Remare controcorrente

Il bello del mondo è che si può sempre andare contro corrente. La Germania, nazione leader dal punto di vista economico e industriale, ha annunciato che procederà a spegnere tutti i propri reattori nucleari fino ad arrivare nel 2022 a non dover più dipendere dal loro funzionamento. 2022, undici anni da adesso.

Più o meno il tempo necessario per arrivare ad avere un nuovo reattore nucleare funzionante in Italia. Per giunta di terza generazione che per allora sarà considerato un’anticaglia. Già ora si può parlare di tecnologia matura. I nostri vicini tedeschi sono già leader delle tecnologie legate al solare, stanno avviando il progetto più ambizioso della storia delle rinnovabili, Desertec. In più contano di avere per il già citato 2022 un mix di impianti tra rinnovabili e fossili ad alta efficienza per avere la piena autonomia energetica.

Noi no. Non abbiamo neppure un piano energetico nazionale aggiornato. O meglio, non ce l’ha il governo nazionale. Perché le industrie petrolifere, incluse le compagnie di stato, sanno benissimo cosa vogliono e come ottenerlo. Lo stesso può dirsi per i cartelli del crimine organizzato che hanno infestato il settore delle rinnovabili (eolico per lo più) come già verificato in Sicilia e in Calabria.

Sempre i nostri simpatici amici tedeschi hanno già pianificato come smaltire il materiale esausto, come decomissionare le otto centrali che hanno spento dopo l’allarme di Fukushima e che non faranno ripartire. Devo ricordarvi il fato tuttora sconosciuto delle ex centrali italiane? Di come non esista un centro in Italia in cui concentrare il normale flusso di materiali radioattivi? Di come stiamo spendendo cifre impressionanti per mantenere siti di ‘parcheggio’ pericolosissimi?

Ovviamente i tedeschi non capiscono niente, vero? Siamo noi itagliani quelli furbi, quelli che hanno capito tutto alla faccia dei crucchi. Mi immagino già la scena, quando inviteremo il mondo a vedere il nostro nuovo reattore, costruito tra una faglia sismica attiva e in prossimità di una bella collina franosa, pronto a inquinare per sempre uno dei nostri maggiori corsi d’acqua. Da morire dal ridere.

Ergo, andate a votare. Chiedetelo ad amici, famigliari e conoscenti. Stressate colleghi di lavoro, clienti e fornitori. Tirate fuori di casa i refrattari, i qualunquisti, gli alfieri del ‘non voto tanto non serve’.  Arrivare al quorum è difficilissimo, serve una spinta generale senza steccati ideologici o di partito. Attaccatevi ai social network, fate post sui vostri blog, rompete le palle a tutti.

Cambiare si può.

4 thoughts on “Remare controcorrente

  1. Forse i referendum sono l’unico tipo di voto dove è stupido dire “io non vito perché tanto non cambia niente”.
    Qui veramente puoi far cambiare qualcosa.

    • Di sicuro sono consultazioni slegate dalle ideologie e dagli schieramenti. Si ragiona di futuro e di sviluppo, di diritti e di parità di fronte alle leggi dello Stato. Se si ritiene di essere cittadini non si può stare distanti da cose come queste.

  2. Come detto andrò a votare, sto anche facendo propaganda tra i miei colleghi di lavoro.
    Comunque la si pensi bisogna dimostrare a certe persone in politica, che i cittadini hanno un proprio pensiero.
    Almeno potremo sempre dire:
    Not in my name.

    • Ottima notizia, nel senso che anche un voto in più è una persona in più che sceglie di non chinare la testa. Not in my name? Va bene ma sta cominciando ad andarmi stretto come vestito. Non si può essere cittadini a corrente alternata e/o quando fa comodo.

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