Time will tell

Non vi nascondo che ho paura di rimanere scottato, di vedere sfumare tutto sul filo di lana. A chiusura seggi delle 22 di domenica c’era un solido 41.1% di affluenza che ha mobilitato legioni di esperti che hanno spiegato che ormai è fatta. Io invece sento una vocina dentro la mia testa che dice ‘non ti fidare’.

Scalare la montagna di 25.3 milioni di elettori è come affrontare la parete nord dell’Eiger senza adeguata preparazione. Quasi impossibile. In quella parola, quasi, c’è tutto quello che sta dietro alle modalità con cui si tengono i referendum. Chi non li vuole parte con un vantaggio clamoroso dato che una parte consistente di italiani non va a votare neanche sotto tortura. Che il non voto conti come significativo è una stortura allucinante.

Altra possibile mazzata, il fattore del voto dall’estero. Si tiene con delle modalità farsesche, in alcuni paesi non è possibile e deve contare lo stesso. L’AIRE, l’ente che gestisce gli elettori residenti all’estero, non sfigurerebbe in un testo di Kafka e tutta la questione della riformulazione del quesito sulle schede che riguardano il nucleare è talmente idiota che meriterebbe la leggerezza di Calvino per essere raccontata.

Siamo qui. Aspettiamo. Sperando che questa mattinata passi tra gente che fa la coda per votare e politicanti che si mangiano il fegato. Time will tell.

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