Cosa bolle in pentola

Ripensate a quando avevate quattordici anni. Eravate più ingenui, probabil-mente più gregari e decisamente più pronti ad ascoltare i vostri amici / amiche che non i genitori o in genere i ‘grandi’. Immaginate ora che uno di questi abbia un BlackBerry e che per tramite del software di questo aggeggio arrivi questo messaggio: alle dieci di questa sera tutti al centro commerciale, spacchiamo tutto.

Posso immaginare le vostre reazioni. A partire da: che cosa dice questo imbe-cille? Di che parla?

Vi sto riassumendo quello che capita in Inghilterra in questi giorni. A Manche-ster, Londra, Liverpool. Dove sono in corso da giorni saccheggi mirati non a procurarsi di che vivere ma a colpire / appropriarsi dei simboli del consumismo di alta fascia. Televisioni al plasma, vestiti e scarpe firmate, gadget tecnologici. Ripeto, non stanno rubando cibo. Se ne vanno a casa con telefonini e computer, le marche che vedono in televisione o nella pubblicità.

Ci sono le telecamere? Certo, a migliaia. In molti se ne fregano, probabilmente pensando a una sorta di immunità garantita dalla massa. Altri si coprono il viso con sciarpe e simili, confidando che assieme al cappuccio di una felpa e/o a un berretto si possa ottenere un mascheramento efficace. La polizia inglese non sarà la Scotland Yard mitologica che ricordiamo dalla narrativa ma parecchi finirà con il beccarli. Ricordo che la giustizia inglese non fa grandi sconti legati alla giovane età.

Torniamo ai ricordi. Il primo pensiero che emergeva all’idea di fare qualcosa di sbagliato era: se lo faccio e mi beccano a casa i miei genitori mi massacrano. Dico bene?

Questo porta al quadro che c’è dietro questi ragazzini. Che un quattordicenne sia in giro per strada, chissà dove, alle quattro del mattino non dovrebbe essere normale. Vederlo rientrare con qualcosa che non può permettersi di acquistare non dovrebbe essere normale. La reazione in famiglia a quanto pare latita. Data la massa di ragazzini coinvolta faccio fatica a pensare che tutti abbiano una situazione disgregata. Ne consegue una sorta di approvazione che mi fa drizzare i capelli in testa.

A fronte dei tagli del welfare la coesione sociale salta. Il patto silenzioso tra le istituzioni e le fasce basse della popolazione, sussidi contro pace, sta vacillando. La pressione di un modello di vita non più sostenibile, la negazione di un futuro migliore o di una prospettiva di vita dignitosa allontana qualsiasi modello di convivenza civile. Se poi ci si mettono i rapporti razziali e religiosi di mezzo è come buttare benzina su un incendio.

L’errore più grande sarebbe pensare che il Regno Unito è lontano da noi. Come la Grecia, la Spagna, l’Irlanda o il Portogallo. Non è un caso se in questi giorni i gruppuscoli che si dicono anarchici hanno annunciato una stagione di attentati. In questi giorni mi torna sempre alla mente una citazione attribuita a Thomas Paine, ‘the price of liberty is eternal vigilance’. Difficile dargli torto.

6 thoughts on “Cosa bolle in pentola

    • Stiamo entrando in una spirale discendente, il punto è tutto lì. Non è una questione criminale, ideologica, religiosa, economica o sociale. È fallito completamente un modello di pensiero che riguarda una parte notevole della popolazione mondiale.

  1. Ho letto solo oggi, in sequenza, i tuoi ultimi quattro post.
    Mi complimento per la lucidità dimostrata – e per il coraggio.
    Anche solo il coraggio di postare quattro articoli di questo peso a ridosso di ferragosto in un paese farcito di spiagge e palloni.

    Da anni ripeto ormai che il futuro che ci attende è un futuro cyberpunk – ma che William Gibson era un ottimista paragonato a ciò che ci aspetta davvero.
    I ragazzini in rivolta per le griffe a Londra sono un esempio tristissimo di tale aspettativa.
    Succederà anche qui?
    O semplicemente l’onda della crisi travolgerà tutto, riducendoci come il Biafra negli anni ’70?
    E troveremo qualcuno che organizzi un concerto per sfamarci?
    Perché per organizzarcelo da soli non abbiamo più, temo, né il carattere, né la solidarietà sociale.
    È ciò che accade, temo, quando si eleva la rapacità a valore.

    • Coraggio? Non mi sembra ce ne voglia molto per ragionare. Va fatto e fatto bene a tutti i livelli se vogliamo sperare di cavare fuori qualcosa di sensato da questa crisi. Non concordo sullo scenario cyberpunk, non abbiamo raggiunto il livello necessario per avere le AI purtroppo. L’unica cosa a cui assomigliano sono gli algoritmi che governano acquisti e vendite dei grossi trader, sistemi esperti.
      Quello che abbiamo è la violenza. La stessa di 8.000 anni fa.
      Siamo troppi e vogliamo cose che non sono disponibili per tutti. Le vogliamo perché ci hanno imposto di volerle. Soffriamo perché non siamo come altri ci vogliono. Il modello occidentale del ‘900 è fallito, l’ultima ideologia a crollare dopo comunismi, fascismo e nazismo. Ci resta il nazionalismo, idiota in un mondo senza confini.
      Se ho studiato bene la storia al crollo di un modello se ne sostituisce un altro. Ma non riesco a vederlo.

    • Giusto avere dei pensieri, specie per chi come noi deve guardare al futuro in virtù dei figli. Il punto credo rimanga che anche in un quadro così fosco c’è la possibilità di agire / reagire in maniera assennata. Proprio dalle grandi crisi sono nati in passato strumenti innovativi e modi diversi di affrontare i problemi.

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