Domo arigato Yamada-san

Ogni tanto penso di essere in linea con i miei ideali di vita civile, di partecipazione e di senso del dovere.

Mi sembra quasi di meritarmi una pacca sulla spalla, un ‘bravo’. Poi tramite i media vengo a conoscenza dell’esistenza di persone come Yasuteru Yamada. Chi è questo signore? Un tranquillo pensionato giapponese, un 72enne che è arrivato alla ribalta delle notizie internazionali alla guida di un gruppo di crica 200 pensionati come lui, quasi tutti ex ingegneri o tecnici con grande esperienza.

Si sono offerti volontari per essere spediti a Fukushima al posto dei giovani tecnici attualmente in servizio. Motivo? Salvare i giovani, a loro il compito di ricostruire il Giappone e agli anziani come Yamada la gestione di questa parte dell’emergenza.

Yamada fa un ragionamento serio, sereno e civile. Sostiene di avere un’aspettativa di vita di 10-15 anni e che il cancro indotto dall’esposizione alle radiazioni può impiegare fino a 20 anni a manifestarsi. Quindi, per lui e i suoi compagni potrebbe non cambiare nulla mentre per i giovani cambierebbe tutto.

Risparmiamoci i paragoni con i kamikaze e i samurai per favore. Mettiamoci in testa che esistono persone che si sentono prima di tutto giapponesi e dopo pensano al proprio orticello. Succede anche da noi, non è vero che l’Italia è priva di persone del genere. Fa bene ricordarselo. Magari dopo un inchino rivolto a Yamada-san e a suoi compagni.

Qui uno dei link: http://www.bbc.co.uk/news/world-asia-pacific-13598607

Devo proprio spiegare la connessione con i referendum? Con la necessità di tornare a pensare come Italiani?

(questo blog riprenderà la normale programmazione dopo il 14-06, fino ad allora solo post a tema referendario)

8 thoughts on “Domo arigato Yamada-san

  1. Accidenti c’è di che vergognarsi di essere italiani. Ovviamente non voglio essere offensivo, ma davanti ad esempi così io per primo mi sento molto più piccolo.

    • Sentono di appartenere a qualcosa di più grande. Popolo, nazione, cultura. Decidi tu, io per certi versi li ammiro molto. In compenso c’è meno spazio per l’individuo e questo mi spaventa.

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