Requiem per l’Ulivo

Se ne erano accorti tutti, ora è arrivato anche il certificato di morte da parte del professore che lo aveva fatto nascere. L’Ulivo è ufficialmente deceduto (link) e chi dice di portarne avanti l’esperienza, il PD, non sta tanto bene. L’idea era affascinante e il tentativo doveva essere fatto, su questo mi permetto di essere categorico. La fine delle ideologie del ‘900 e la voglia di rinnovamento del dopo Tangentopoli imponevano coraggio e voglia di cambiare e un nuovo soggetto politico che unisse al suo interno il meglio dell’esperienza di sinistra (PCI-PDS-DS) con gli eredi della sinistra democristiana era un progetto suggestivo.

Se poi si mette sul piatto la necessità inderogabile di contrastare il peggior centro destra di tutta Europa, allora come adesso fondato su interessi economici di parte e sul populismo più bieco, passare dal cartello elettorale ‘Ulivo’ a un partito politico strutturato era un passo altrettanto logico. Fin qui si era rimasti nel campo delle buone idee. Che però devono essere portate avanti da uomini e donne altrettanto buoni. Facile battuta dire: qui è cascato l’asino. (ricordate i democratici di Parisi?)

L’errore grave è stato quello di non essere stati capaci di passare dalla fase dell’emergenzaa quella del mettersi a progettare presente e futuro. In fase di  fondazione era impossibile fare a meno della vecchia classe dirigente, nello step successivo era impossibile tollerarla. Pensare che un D’Alema o un Fioroni potessero improvvisamente evolvere era fantascienza, credere che i vari feudatari locali cedessero i loro frammenti di potere senza costringerli una completa idiozia.

Eppure ci si è creduto. Parlo anche di me in questo momento. Avevo pensato che fosse possibile, che creare un soggetto nuovo che si staccasse del tutto dal ‘900 per fiondarsi nel terzo millennio non fosse una battaglia senza speranza. Grosso errore. Terminale dal punto di vista delle speranze. Se non fosse che l’unica componente del partito, intendo il PD, ad avere fatto veramente il passo per pensare in modo nuovo è stata la base. Uomini e donne che hanno saputo asciugarsi le lacrime (non è una metafora), avvolgere le bandiere e mettersi al servizio di un soggetto nuovo. Mugugnando, discutendo, arrabbiandosi.

Chi ha ucciso l’Ulivo? Chi ha strozzato il PD nella culla? Andatevi a vedere l’elenco dei dirigenti del partito, i colpevoli sono quasi tutti lì. Sono gli stessi che non riescono a fare un passo avanti neppure ora, nel momento peggiore della crisi che sta attraversando tutto il paese. Sembra di vedere i ciclisti nelle competizioni mondiali, impegnati a tenersi d’occhio a vicenda per non far vincere i propri nemici. Finchè poi all’improvviso scappa un signor nessuno e li regola tutti. Questi preferiscono far vincere ancora il centro destra piuttosto che fare un passo indietro, impermeabili e indifferenti di fronte ai milioni di persone che non ne possono più.

2 thoughts on “Requiem per l’Ulivo

  1. Purtroppo anche io credevo nell’Ulivo prima UNIONE poi. Le radici dell’ errore le hai individuate, giustamente, tu: cioè l’incapacità di fare “sistema” e la caratteristica dei politici Italiani di tendere a coltivare solo il proprio orticello.
    Nel film I CENTO PASSI c’è una scena in cui il vecchio comunista dice sconsolato a Peppino Impastato :” A noi comunisti piace perdere, facciamo di tutto per non vincere”.
    E’ sconsolante che sia ancora così, che sia proprio così. E chiunque oggi può togliere quella ingombrante parola, Comunisti, e mettergli al suo posto qualsiasi nuova denominazione: sinistra; unione, ulivo, democratici e il risultato finale non cambierà.
    Come dicevo prima è sconsolante.

    • Manca la capacità di esprimere chiaramente una visione, una strategia di breve-medio termine che sia comprensibile a tutti e che sia espressione dell’intero blocco dirigente. Dalla società arrivano richieste chiarissime e ineludibili, non si può rispondere con il politichese del ‘900 e infinite dichiarazioni contraddittorie.
      Il governo di un paese, come l’amministrazione di un comune, non si fa con la retorica. Se poi il nuovo è rappresentato da zero assoluti come Renzi stiamo freschi.

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