Uscire dalla crisi

In via privata mi è stato fatto osservare che è facile parlare della crisi economica / sociale in corso senza poi proporre soluzioni o misure alternative, il messaggio tra le righe è quello di non fare il ‘solone’ di turno come avviene di solito sui media dall’alto (?) del mio palco virtuale.

A parte che mi piacerebbe non poco essere veramente allo stesso livello di Solone e che il mio blog è un ben misero palco da cui comunicare ritengo vera-mente possibile fare delle proposte alternative, sia in senso meramente econo-mico che dal punto di vista strutturale. La situazione attuale non è irrisolvibile, basta avere la volontà politica di sciogliere alcuni nodi gordiani che bloccano tutto.

Da ex spadaccino non posso che appoggiare la soluzione aneddotica di Alessan-dro Magno, tagliare è sempre una buona idea di fronte ai sofismi. Tagliare quin-di, ma dove? Premetto che per me il welfare è intoccabile e che ritengo indegno recedere rispetto agli impegni assunti con la popolazione negli anni. Quello che però va fatto nel settore sociale è controllare. Un esempio minimo sono i contri-buti agli affitti erogati dai comuni che spesso vanno a persone che non ne hanno diritto e che li ottengono presentando autocertificazioni del tutto false. Vale lo stesso per le certificazioni ISEE che si usano per ottenere tariffe minori per asili e simili.

Vedete, la chiave di molte cose sono i dati. Qualsiasi cosa si faccia nel mondo dei consumi lascia una traccia, lo stesso accade nel mondo della buro-crazia o in quello degli affari. Il problema è correlare i dati fino a far emergere le discrepanze. Ogni villa, automobile, barca, elicottero deve essere intestato a qualcuno (persona fisica o giuridica, non importa), così come ogni acquisto di rilievo deve essere giustificato in qualche modo (gioielli, pellicce, oggetti d’arte). Lo stesso accade per i consumi derivati (carburanti, manutenzione, lavorazioni specializzate, perizie). Da un processo serio di collazione (due L e niente brioches, è il confronto tra documenti) emergono i fatti. È così che la Guardia di Finanza raggiunge gli evasori, è il modo in cui nelle inchieste sul crimine organizzato si arriva a sequestrare o confiscare il patrimonio dei clan.

Altra cosa è il funzionamento dello Stato. Ottomila e novantadue comuni sono una cosa folle, lo stesso l’esistenza in contemporanea di province e regioni e il proliferare innumerevole delle società pubbliche. Lo sentiamo dire da tanto che bisogna risolvere la cosa ma non è mai stato fatto. Per citare una frase in voga, se non ora quando?  Tuttavia sono cose giuste da fare ma non risolutive. Servo-no come contorno a un piatto misterioso come ingredienti e composizione che si è fatto sempre più indigesto. La finanza.

Se si esamina la Borsa italiana è evidente che il peso delle società bancarie e assicurative è predominante rispetto all’industria e al commercio. In un paese a forte tendenza manifatturiera come il nostro non è del tutto normale. La situa-zione è però figlia di due condizioni, la prima l’assenza di realtà accentratrici dal punto di vista industriale , la seconda è che le aziende di medio / piccole dimen-sioni non riescono a dotarsi di una dimensione internazionale tale da diventare multinazionali. Le redini di conseguenza finiscono in mano a chi può permet-tersi di investire o di erogare il credito necessario. Ovviamente non si può forzare un certo numero di imprese all’aggregazione / fusione o decidere di chiudere ex lege tutte le imprese piccole. Un governo sensato potrebbe però favorire l’aggregazione, usando l’unica leva a sua disposizione che rimane quella fiscale. In pratica: se ti aggreghi e diventi un player di alto livello ti tratto bene, se non lo fai favorisco i tuoi concorrenti rendendoti asimmetrica la competi-zione sul mercato. Esempio: se Granarolo e Parmalat si fossero aggre-gate la scalata francese su Parmalat non sarebbe stata possibile.

