Places 2009)

Traduzione di Laura Cespa

Laterza

pp. 248

ISBN 978-88-420-9803-4

Quarta di copertina (dal sito dell’editore).

«Se la gente va alle urne non imbraccia il fucile. Sono giunto alla conclusione che questa convinzione rassicurante sia una illusione.» Il nuovo libro di Paul Collier sul rapporto che lega violenza politica e povertà negli Stati in via di sviluppo.
Nelle società dell’ultimo miliardo la democrazia ha fatto aumentare la violenza politica invece di ridurla. Per quanto riguarda l’Africa, l’unica regione i cui dati complessivi sono disponibili, dal 1945 a oggi, 82 sono stati i colpi di Stato riusciti, 109 i tentativi falliti e 145 i complotti sventati sul nascere. Un altro dato: nei 58 paesi a basso reddito che Collier prende in esame, 9 miliardi di dollari vengono spesi in armi, il 40% dei quali è finanziato dagli aiuti per la cooperazione della comunità internazionale. Eppure molti di questi paesi non sono più coinvolti in guerre civili o di confine e negli ultimi decenni hanno avuto libere elezioni. Allora perché? Perché sono paesi i cui governi sono solo apparentemente democratici e non garantiscono né i diritti basilari né le libertà delle persone. «La ragione pura e semplice per cui nei paesi dell’ultimo miliardo gli effetti della responsabilità e della legittimità della democrazia non fanno diminuire il rischio di violenza politica è che in quelle società la democrazia non è né responsabile né legittima.» Questa la cattiva notizia. La buona è che ci troviamo di fronte a una situazione drammatica soltanto perché non siamo stati in grado di gestirla con competenza.

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luciano gallino il lavoro non è una merce

Luciano Gallino

Il lavoro non è una merce (2008, terza edizione)

Laterza edizioni

pp. 184

ISBN 978-8842083221

Quarta di copertina (dal sito dell’editore)

Dire che la politica dell’ultimo decennio ha drammaticamente sottovalutato la condizione del lavoro flessibile significa tenersi molto al di sotto delle righe.

Circa 8 milioni: sono gli italiani che hanno un lavoro instabile. Tra 5 e 6 milioni sono precari per legge, ossia lavorano con uno dei tanti contratti atipici che l’immaginazione del legislatore ha concepito negli ultimi quindici anni. Gli altri sono i precari al di fuori della legge, i lavoratori del sommerso. Come si è arrivati a queste cifre, perché le imprese chiedono la flessibilità del lavoro in misura sempre crescente, quali sono i costi umani che stiamo pagando e quali sarebbero i costi economici che il paese dovrebbe affrontare se si volesse davvero coniugare l’instabilità dell’occupazione con la sicurezza del reddito, cosa ha a che fare tutto questo con la globalizzazione, quali caratteristiche dovrebbe avere una politica del ‘lavoro globale’ per essere davvero all’altezza delle reali dimensioni del problema. In queste pagine, l’accusa di Gallino: non solo non è giusto che il precariato sia merce di scambio dell’economia globalizzata, ma nemmeno intelligente per una società che voglia congiungere allo sviluppo economico lo sviluppo umano.

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Alice nel paese dei quanti

Robert Gilmore

Alice nel paese dei quanti

(Orig.: Alice in Quantumland, 1995)

Prefazione di Maria Luisa Della Chiara

Traduzione di Pier Daniele Napoletani

pp. 241

Raffaello Cortina Editore

ISBN 88-7078-406-1

Quarta di copertina.

Più bizzarro del Cappellaio matto, più imprevedibile della Regina di cuori, più elusivo del Gatto del Chesire è il mondo dei quanti che la fisica del Novecento ha rivelato ai ricercatori che confessavano di ‘non credere ai propri occhi’, cioè a quello che con formule ed esperimenti stavano dimostrando. Ricalcando le orme del grande Carroll, Robert Gilmore ci presenta un’Alice che attraversa non più uno specchio ma uno schermo televisivo, finendo nel mondo degli oggetti infinitamente piccoli. Diventa così “particella onoraria” tra fotoni ed elettroni, curiosa osservatrice nella misteriosa Sala degli Esperimenti mentali, scolara diligente alla “Scuola Copenhagen” dove pone domande imbarazzanti a un maestro somigliantissimo a Niels Bohr. Sfidando le certezze del senso comune e sfruttando con ironia le risorse del linguaggio ordinario, Gilmore si serve di Alice per spiegare quella ‘rivoluzione quantistica’ che ha determinato una radicale revisione delle categorie fondamentali del nostro pensiero. Come osserva Maria Luisa Della Chiara nella prefazione all’edizione italiana, questo “è un libro che ammette letture diverse: i non esperti potranno considerarlo un racconto un po’ strano e divertente, ma anche imparare concetti scientifici che vengono illustrati in modo intuitivo. Gli esperti si divertiranno a veder tradotte in immagini questioni profonde su cui hanno lungamente riflettuto.”

