ISAF

Il bodycount italiano è arrivato a quota 41, i feriti più o meno gravi poco sotto il centinaio e tralasciamo in questa sede il conteggio economico. Più un numero imprecisato di morti e feriti tra i reparti dell’esercito e della polizia afgana che di solito operano in coordinamento con i nostri.

Quanto senso ha ancora la nostra presenza in Afghanistan? La missione ISAF ha avuto successo, almeno in maniera parziale, o si deve dire che tutto è stato inutile? Visitare le pagine dedicate alla missione, all’interno del sito della NATO, è un’esperienza in chiaroscuro. (http://www.isaf.nato.int/mission.html)

La missione ha come scopo quello di ‘ridurre la capacità e la volontà della ribellione, supportare la crescita in dimensioni e capacità dell’esercito afghano (ANSF) e favorire miglioramenti nella governabilità e sviluppo socio-economico per provvedere a un ambiente sicuro per una stabilità sostenibile (!) che sia osservabile dalla popolazione (!!)’ (i punti esclamativi li ho messi io, la traduzione è pessima ma serve a dare un’idea a chi non legge in inglese).

Per chi non lo sapesse le cose non vanno proprio benissimo.

I Taliban e i signori della guerra locali hanno il controllo di ampie porzioni del territorio e ci sono due zone in particolari, ai confini con il Pakistan e con l’Iran, dove regna il caos. Karzai, il presidente afghano, viene sbeffeggiato con il nomignolo ‘sindaco di Kabul’ per indicare la sua incapacità di controllare il paese. Per tacere del fatto che è coinvolto a pieno titolo in una serie di attività ai margini della legalità (gli hanno ucciso il fratellastro da poche settimane, uno dei più grossi trafficanti del paese). Le principali arterie stradali del paese sono oggetto di continui attentati e gli ‘insurgent’ ingaggiano battaglia spesso e volentieri usando mortai, razzi anticarro e pezzi d’artiglieria. Quello che impedisce a una grossa formazione Taliban o a uno dei contingenti sotto il controllo di un signore della guerra di fare cose eclatanti è la presenza dell’aeronautica americana. Ergo, se Obama riporta a casa i suoi per l’attuale governo la festa è finita.

Nel frattempo ci sarebbe da ricordare che la coltivazione e il conseguente traffico di oppio e derivati ha toccato i suoi massimi storici negli ultimi anni, complice anche il buon clima. L’intero quadro geopolitico locale è instabile, dalle repubbliche ex sovietiche al Pakistan, con spettatori di peso come Cina, India e Russia che possono alterarlo a loro piacimento. L’unica misura della presenza di ISAF sul territorio locale è data dalle zone in cui sono effettivamente partiti progetti di ricostruzione di infrastrutture o di sviluppo economico, fonte di posti di lavoro e di maggior eguaglianza sociale, specialmente per le donne.

Le ONG operano in uno status piuttosto particolare. Entità come Emergency o MSF sono ben viste dalla popolazione e sgradite sia ai militari che alle varie fazioni Taliban, altre organizzazioni si sono invece ridotte a fare da megafono / veicolo dei progetti finanziati dai vari contingenti. Questo ovviamente le rende poco credibili e le espone all’intervento ostile di chi voglia contrastare il governo locale. Ci sono altri organismi internazionali presenti nel paese ma per il 99.9% operano solo a Kabul. Dato il contesto appena descritto mi sembra difficile affermare che ISAF abbia avuto pieno successo, a voler essere generosi si può parlare di opzioni militari ben applicate e qualche isoletta di relativa pace.

Il governo a guida Taliban era intollerabile per il paese, questo per me rimane fuori di dubbio ma anche i cosidetti ‘studenti’ erano ben lungi dal controllare tutto il paese. Specialmente nel nord il territorio era saldamente in mano ai signori della guerra locali che non hanno praticamente mai mollato la presa. Lo stato nazionale afgano si è dissolto con l’invasione russa del 1979 e non si è mai ripreso. In pratica da allora due generazioni di afgani sono cresciute senza conoscere veramente cosa sia un governo centrale. Formalmente ora le istituzioni democratiche esistono. Peccato che siano a dir poco compromesse. Una parte importante dei membri del parlamento è espressione dei signori della guerra, un’altra è compromessa con i pachistani, una terza fazione è stata eletta con i soldi degli aiuti occidentali. Difficile definire libera una nazione in queste condizioni.

Per essere sintetici l’ISAF è la sola barriera disponibile tra gli afgani e il non-stato. Se domani tutti i contingenti rientrassero nei rispettivi paesi nel giro di poche ore crollerebbe tutto. L’esercito e la polizia afgana non hanno i numeri e la consistenza necessaria per reggere l’urto combinato delle fazioni Taliban e dei signori della guerra. Neppure lo stato pre 2001, il governo Taliban, potrebbe essere ripristinato. Con ogni probabilità la nazione afgana si sfalderebbe in poche settimane con le prevedibili conseguenze sulla popolazione. Il che equivale a dire che tutte le vittime non sarebbero servite a nulla.

