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Posts Tagged ‘SEAL Team Six’

John Weisman

KBL – Kill Bin Laden (2011)

Harper Collins (paperback edition)

pp. 364

ISBN 978-0-06-212787-7

Quarta di copertina.

Some truths are better told in fiction. A riveting novel drawn from actual events, KBL: Kill Bin Laden brings to life the drama behind SEAL Team 6’s stunning raid that brought about the long-awaited destruction of the 21st century’s most ruthless killer. From the political battlefields of Washington D.C., and the CIA headquarters in Langley, Virginia, to the dusty streets of peshawar, Lahore, and Abbottabad, Pakistan, John Weisman  brilliantly imagines what may well have transpired during the brethtaking hunt, discovery, and execution of Usama bin Laden.

Filled with unrelenting excitement and real-world intelligence tradecraft, KBL: Kill Bin Laden brings to riveting life the intrigue and suspense f the covert Spec Ops mission that rocket the world.

Recensione flash.

Un resoconto ipotetico a tinte forti della storia dell’operazione che ha portato all’eliminazione di Osama Bin Laden. Narrazione brillante, ricca di informazioni al limite dell’infodump ma con troppe ripetizioni. Per essere un istant book non è niente male.

Voto: 07,00 / 10,00.

Recensione.

Da anni in Afghanistan ci sono due guerre in corso. Di una delle due i media occidentali parlano ogni tanto, giusto per far rimbalzare la notizia degli ultimi attentati o dell’ultimo bombardamento NATO, della seconda si sa poco e raramente si affaccia alla superfice. E’ la guerra dei corpi speciali, degli attacchi mirati alla caccia di obiettivi rilevanti dovunque essi si trovino senza preoccuparsi di frontiere o trattati.

Il concetto chiave è rappresentato da uno dei tanti acronimi militari, HVT per High Value Target (bersaglio ad alto valore). Si applica ai vertici dei Taliban, agli operativi di Al-Quaeda, ai tanti capi banda che vengono ritenuti d’ostacolo agli interventi alleati nel teatro operativo AfPak (Afghanistan-Pakistan). Per colpire questi obiettivi gli americani schierano il meglio dei loro reparti speciali, il cosiddetto Tier One, al ritmo di centinaia di operazioni ogni anno.

Tutte queste operazioni si basano sull’intelligence ovviamente. Dalle reti CIA sul territorio alle immagini reperite da droni e satelliti per conto dell’NSA e dell’NRO, in minima parte per la collaborazione di altri servizi dei paesi NATO presenti nella missione ISAF. In questo contesto  l’obiettivo principale non poteva che essere Osama Bin Laden. La cronaca ci ha riportato la sua eliminazione il 2 maggio 2011 e questo si propone di ricostruire, in maniera romanzata, l’intera missione in tutte le sue fasi e vicissitudini. I nomi dei protagonisti sono stati alterati o inventati di sana pianta, il resto viene allegramente omesso (per fare un esempio il presidente degli Stati Uniti non viene mai chiamato per nome).

La narrazione acquista spessore per la ricchezza di dettagli tecnici e per la forte immagine di superiorità operativa in tutti i campi delle forze speciali  rispetto agli avversari e agli incerti alleati pakistani, l’altro elemento costante è la contrapposizione tra gli elementi politici, tutti dipinti a tinte fosche, e gli operativi portati come esempio di concretezza e attaccamento ai valori nazionali. E’ un quadro manicheo, a tratti anche caricaturale, che però va a battere su un sentimento anti governativo molto radicato in larga parte della destra americana.

Nel corso del romanzo emergono anche delle considerazioni di tipo geopolitico, un quadro dell’intero settore AfPak visto senza le lenti rosa dei media che dimostra chiaramente come man mano che ci si avvicina al ritiro delle truppe NATO dall’area si va verso un vero e proprio disastro dal punto di vista occidentale.  Quello che si suggerisce, non troppo tra le righe, è che gli americani divrebbero riservare all’ISI (il servizio segreto pakistano) lo stesso trattamento  che usano per i Taliban o Al-Quaeda.

Da tutto questo ne deriva una lettura consigliata a chi è appassionato del genere action/thriller, meno indicata per chi non si destreggia bene tra acronimi militari e concetti operativi.

Mi è giunta notizia, non confermata, dell’acquisizione di questo romanzo da parte di un editore italiano. Non posso comunque dare indicazioni su quando verrà tradotto.

Nota bene: è curioso notare come il Corriere della Sera abbia riportato pochi giorni fa nella sua versione online un dettaglio descritto nel libro, ovvero di come fosse stato utilizzato un plastico del compound dove si trovava Bin Laden per presentare l’operazione ai politici. Il link lo trovate qui.

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Howard Wasdin (con Stephen Templin)

SEAL Team Six: Memoirs of an elite Navy SEAL Sniper (2011)

St. Martin’s Press

pp. 352 – prezzo variabile su Amazon.com

ISBN 978-0312699451

Quarta di copertina (da Amazon.com)

When the Navy sends their elite, they send the SEALs. When the SEALs send their elite, they send SEAL Team Six. SEAL Team Six is a secret unit tasked with counterterrorism, hostage rescue, and counterinsurgency. In this dramatic, behind-the-scenes chronicle, Howard Wasdin takes readers deep inside the world of Navy SEALS and Special Forces snipers, beginning with the grueling selection process of Basic Underwater Demolition/SEAL (BUD/S)—the toughest and longest military training in the world.