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Michael Connelly

Void Moon (2001)

Vision

pp. 480

ISBN 978-0446609142

Book description (from Amazon.com)

New York Times bestselling author Michael Connelly writes novels of brilliantly original suspense. In this electrifying tour de force, he takes us into a world of extremes: too much criminality, too much money, and too many ways to die.
In L.A. Cassie Black is another beautiful woman in a Porsche: except Cassie just did six years in prison and still has “outlaw juice” flowing in her veins. Now Cassie is returning to her old profession, taking down a money man in Vegas. But the perfect heist goes very wrong, and suddenly Cassie is on the run–with a near-psychotic Vegas “fixer” killing everyone who knew about the job. Between Cassie and the man hunting her are a few last secrets: like who really set up the job, why Cassie had to take the change, and how, in the end, it might all be a matter of the moon…

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Robert Crais

The Two Minute Rule (2006)

Simon & Schuster

pp. 336

Book description (from Amazon.com)

Max Holman knew the two minute rule: Get in, get the cash, and get out. But in one moment of weakness he botched a bank job and went away for a decade. Now released from federal prison, Max wants to reconcile with his estranged son, an L.A. cop. Instead he receives the devastating news that his son’s been gunned down in cold blood. To uncover the truth about the killing, Max aligns with Katherine Pollard, the ex–FBI agent who put him away, in a father’s search for justice and revenge.

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Derek Gunn

The Estuary  (2009)

Permuted Press

pp. 280

ISBN 978-1934861240

Book presentation (from Amazon.com)

Journalist John Pender has returned to his home town of Whiteshead to rekindle his marriage. Ex-British Intelligence Officer Dave Johnson has arrived to isolate himself after his fiancée is murdered during a mission that went terribly wrong. But excavations for the new shopping centre unearth a mysterious contagion that threatens to throw their lives into chaos. Now the residents of Whiteshead are trapped within a quarantine zone with the military on one side and ravenous hordes on the other. Escape is no longer an option. Far out in the mouth of the estuary a small keep sits forlornly surrounded by an apron of jagged rocks. This refuge has always been unassailable, a place of myth and legend that has grown in folklore through the years. Now, it’s the survivors’ only hope of sanctuary. But there are thousands of flesh-eating infected between them and the keep and time is running out …

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Alan D. Altieri (Sergio Altieri)

Warriors (Le nuove furie)

TEA Edizioni

(tutti i racconti, quinto volume)

2012

ISBN 978-88-502-2839-3

Euro 13,00 – pp.298

Quarta di copertina.

“Kogon non riusciva a ricordare nient’altro. Solo la guerra. Forse, non c’era mai stato nient’altro. Da nessun’altra parte, in nessun altro tempo, in nessun altro spazio. Impossibile rallentarla. Impossibile fermarla. La guerra è eterna.” In questo nuovo volume di racconti del Maestro Italiano dell’Apocalisse, in prima linea, su tutti i campi di fuoco, le terre desolate e le frontiere di tenebra del mondo c’è una schiera di formidabili personaggi femminili: warriors, guerriere di tutte le battaglie perdute, le nuove furie. Come il soldato Kogon, sniper, perso nel tempo infinito della guerra eterna di Contatto con il nemico (quasi un “manifesto” della visione apocalittica di Altieri); o come il sergente specialista dei Ranger Katherine Lydia Ash in T/mek; o ancora come il micidiale sergente maggiore Alberta Venn di Victory! O come infine Brenda Kirsten Danforth-Ross e Susan Lee Halpern, oscuri aneli della morte protagonisti del romanzo-breve che chiude la raccolta. Risorto dalle fibre di un vecchio racconto di Altieri, Los(t) Angel(e)s è a tutti gli effetti un colossale inedito, una storia di rara potenza in cui devastazione fisica e morale, sporchi giochi finanziari e politici ed esplosioni di sentimenti primordiali si intrecciano sullo sfondo infernale della Città degli Angeli, Gli Angeli Perduti.

L’antologia comprende i racconti:

Contatto con il nemico – L’unico fascista buono – T/mek – Bloodstar – Victory! – Los(t) Angel(e)s

Recensione flash.

Continua la pubblicazione dei volumi antologici di Sergio Altieri, appuntamento imperdibile per i fan e gli appassionati del techno-thriller. In particolare il quinto volume riporta in auge la Los Angeles post Collasso.

