Verso un nucleare diverso?

Sui temi dell’energia si sta scatenando un dibattito, il che di per sé è un bene dal momento che c’è fin troppa ignoranza in merito. Peccato che stia diventando una discussione basata su temi ideologici e/o sulle semplificazioni. Il concetto deve essere ridotto a tre parole per le masse televisive, almeno così ci raccontano, il pubblico non è portato ad approfondire le informazioni, anche questo ci viene ripetuto alla nausea da chi si occupa di comunicazione.

In pratica la popolazione deve essere trattata come una massa di analfabeti teledipendenti, in grado di assimilare solo temi legati ai minimi fabbisogni. Sessanta milioni di bambocci di otto anni che interessano solo per la loro capacità di acquisto. Rifiuto di allinearmi a una visione di questo genere, l’equazione italiano uguale cretino non mi sta bene.

Per questo continuo a parlare di nucleare, a voler guardare avanti. Sappiamo che i reattori attualmente in uso, detti di terza generazione, sono costosi e a rischio per tutta una serie di motivi. Sappiamo anche che la gestione delle scorie comporta ulteriori costi ed è altrettanto rischiosa. Aggiungo che l’uranio non esiste in quantità tali da non temere di esaurirlo nel giro di pochi decenni. Ma si può generare energia in questo modo con meno problemi?

Nel mondo si sta studiando e in parte sperimentando per andare oltre la terza generazione di reattori. C’è chi sta recuperando il ciclo del torio già sperimentato anni fa (cercate LFTR) confidando nel fatto che questo minerale è molto più diffuso, c’è chi punta sulla reazione deuterio-litio-trizio (cercate ITER), non manca chi si propone di costruire reattori ‘tradizionali’ in dimensioni minori.

Se nazioni come Russia, India, Corea del Sud, Giappone e Stati Uniti stanno investendo montagne di soldi in queste direzioni una ragione ci sarà. Un uso del nucleare più intelligente, più consapevole, meno rischioso è possibile.

Appunti:

http://en.wikipedia.org/wiki/LFTR

http://en.wikipedia.org/wiki/Generation_IV_reactor

http://en.wikipedia.org/wiki/Iter

Per chi dice che in Italia non succede nulla e che le relazioni Berlusconi-Putin sono solo a proposito di donne, vodka e soldi:

http://en.wikipedia.org/wiki/IGNITOR

Yes, appaltiamo anche tecnologie promettenti. E magari domani chiediamo ai russi se ci costruiscono una centrale nel nostro paese. Nel caso propongo Arcore come location.

(la normale programmazione di questo blog è sospesa fino a martedì 14-06, solo post pro referendum o di approfondimento sulle questioni energetiche)

6 thoughts on “Verso un nucleare diverso?

  1. Ah, ma hai cambiato indirizzo! Mi sembrava strano che il signore delle spade tacesse così a lungo😉
    Adesso ti posso feedare.
    Riguardo il post, confesso che non sono sufficientemente preparato sull’argomento e il nucleare mi spaventa. Però capisco anche che, se vogliamo l’energia, qualche prezzo bisogna pagarlo, e sinora lo è stato solo economico e salato visto che viviamo in una nazione senza risorse.
    Fatta questa premessa, credo che la scelta di non incentivare più il fotovoltaico e l’eolico siano state errate. Certo da sole non bastano, ma almeno contribuiscono a diminuire i consumi di elettricità generata da combustibili fossili, e quindi anche l’inquinamento. Se ogni singolo condominio italiano avesse dei pannelli solari da cui attingere, il consumo di elettricità originata dalla più vicina centrale (a petrolio o a carbone) diminuirebbe. E poi sarebbe comunque un incentivo all’ecologia. Poi è ovvio che sarebbe fondamentale anche l’educazione al consumo. É assurdo vedere gente con tre televisioni accese in casa o pubblicità luminose che colorano la città di notte ma consumano enormi quantità di corrente.

    • Hanno calcolato che dal solo risparmio potremmo abbattere il nostro fabbisogno del 20%. Nel senso del mettere fine agli sprechi e rimodellando la nostra griglia energetica (cosa che genera posti di lavoro, fatturato per le imprese, rilancio di settori in asfissia).

      zitto? io? e quando mai?🙂

  2. I miei dubbi non sono sulla tecnologia in sé. I miei dubbi nascono dal binomio imprenditoria italiana + nucleare. Penso alla centrale idroelettrica del Vajont. Fu una tragedia… non era colpa della diga in sé, del tipo di tecnologia, della forma di energia che si voleva sfruttare. La tragedia è nata dal furbetto di turno che ha ignorato tutti i rapporti di pericolosità di quel territorio; è nata da colui che ha voluto “risparmiare” sulla costruzione per guadagnare di più; è nata dal furbetto che, ottimista come i politici di un certo tipo dicono che dobbiamo essere, se ne è fregato completamente dei possibili pericoli che le sue azioni potevano scatenare.