After graduating, Wasdin faced new challenges. First there was combat in Operation Desert Storm as a member of SEAL Team Two. Then the Green Course: the selection process to join the legendary SEAL Team Six, with a curriculum that included practiced land warfare to unarmed combat. More than learning how to pick a lock, they learned how to blow the door off its hinges. Finally as a member of SEAL Team Six he graduated from the most storied and challenging sniper program in the country: The Marine’s Scout Sniper School. Eventually, of the 18 snipers in SEAL Team Six, Wasdin became the best—which meant one of the best snipers on the planet.

Less than half a year after sniper school, he was fighting for his life. The mission: capture or kill Somalian warlord Mohamed Farrah Aidid. From rooftops, helicopters and alleys, Wasdin hunted Aidid and killed his men whenever possible. But everything went quickly to hell when his small band of soldiers found themselves fighting for their lives, cut off from help, and desperately trying to rescue downed comrades during a routine mission. The Battle of Mogadishu, as it become known, left 18 American soldiers dead and 73 wounded. Howard Wasdin had both of his legs nearly blown off while engaging the enemy. His dramatic combat tales combined with inside details of becoming one of the world’s deadliest snipers make this one of the most explosive military memoirs in years.

Recensione flash.

Biografia di un personaggio decisamente americano, sia come psicologia che come attitudine. Segue tutta la sua esperienza fino ai giorni nostri, non solo gli anni da SEAL. Da acquisire come sourcebook e per avere un punto di vista diverso su molte cose. Consigliato anche se a tratti pesante da legggere.

Voto: 06,00 / 10,00.

Recensione.

Nei paesi anglosassoni c’è una tradizione di biografie come questa, dedicata a persone che non hanno una grande notorietà ma che raccontano un percorso di vita con tratti di grande interesse per il pubblico. Wasdin è un self made man a tutti i livelli. Nato in una situazione ai limiti della povertà, famiglia autoritaria e padre repressivo, arriva negli anni a far parte del 99° percentile del settore militare (il 100°, la perfezione, non esiste) entrando prima in Marina, poi nei SEAL, in seguito nell’esclusivo Team Six e infine a qualificarsi come uno degli sniper del gruppo. L’equivalente di un atleta che si gioca medaglia d’oro e record del mondo alle olimpiadi, tanto per capirci. Con le dovute cautele il libro ci permette di seguire la carriera militare dell’autore fino al congedo e alla conversione alla vita civile. In un certo senso si può definire questa biografia come brutalmente onesta. Niente viene risparmiato, veniamo messi a parte di come la pensi Wasdin su qualsiasi cosa. Viene allegramente demolito il ‘mito’ di Marcinko, il fondatore del Team Six, si spara a zero sull’ONU e sull’inanità della politica estera americana, vengono elargiti giudizi sprezzanti sulle capacità delle forze armate di diversi paesi e sul ruolo degli USA.

L’autore ha partecipato alla battaglia di Mogadiscio del 1993 (quella eternata dal film Black Hawk Down), nel corso della quale è stato ferito in maniera seria e ha meritato la Silver Star. Proprio dalle difficoltà fisiche dovute alle ferite deriva la sua decisione di lasciare il settore militare per poi arrivare dopo una serie di mestieri alla sua attività attuale, il chiropratico. Il percorso è notevole e mostra un’evoluzione della persona che non è da dare per scontata. La decisione di scrivere questa biografia arriva con la collaborazione del coautore,  Stephen Templin, che aveva conosciuto Wasdin durante le selezioni per diventare SEAL e che in seguito lo ha ricontattato tramite i social network.

I punti forti di questo libro arrivano quasi tutti dal lato bullonaro. Se volete sapere come si diventa un SEAL, come si arriva al Team Six e come si diventa uno sniper di livello mondiale, qui c’è il necessario. Con il gradito extra di considerazioni tattiche e tecniche su una varietà di argomenti. Il pregio non militaresco è quello della sincerità, spinta al limite tra candore e menefreghismo.

Per noi italiani c’è una nota dolente. Nel racconto dell’esperienza somala del 1993 l’autore non lesina giudizi pesanti sui nostri diplomatici e su personaggi al limite della legalità fino a raccontare in modo molto parziale lo scontro al check point ‘Pasta’  che rimane una delle pagine dolorose delle nostre missioni all’estero. Molto di quello che descrive l’autore è vero, altre cose a me risultano accadute in modo diverso.

Howard Wasdin

Stephen Templin

Se riuscite a passare sopra lo strato ‘dio-patria-torta di mele-bandiera’ può essere un libro interessante, non gli avrebbero fatto male 50 pagine di meno e una miglior rifinitura editoriale. Nota bene, zero refusi in 352 pagine. A qualcuno dovrebbero fischiare le orecchie, cosa ne dite? Chiudo dicendo che non mi risultano edizioni italiane di questo libro, né sono a conoscenza di acquisizione di diritti da parte di case editrici nostrane.

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