Cosa è legittimo?

C’è una frase che mi ha sempre impressionato, una delle poche cose (se non l’unica) che accomuna tutti i tribunali d’Italia. La legge è uguale per tutti. Poche parole per rappresentare e ricordare una delle grandi conquiste delle democrazie, il principio base del diritto, l’enunciazione sintetica del dovere dello Stato verso tutti i cittadini.

Nella nostra Costituzione c’è un articolo, il 68, che sanciva l’immunità parlamentare che è stato modificato nel 1993 dopo le inchieste milanesi (‘Mani Pulite’, ‘Tangentopoli’) per rispondere alle istanze popolari che rifiutavano la differenza tra eletti e elettori in tal senso. Più di recente è stata introdotta una legge che modifica il diritto al legittimo impedimento, ovvero il poter richiedere al proprio giudice di posporre un’udienza per poter mantenere i propri impegni professionali e/o fare fronte a problemi di natura medica, estendendo per il presidente del consiglio e per i ministri questo diritto presentando una sorta di autocertificazione.

In seguito una parte di questa legge è stata cassata perché ritenuta al di fuori delle norme costituzionali ma la differenza a favore del presidente del consiglio e dei ministri è rimasta per quanto riguarda le attività di governo. Non desidero tirare in mezzo le vicende, notissime, dell’attuale presidente del consiglio. Il punto in discussione non è lui. Si deve decidere se vogliamo che esista una differenza come questa nel nostro ordinamento giuridico.

Sappiamo bene che non viviamo in una democrazia matura e che da noi il concetto di dimissioni è qualcosa di alieno. Si possono contare sulle dita di una mano i casi di politici di primo piano che abbiano dato le dimissioni di fronte a un’inchiesta penale, vorrei solo ricordare come ci si sia pubblicamente stupiti del comportamento di Totò Cuffaro di fronte alla condanna definitiva. Comportarsi nel rispetto della legge viene visto come un’eccezione. Potrei anche tediarvi con una serie infinita di personaggi stranieri che di fronte a un semplice sospetto hanno fatto un passo indietro e atteso che la magistratura chiarisse le cose. Oppure potrei scrivere 30 cartelle sulla necessità di essere public servant prima di ogni cosa.

Non voglio però prendere in giro nessuno. C’è fin troppa gente che se ne occupa. Vorrei però stigmatizzare come il concetto di dignità sia del tutto sconosciuto a gran parte della classe dirigente. Invitare al ‘non voto’ è possibile, farlo assisi su scranni di responsabilità pubblica è disgustoso.

(la normale programmazione di questo blog è sospesa fino a martedì 14-06, solo post pro referendum o di approfondimento sulle questioni energetiche)

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