Voto: 07,00 / 10,00.

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John Weisman

KBL – Kill Bin Laden (2011)

Harper Collins (paperback edition)

pp. 364

ISBN 978-0-06-212787-7

Quarta di copertina.

Some truths are better told in fiction. A riveting novel drawn from actual events, KBL: Kill Bin Laden brings to life the drama behind SEAL Team 6’s stunning raid that brought about the long-awaited destruction of the 21st century’s most ruthless killer. From the political battlefields of Washington D.C., and the CIA headquarters in Langley, Virginia, to the dusty streets of peshawar, Lahore, and Abbottabad, Pakistan, John Weisman  brilliantly imagines what may well have transpired during the brethtaking hunt, discovery, and execution of Usama bin Laden.

Filled with unrelenting excitement and real-world intelligence tradecraft, KBL: Kill Bin Laden brings to riveting life the intrigue and suspense f the covert Spec Ops mission that rocket the world.

Recensione flash.

Un resoconto ipotetico a tinte forti della storia dell’operazione che ha portato all’eliminazione di Osama Bin Laden. Narrazione brillante, ricca di informazioni al limite dell’infodump ma con troppe ripetizioni. Per essere un istant book non è niente male.

Voto: 07,00 / 10,00.

Recensione.

Da anni in Afghanistan ci sono due guerre in corso. Di una delle due i media occidentali parlano ogni tanto, giusto per far rimbalzare la notizia degli ultimi attentati o dell’ultimo bombardamento NATO, della seconda si sa poco e raramente si affaccia alla superfice. E’ la guerra dei corpi speciali, degli attacchi mirati alla caccia di obiettivi rilevanti dovunque essi si trovino senza preoccuparsi di frontiere o trattati.

Il concetto chiave è rappresentato da uno dei tanti acronimi militari, HVT per High Value Target (bersaglio ad alto valore). Si applica ai vertici dei Taliban, agli operativi di Al-Quaeda, ai tanti capi banda che vengono ritenuti d’ostacolo agli interventi alleati nel teatro operativo AfPak (Afghanistan-Pakistan). Per colpire questi obiettivi gli americani schierano il meglio dei loro reparti speciali, il cosiddetto Tier One, al ritmo di centinaia di operazioni ogni anno.

Tutte queste operazioni si basano sull’intelligence ovviamente. Dalle reti CIA sul territorio alle immagini reperite da droni e satelliti per conto dell’NSA e dell’NRO, in minima parte per la collaborazione di altri servizi dei paesi NATO presenti nella missione ISAF. In questo contesto  l’obiettivo principale non poteva che essere Osama Bin Laden. La cronaca ci ha riportato la sua eliminazione il 2 maggio 2011 e questo si propone di ricostruire, in maniera romanzata, l’intera missione in tutte le sue fasi e vicissitudini. I nomi dei protagonisti sono stati alterati o inventati di sana pianta, il resto viene allegramente omesso (per fare un esempio il presidente degli Stati Uniti non viene mai chiamato per nome).

La narrazione acquista spessore per la ricchezza di dettagli tecnici e per la forte immagine di superiorità operativa in tutti i campi delle forze speciali  rispetto agli avversari e agli incerti alleati pakistani, l’altro elemento costante è la contrapposizione tra gli elementi politici, tutti dipinti a tinte fosche, e gli operativi portati come esempio di concretezza e attaccamento ai valori nazionali. E’ un quadro manicheo, a tratti anche caricaturale, che però va a battere su un sentimento anti governativo molto radicato in larga parte della destra americana.

Nel corso del romanzo emergono anche delle considerazioni di tipo geopolitico, un quadro dell’intero settore AfPak visto senza le lenti rosa dei media che dimostra chiaramente come man mano che ci si avvicina al ritiro delle truppe NATO dall’area si va verso un vero e proprio disastro dal punto di vista occidentale.  Quello che si suggerisce, non troppo tra le righe, è che gli americani divrebbero riservare all’ISI (il servizio segreto pakistano) lo stesso trattamento  che usano per i Taliban o Al-Quaeda.

Da tutto questo ne deriva una lettura consigliata a chi è appassionato del genere action/thriller, meno indicata per chi non si destreggia bene tra acronimi militari e concetti operativi.

Mi è giunta notizia, non confermata, dell’acquisizione di questo romanzo da parte di un editore italiano. Non posso comunque dare indicazioni su quando verrà tradotto.

