Tre storie a zero euro – bis

Seconda e ultima parte dei racconti brevi inviati alla casa editrice XII per l’iniziativa dei Corti, voluta e gestita dal buon Raffaele Serafini alias Gelostellato (il link è nel blogroll, o duri!). Questa terna si è piazzata meglio, arrivando più vicina all’obbiettivo. Come si suol dire, non abbastanza.

Suddivisione (198 caratteri, il massimo era 200 caratteri)

Cinque litri di sangue, cornee, reni, cuore, polmoni, fegato, midollo osseo, pelle. Ogni essere umano è una miniera, immaginate il valore in euro! Per le condanne a morte, scegliete la Suddivisione!

Fino all’ultimo barbaro (899 caratteri, il massimo era 900 caratteri)

Akka stava sguazzando nel sangue dei prigionieri, il barbaro rituale che si concedeva dopo aver conquistato le città così folli da opporsi al suo esercito. Attorno alla vasca di bronzo le sue cortigiane e le guardie del corpo, tutti impegnati a lodare il barbaro per la grande vittoria.

“Che scena immonda, come abbiamo potuto ridurci così.” La voce del sacerdote vibrava di sdegno.

“Lo abbiamo fatto per un fine più grande.” Il tono dell’ambasciatore era molto più tranquillo “Ogni conquista ci avvicina alla meta, ormai è solo questione di mesi prima della vittoria finale.”

“Mesi di sangue e osceni rituali. Non dovevate consegnare ad Akka la Spada Benedetta.”

“Benedetta…” L’ambasciatore sorrideva “Ora lo rende invincibile. Ma quando il regno sarà di nuovo unito perderà di colpo ogni potere. Riuscite a immaginare cosa accadrà dopo?”

Il sacerdote non rispose. Lo sguardo lascivo parlava per lui.

Ex tenebra (1800 caratteri)

Aldo aveva freddo. Invisibili filamenti di ghiaccio che gli stringevano il torace e l’addome fino a risalire il collo. Il gelo era l’unica sensazione che gli fosse rimasta, la sola compagnia del suo ultimo viaggio. Il visore blindato escludeva ogni fonte di luce esterna, l’assenza di atmosfera inibiva il suono e la mancanza di gravità si combinava in modo bizzarro con gli psicofarmaci rendendo ogni respiro un lento vagare tra il delirio e la realtà. Il marine sapeva cosa si muoveva attorno a lui, sentiva di essere parte della nube di detriti in orbita bassa attorno a Marte, ultime vestigia della CSS Monitor. A livello inconscio, residuo della parte rettile del suo cervello intossicato, avvertiva la presenza dell’unità aliena di assimilazione fino al punto da immaginare come i tentacoli semisenzienti frugassero tra i rottami, in cerca di materiale riciclabile per alimentare la nave madre. Antenne sensibilissime tracciavano le trasmissioni radio, sensori molto più progrediti di quelli umani analizzavano lo spazio alla ricerca di fonti di calore. Non ne avrebbero trovate, Aldo sembrava uno dei tanti cadaveri congelati. Un corpo tra tanti. Destinato a essere trascinato dentro la nave aliena.

Antimateria. Tenuta a freno da un campo magnetico, semiconduttori sintetici in grado di funzionare al massimo allo zero assoluto dello spazio. Un uomo che deve rimanere vivo il tempo sufficiente per chiudere il contatto e liberarla dalla sua prigione. Un reduce senza braccia, gambe, cavità addominale. Sacrificato sull’altare della guerra. Pronto a morire in un lampo di annichilazione. Non deve tremare, non deve parlare, solo attendere il momento in cui verrà scagliato verso la fornace per vincere una battaglia che non è più in grado di combattere. Freddo, fa così freddo. Ancora per poco.

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