In Borsa va vietato in ogni modo il commercio allo scoperto di titoli. Per qualsiasi ammontare e/o per qualsiasi trader italiano o straniero. Allo stesso tempo occorre fare pressione in tutte le sedi, dal WTO in giù, per ottenere la stessa cosa in tutti i maggiori mercati mondiali. È ora di tagliare le unghie alla speculazione. Per lo stesso motivo va fortemente rivisto il meccanismo che permette di modulare gli sturmenti di investimento finanziario accumulando sotto la stessa etichetta prodotti diversi con profilo di rischio diversi (derivati) e/o di nascondere sotto uno strato di titoli pregiati altri controvalori ad alto rischio.

Il mondo finanziario si regge su denaro che NON esiste. Milioni di miliardi, letteralmente. Che generano altri miliardi fatti d’aria. Questo non può essere consentito per molto tempo ancora. 

4 thoughts on “Uscire dalla crisi

  1. La vera rivoluzione nella P.A, sarà quella culturale. Gli ottomila e più Comuni esistono e proliferano perchè esiste una legislazione complicata, bizantina e clientelare che obbliga il cittadino a rivolgersi alla P.A. per ogni cosa e ottenere risposte diverse in base a chi è, non esistendo un legge chiara e semplice.
    Sino a che non riusciremo a legiferare senza lasciare spazio ad interpretazioni, ricorsi ecc ecc andremo poco distante.

    • Il modo in cui vengono scritte le leggi è assurdo, anche semplicemente per l’uso della lingua italiana. Molte interpretazioni nascono anche da lì. Il resto viene dal fatto che chi le scrive è spesso incapace di prendere in considerazione tutte le implicazioni del soggetto sottoposto alla legislazione in questione.
      Le burocrazie statali tendono a perpetuare se stesse e a generare ulteriori strutture per dare modo a un numero maggiore di persone di attaccarsi alla vacca della PP.AA.; ho letto un articolo dove si teorizzano meno di tremila comuni in tutta Italia, se lo recupero lo posto.

  2. Ottimo prendersela con le burocrazie inutili; le province gestiscono rifiuti, acqua, rete stradale, trasporto locale (in tutto o in massima parte). Attenzione a non tagliare enti utili per sbaglio!
    Piuttosto: i tagli alle corbellerie inutili (tipo Tav e ponte sullo stretto) arrivano? O queste sciocchezze dobbiamo continuare a rifornirle di soldi? Tagliamo gli appalti inutili, per favore; servono solo a riempire di quattrini i soliti ladri.

    • Benvenuto! Il punto sulle province è che sono un doppione dal punto di vista amministrativo. Immagino che tu ricordi che furono costituite in alternativa alle regioni, con l’idea di arrivare ad abolire o le une o le altre in seguito. Al momento hanno fior di incarichi e competenze che dovranno poi essere riassegnate in qualche modo, per non parlare del personale che dovrà essere inserito in altri enti. A me sta bene fare anche a meno delle regioni e tenere le province, non avere due strati di burocrazia quando ne serve uno.
      ll ponte sullo stretto di Messina è una delle cose più idiote che siano mai state pensate, a partire dal fatto che un ponte a campata unica di quelle dimensione (per giunta anche ferroviario) è del tuttto impossibile. La TAV è una partita diversa. Sono convinto sia praticamente insensata per come è stata pensata, specialmente in Piemonte e in Sicilia, ma fa parte dei progetti nati sotto l’egida europea e gli accordi che abbiamo firmato dobbiamo onorarli.
      Vorrei sapere perchè la centrale appalti delle PP.AA. che c’è in Emilia Romagna non esiste in altre regioni, perchè un bisturi ha costi diversi in Calabria e in Friuli (stesso modello), perché imprese che non hanno i certificati anti mafia possono lavorare in Basilicata e non in Toscana.

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s