    Penso a L’Aquila. Un disastro causato da un evento naturale. Quanto tempo è passato? Che cosa si è fatto per ricostruire la città?

    Penso ai rifiuti a Napoli. Da quanto tempo esiste il problema? Cosa si è fatto per risolverlo?

    Questa mentalità applicata alla costruzione di una centrale nucleare, mi preoccupa. Questa mentalità applicata a un incidente imprevisto mi preoccupa. Questa mentalità applicata a un centro per lo smaltimento delle scorie mi preoccupa.

    Chi può garantire che certe facilonerie all’italiana non si ripetano ancora e ancora… anche con il nucleare sul nostro territorio?

    Già ora, il modo in cui l’argomento viene affrontato davanti al pubblico, è sinonimo di quei comportamenti che mi preoccupano. Quando sento scienziati affermare che le scorie le metterebbero nel loro giardino (aggiungiamo una pattumiera? umido, plastica, vetro, scorie nucleari), quando sento affermare che a Hiroshima sono morte solo 5 persone, che i malati di tumore non vanno contati perché sono ancora vivi, quando sento affermare che le nostre centrali saranno più sicure (probabilmente sulla carta sì, ma di fatto… chi me lo può garantire) quando facciamo fatica a terminare un’autostrada, a ripristinare scuole che necessitano di manutenzione, quando i sistemi informatici delle poste vanno in tilt e ci restano per una intera settimana senza troppe spiegazioni…

    Io, non mi fido troppo. E non è una questione politica. E’ proprio una questione di fiducia in generale. Mi fido maggiormente dei francesi, e soprattutto, riguardo al famoso discorso sull’indipendenza energetica: c’è forse qualche differenza tra comprare uranio all’estero, comprare carbone o petrolio all’estero, comprare gas all’estero, comprare silicio all’estero, o comprare direttamente l’energia all’estero? Son tutte cose che già facciamo, mi sembra. Per cui, di cosa stiamo parlando? Di quale indipendenza?

    Il gioco vale veramente la candela? Ho grossi dubbi. E non è un problema tecnologico.

    Il nucleare non mi spaventa più di quanto non facciano i combustibili fossili. Forse nessuno si ricorda più della tragedia nel Golfo del Messico… Fukushima ha cancellato tutto, ma quel disastro ha avuto impatti ambientali paragonabili… ed è stato prodotto da una valvola che si è rotta. Niente terremoti, tsunami, attacchi alieni, anatemi della sinistra estrema, cospirazioni dei magistrati e quant’altro. E’ stata colpa della solita storia… riduzione di costi, manutenzione superficiale, etc etc… cosa che sembra sia accaduta pure in Giappone (la Tepco mi sembra sia indagata per questi motivi), figurarsi cosa potrebbe capitare in Italia, dove queste faccende appaiono all’ordine del giorno.

    Come diceva Celentano da Santoro. Il Gas, il Petrolio… sono fonti che fanno male ma possono essere “spente”. Il Nucleare, una volta acceso, non lo si spegne più… e bisogna attendere migliaia di anni, coprirlo di cemento, incrociare le dita. E’ una differenza sostanziale che non mi sento di sottovalutare… specie alla luce delle mie, personalissime preoccupazioni (di carattere umano, e non tecnologico).

    • Il tuo commento vale almeno una ventina di post sul tema, la riflessione sulle furberie italiote è una parentesi a dir poco tragica. L’intero argomento energetico dovrebbe essere del tutto ridiscusso, non solo in Italia.

  3. Sul nucleare (nello specifico, sulla terza generazione) ho scritto qualcosa qui, con qualcosa detto anche nei messaggi seguenti.
    Sulla quarta generazione: il problema è che si tratta di un “Sì arriveranno prima o poi. Forse”; i reattori di quarta generazione sono previsti non prima del 2020÷2030, sperando che arrivino per quella data; il sito dell’ufficio per l’energia nucleare del Department of Energy statunitense conferma il dato, e world-nuclear.org (il cui ruolo è to support the global nuclear energy industry, quindi pro-nucleare) parla del 2020 almeno.
    La fusione ha problemi analoghi, cui si aggiunge l’eventuale scarsità di materiali: la reazione col litio, per esempio, si scontra con la scarsità del litio stesso (o, meglio, di litio sfruttabile), che oltretutto viene usato anche in altre tecnologie (batterie al litio, per esempio); sarebbe quindi da capire per quanto tempo basterebbero le riserve, perché passare da un elemento scarso a un altro non sarebbe una gran soluzione…

    Poi, sicuramente è un bene che la ricerca vada avanti anche in quel senso, ma fino a future conferme mi sembra più che altro un grande forse.

    • Sicuramente non siamo in una situazione di indirizzo certo, né come ricerca né come impianti a portata di mano. Va detto però che il litio è nello scenario della reazione deuterio-litio-trizio che è quello più futuribile, considero decisamente più vicina la nuova generazione degli impianti che impiegano il torio. Stiamo comunque parlando della fine di questo decennio, se tutto va bene. Benvenuto a bordo!🙂

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