Bisogna cambiare registro. Senza fare sconti a nessuno. L’unica maniera per stroncare sia i Taliban che i signori della guerra è attaccare senza indugio le linee di trasporto dell’oppio e dell’eroina. Impossibile defoliare i campi di papaveri, utopistico sperare di convincere i contadini a coltivare grano o soia. Se abbiamo imparato qualcosa dai decenni di lotta al narco traffico in Sud America è che colpire la base della catena di produzione non serve, bisogna risalire al livello della raffinazione e del trasporto. L’unica entità in grado di farlo nel teatro afgano è ISAF.

Il problema principale è la sovranità nazionale. Nel senso che i paesi confinanti con l’Afghanistan sono altrettanti canali di trasporto e/o scambio per il traffico di stupefacenti, nessuno escluso. I Taliban e gli altri gruppi ignorano confini e spazi di influenza, ISAF non può fare a meno di considerarli. Entrare nello spazio aereo iraniano senza autorizzazione causarebbe problemi di enorme portata. Allo stesso tempo pensare di mettere attorno a un tavolo i governi dell’area è praticamente impossibile dati i veti incrociati e le influenze esterne. Ripetere altre operazioni come quella di Bin Laden in Pakistan è improponibile, non finché l’ISI e i partiti di ispirazione radicale continueranno ad appoggiare i Taliban.

Sembra una situazione senza uscita. Dove il ruolo delle vittime tocca alla popolazione afgana.

Qualche idea? 

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6 thoughts on “ISAF

  1. Io piango la fine di un altra vita umana, per il resto non posso che constatare il fallimento totale della politica di Bush and Company.
    Lo stato Talebano era insopportabile per tutta una serie di motivi, noi però non siamo riusciti ad offrire una credibile soluzione.
    E poi qualsiasi governo imposto dall’ esterno diventa sempre una operazione fallimentare.

    • Sono d’accordo che l’esportazione della democrazia (idea di Karl Rove) sia una fondamentale idiozia. L’azione in Afghanistan trae le sue motivazioni dall’11 settembre 2001 e non certo dall’idea umanitaria di reprimere uno stato dittatoriale. Il punto è: per cosa vanno a morire i nostri soldati? (il che include per estensione TUTTI i soldati dei vari contingenti).
      Se non riusciamo a stroncare i Taliban e signori della guerra le possibilità di uno stato autonomo in Afghanistan sono zero.

    • Io posso anche immaginarla la tua risposta e magari condividerla. Rimane il fatto che adesso dobbiamo uscirne, possibilmente senza abbandonare a un destino incerto milioni di persone. La domanda rimane: come?

  2. Io credo che già nel 2001 si sarebbe dovuto ipotizzare una exit strategy coerente e ponderata. Adesso tutte le opzioni sono tardive.
    Quello che posso sperare è nel lavoro a medio e lungo termine: cioè formare una classe dirigente a tutti i livelli onesta e preparata, lavorare sulla formazione nel territorio. Ma questo so che,sia pure con tutti i difetti del nostro esercito, lo ha fatto solo l’Italia e pochi altri. La Francia ad esempio, no. Sai anche tu il tipo di approccio presuntuoso e distruttivo che hanno tenuto i “cugini” nei territori da loro controllati (con tutte le conseguenze del caso).
    Si sarebbe dovuto ad esempio lasciare che l’ex Re tentasse di formare un governo , allora si che una grossa fetta della popolazione (sicuramente maggiore di quella che sostiene Karzai e\o i Taliban) lo avrebbe seguito.
    Magari il tentativo si potrebbe fare anche adesso, ma sicuramente è più difficile.
    Ripeto abbiamo perso 10 anni (dieci anni!) e sinceramente non credo nemmeno che negoziati con i cosidetti Talebani moderati (ah ah ah, mi fa ridere solo la definizione) portino a qualcosa.
    Ripeto, abbiamo sprecato un occasione, adesso non ci resta che aggiustare i cocci.
    Non sarà facile, nè breve….

    • Il ruolo della famiglia reale era spendibile nel 2001-2, ora come ora non contano più nulla. Gli stessi legami tribali che contribuivano a mantenere il paese unito prima del 1979 sono stati fatti a pezzi. Questo ci lascia con una classe dirigente da costruire, certo. Ma come? Hai presente come è composto il parlamento afgano immagino. Quello a cui puntano in molti, senza fare troppo chiasso a dirlo, è suddividere il paese in modo da isolare le zone più problematiche e riempirle di bombe. Idea idiota come poche altre, figlia delle idee propugnate da Rumsfled e sottoscritte da Bush Jr.

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