Di chi possiamo fidarci?

Sui referendum del 12-13 giugno pesa una questione di fondo, una forma di consapevolezza nazionale che mette i brividi. Sia che si parli di energia che per l’acqua non ci fidiamo di niente e di nessuno.

Sentiamo parlare di un appalto? È truccato. Hanno costruito un ponte? Vedrai che tra poco spuntano le crepe, ci avranno messo la sabbia nel cemento come al solito. C’è una centrale a biomasse? Di notte ci bruciano di tutto, non ti fidare! Fanno la raccolta differenziata? Di sicuro c’è un imbroglio.

Potrei continuare per pagine intere, sono echi di un pensiero diffuso su tutto il territorio nazionale, trasversale per appartenenza politica, religione o status sociale. Intendiamoci, la cronaca nera degli ultimi 50 anni ci ha consegnato tali e tanti esempi negativi da giustificare questo tipo di mentalità. In una nazione oppressa da tre cartelli mafiosi e che ha un livello accertato di corruzione abnorme (siamo al 67° posto, guardate qui) non c’è da stupirsi.

L’unica soluzione disponibile rimane però all’interno del perimetro nazionale. Non arriveranno i caschi blu dell’ONU a salvarci da noi stessi, né sarebbe logico sperare che l’integrazione nell’Unione Europea ci faccia improvvisamente progredire a livello delle democrazie mature del nord Europa. Per essere chiari, tocca metterci la faccia. Tutti, senza eccezione.

Non ho una grande opinione di Beppe Grillo (dal punto di vista della figura pubblica, della persona non so nulla e non voglio saperne) ma gli va riconosciuto di aver spinto molto in direzione dell’attivismo diffuso e dell’uso della Rete come strumento di democrazia applicata. È solo dal territorio che può venire l’attenzione per i problemi locali, solo dai singoli cittadini possono nascere le istanze per una società più civile di quella attuale.

Se nella città X il servizio di fornitura dell’acqua è carente è la popolazione della città X che deve scatenarsi e prendere tutte le iniziative possibili per costringere l’amministrazione locale e gli enti preposti a prendere provvedimenti. Se il sindaco della città X è costretto da vincoli di bilancio e/o dal patto di stabilità a non poter prendere provvedimenti deve portare la questione fino al massimo livello, ovvero interpretare il ruolo di civil servant che la legge gli impone. ‘Primo cittadino’, questo è il sinonimo di sindaco. Nel senso che deve essere la voce della comunità, l’interprete delle legittime istanze della sua città.

Si ritorna sempre allo stesso punto. Partecipazione. Di tutti, sempre.  Facciamoci sentire domenica 12 e lunedì 13, mettiamoci la faccia.

(la normale programmazione di questo blog è sospesa fino a martedì 14-06, solo post pro referendum o di approfondimento sulle questioni energetiche)

2 thoughts on “Di chi possiamo fidarci?

  1. C’è da dire che fanno di tutti per mantenerci disinformati.
    E con il tempo che è diventato il più prezioso dei lussi, anche potersi creare un’opinione informata e consapevole di tutte le complesse sfaccettature della realtà che ci circonda è piuttosto difficile.

    • Tutto vero quello dici. Doloroso l’accenno al tempo sempre più difficile da trovare, avendo un figlio ti garantisco che le cose peggiorano. Eppure ‘bisogna’ riuscirci, non posso accettare di farmi mettere i paraocchi e/o di farmi condizionare.

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