I soldi dello Stato

Il post in sintesi: perché finanziamo le scuole private alla faccia della Costituzione?

Ci sono cose che non riesco a capire. Sarà che sono un ‘tecnico’, una persona legata alla necessità di verificare i fatti dalle fondamenta. Non riesco a capire come possa essere costituzionale, di conseguenza legale, il finanziamento da parte dello Stato delle scuole private (di matrice cattolica e non).

Un conto sono gli stanziamenti fatti per mettere in sicurezza un fabbricato o per sopperire alle mancanze di un’organizzazione privata che, per esempio, non paga più i propri dipendenti o rischia di ledere i diritti degli studenti e delle loro famiglie non completando l’istruzione prevista a fronte della retta pagata. Queste sono tutele per i cittadini e fino a lì ce la faccio.

Rimane però un problema di fondo. L’articolo 33 della Costituzione (1) stabilisce al terzo comma che ‘Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato’. Senza oneri. Ovvero senza tirare fuori soldi dal bilancio dello Stato.

La maggior parte degli istituti privati sono di matrice cattolico romana, ovvero sono legati o emanazioni di enti e/o ordini religiosi che fanno riferimento allo stato del Vaticano . Nessun problema,  i rapporti tra Stato italiano e Vaticano sono appositamente regolati dalla nostra Costituzione con l’articolo 7 (2) che demanda il dettaglio ai Patti Lateranensi.

I Patti Lateranensi, sia nell’impianto originale del 1929 (3) che nella successiva riedizione del 1984 (4) non comprendono alcun obbligo da parte dello Stato italiano a contribuire economicamente alla gestione o al mantenimento delle scuole private. Diverso è il problema degli insegnanti di religione, previsti negli accordi.

Quindi mi chiedo: come fa a essere costituzionale / legale l’intera partita di leggi e decreti che assegnano risorse economiche di qualsiasi tipo alle scuole private?

———————-

(1)    Articolo 33 della Costituzione della Repubblica Italiana.

L’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento.

La Repubblica detta le norme generali sull’istruzione ed istituisce scuole statali per tutti gli ordini e gradi.

Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato.

La legge, nel fissare i diritti e gli obblighi delle scuole non statali che chiedono la parità, deve assicurare ad esse piena libertà e ai loro alunni un trattamento scolastico equipollente a quello degli alunni delle scuole statali.

È prescritto un esame di Stato per l’ammissione ai vari ordini e gradi di scuole o per la conclusione di essi e per l’abilitazione all’esercizio professionale.

Le istituzioni di alta cultura, università ed accademie, hanno il diritto di darsi ordinamenti autonomi nei limiti stabiliti dalle leggi dello Stato.

(2)    Articolo 7 della Costituzione della Repubblica Italiana.

Lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani.

I loro rapporti sono regolati dai Patti Lateranensi. Le modificazioni dei Patti, accettate dalle due parti, non richiedono procedimento di revisione costituzionale.

Nota bene: i Patti Lateranensi sono stati modificati dall’Accordo concordatario del 18 febbraio 1984, reso esecutivo con la legge 25 marzo 1985, n. 121 (G.U. 10 aprile 1985, n. 85, suppl.).

(3)    Concordato tra il Regno d’Italia e la Santa Sede, testo del 11.02.1929, articolo 36

L’Italia considera fondamento e coronamento dell’istruzione pubblica l’insegnamento della dottrina cristiana secondo la forma ricevuta dalla tradizione cattolica. E perciò consente che l’insegnamento religioso ora impartito nelle scuole pubbliche elementari abbia un ulteriore sviluppo nelle scuole medie, secondo programmi da stabilirsi d’accordo tra la Santa Sede e lo Stato.

Tale insegnamento sarà dato a mezzo di maestri e professori, sacerdoti o religiosi, approvati dall’autorità ecclesiastica, e sussidiariamente a mezzo di maestri e professori laici, che siano a questo fine muniti di un certificato di idoneità da rilasciarsi dall’Ordinario diocesano.

La revoca del certificato da parte dell’Ordinario priva senz’altro l’insegnante della capacità di insegnare.

Pel detto insegnamento religioso nelle scuole pubbliche non saranno adottati che i libri di testo approvati dall’autorità ecclesiastica.

(4)    Patti Lateranensi, testo dell’accordo vigente (vedi nota sopra)

Art. 9 – 1. La Repubblica italiana, in conformità al principio della libertà della scuola e dell’insegnamento e nei termini previsti dalla propria Costituzione, garantisce alla Chiesa cattolica il diritto di istituire liberamente scuole di ogni ordine e grado e istituti di educazione. A tali scuole che ottengano la parità è assicurata piena libertà ed ai loro alunni un trattamento scolastico equipollente a quello degli alunni delle scuole dello Stato e degli altri enti territoriali, anche per quanto concerne l’esame di Stato.

2. La Repubblica italiana, riconoscendo il valore della cultura religiosa e tenendo conto che i principi del cattolicesimo fanno parte del patrimonio storico del popolo italiano, continuerà ad assicurare, nel quadro delle finalità della scuola, l’insegnamento della religione cattolica nelle scuole pubbliche non universitarie di ogni ordine e grado. Nel rispetto della libertà di coscienza e della responsabilità educativa dei genitori, è garantito a ciascuno il diritto di scegliere se avvalersi o non avvalersi di detto insegnamento. All’atto dell’iscrizione gli studenti o i loro genitori eserciteranno tale diritto, su richiesta dell’autorità scolastica, senza che la loro scelta possa dar luogo ad alcuna forma di discriminazione.

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