Nota bene: è curioso notare come il Corriere della Sera abbia riportato pochi giorni fa nella sua versione online un dettaglio descritto nel libro, ovvero di come fosse stato utilizzato un plastico del compound dove si trovava Bin Laden per presentare l’operazione ai politici. Il link lo trovate qui.

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Matthew Lynn

Ice Force (2012)

Headline

pp. 464

ISBN 978-0-7553-7174-7

UK £ 6.99

Quarta di copertina.

A plane carrying a Russian oil billinaire has crashed in the Artic. Nobody knows why, nor can they locate the aircraft’s black box. With only days left before the signal switches itself off, the men from Death Force are hired by a rival billionaire to make one last desperate bid to find it.

But when they finally locate the plane, they also undercover a deadly secret. This was no ordinary crash…

And soon the Special Forces heroes are on the run, battling an unseen enemy, across the world’s most terryfing landscape. Caught up in a vast conspiracy to control the world’s last great reserves of oil, Death Force’s elite fighting men must surmount the most overwhelming odds they have ever faced just to stay alive…

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Dambisa Moyo

La carità che uccide (2011)

Orig. Dead Aid (2009)

Bur saggi ottobre 2011

pp. 260

ISBN 978-88-17-05005-0

Euro 10,90

Su Ibs.it a questo link.

Traduzione di Lorenza Lanza e Patrizia Vicentini

Quarta di copertina.

A partire dagli anni Cinquanta fino ad oggi oltre mille miliardi di dollari sono stati elargiti alle disastrate economie africane. Ma la situazione è ancora difficile: cosa impedisce al continente di affrancarsi da una condizione di povertà cronica? Secondo l’economista africana Dambisa Moyo, la colpa è proprio degli aiuti, un’elemosina che, nella migliore delle ipotesi, costringe l’Africa a una perenne adolescenza economica che la rende dipendente dai Paesi ricchi, e, nella peggiore, contribuisce a diffondere la corruzione. L’alternativa è chiara: seguire l’esempio della Cina, che negli ultimi anni è riuscita a sviluppare una partnership sofisticata ed efficiente con molti Paesi della zona subsahariana.

Con le sue rivoluzionarie tesi, Dambisa Moyo pone l’Occidente di fronte ai pregiudizi che sono alla base delle sue “buone azioni”, e lo invita a liberarsene. Allo stesso tempo invita l’Africa a liberarsi dei cosiddetti “aiuti” occidentali che pretendono di essere il rimedio mentre costituiscono il virus stesso di una malattia curabile: la povertà.

Recensione flash.

Saggio interessante per le idee di base e come strumento per iniziare a ragionare d’Africa su altre basi. Risente nell’impostazione del non voler essere troppo tecnico rispetto alla pubblicistica del settore economico continuando però a citare studi e autori sconosciuti al grande pubblico. 

Voto: 06,50 / 10,00.

Recensione.

Un nuovo modo di guardare alla crescita economica del continente africano, a partire dall’esame impietoso del fallimento generale della politica degli aiuti post WWII. Questa la tesi di questo saggio di Dambisa Moyo, economista africana con un solido curriculum internazionale.

L’idea di fondo è questa, accettare che non è possibile proseguire un sistema che ha prodotto pochissimi risultati per tendere invece a una serie di politiche, sia esterne che interne al continente africano, che portino ad accogliere finalmente a condizioni paritetiche le nazioni che sapranno fare il salto di qualità necessario.

In contrapposizione al modello occidentale degli aiuti, spesso sprecati o accaparrati da criminali, viene messo il sistema cinese di cooperazione tramite la realizzazione di progetti nazionali e transnazionali, esempio già seguito dall’India nel rapportarsi con le economie emergenti del continente nero. Un invito trasparente al cambiamento, all’abbandono delle logiche protezionistiche in voga per favorire un futuro dove si superino le diseguaglianze economiche.

L’autrice scrive queste pagine per rivolgersi al grande pubblico, prime mover della scena politica in ambito occidentale, scegliendo di conseguenza un approccio non tecnico per non affogare il lettore di tabelle e grafici (evitando anche il 99% del gergo specialistico, altro ostacolo non da poco). Sforzo apprezzabile che però finisce con lo scontentare chi abbia già una formazione economica o si interessi di questo scenario in maniera tecnica.

Un buon biglietto d’ingresso alle problematiche socio-economiche africane, che finisce per rimandare all’approfondimento delle fonti citate in appendice per allargare il focus e acquisire più dati. Ne raccomando la lettura, suggerendo nel contempo di procedere in seguito con altri testi più tecnici o con gli studi pubblicati in maniera gratuita da molte organizzazioni economiche.

La voce di Wikipedia dedicata all’autrice qui.

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