La fantascienza ha bisogno di voi!

Ricevo in pubblico e in privato, fior di segnalazioni sullo stato della SF in Italia. C’è chi riferisce di resistenze culturali, chi di fenomeni francamente imbarazzanti, altri della difficoltà di far capire come si può scrivere fantascienza nel nostro paese in un momento come questo.

Tutte cose sensate, intendiamoci. Che chiariscono bene le coordinate del problema. La SF vende oggettivamente poco, ci sono pochi operatori che la pubblicano e quasi tutti gli editori preferiscono altri generi o sottogeneri che danno più redditività.

Il tutto in un contesto nazionale dove si legge poco, i prezzi sono generalmente alti e il combinato disposto di scarsa conoscenza della lingua inglese e digital divide incide sul pubblico potenziale. Se poi aggiungiamo la generale crisi economica che abbassa il livello di spesa disponibile abbiamo completato il quadro a tinte fosche dell’argomento.

OK, avete ragione. Ma io voglio comunque leggere SF in italiano. Senza piegarmi ai capricci di chi taglia parte del testo, senza accettare traduzioni scadenti (ottenute investendo pochissimo e forzando tempi imbarazzanti). Lo dico dalla condizione felice di poter leggere bene in inglese con accesso adeguato alla Rete. Lo dico perché la fantascienza deve avere diritto di cittadinanza anche in Italia.

Le case editrici sono eredità dell’800, chi di loro non riuscirà ad adeguarsi a questo millennio svanirà in una nuvola di polvere e di testi resi al macero. Sappiamo tutti che ci sono altri modi per diffondere buoni libri e per commercializzarli. Chi pretende di continuare ad avere un ruolo di gatekeeper come nel millennio scorso può urlare finché vuole ma non cambia nulla, siamo nel 2011 e il mondo andrà ancora avanti.

A chi scrive è richiesto di informarsi e di creare storie di grande respiro, a chi legge di sostenere questi artisti. Due termini dell’equazione, nessun filtro e nessun gatekeeper. Adesso si può. Il tutto in una bella atmosfera di comunicazione e rispetto reciproco. Se lo potete fare a casa vostra, sul posto di lavoro, nelle situazioni sociali in cui vi trovate, allora perché non riferito alla SF e al leggere?

10 thoughts on “La fantascienza ha bisogno di voi!

  1. Yeah Angelo!🙂 Hai pienamente ragione, siamo in un periodo in cui se non c’è offerta di un certo genere, i canali alternativi del web ne rendono comunque possibile la presenza.

    Nel mio piccolo ammetto che la fantascienza è un genere che mi attira. E che nei miei futuri ebook di racconti, almeno uno sarà only sci-fi. E ho in cantiere anche un romanzo di fantascienza, tratto da un racconto con cui sono stato menzionato a un concorso qui in Sardegna. Il tutto sta nel trovare il tempo per dare forma dignitosa alle idee…😄

    Alla fine la spinta al settore la si deve pur dare, visto che chi dovrebbe farlo non sembra muoversi!

    Ciao,
    Gianluca

    • Essendo diverse le condizioni ora il campo è aperto. Case editrici, operatori come Simplicissimus o Amazon, auto produzioni, editori mirati al settore e-book come Pyra… va tutto bene, purché si proponga bel materiale. E’ tutto lì, dare ai lettori cose decenti da leggere. Quindi datti da fare, c’è fame!

  2. Ben detto Angelo!🙂
    I problemi della Fantascienza in Italia sono quelli che hai nominato tu ed anche di più, consideriamo infatti che da almeno dieci anni nel nostro paese si è creato un meccanismo perverso per cui vengono ristampati sempre gli stessi soliti noti e che a causa di traduzioni sbagliate la Sf viene considerata noiosa e poco leggibile.
    Adesso però dirò una cosa poco piacevole e mi spiego meglio per non essere frainteso: in un certo senso sono anche alcune frange di lettori a determinare lo stato della Fantascienza in Italia, e di certo non mi riferisco ai veri appassionati o ai “lettori forti” ma a coloro che comprano in massa il libro firmato da Corona solo perchè si chiama Corona ( e dico “firmato” perchè non crederò mai che lo abbia scritto lui quel testo) e poi magari snobbano libri migliori. Parlo anche di quelli che hanno fatto fallire l’ultima collana della Armenia, sia pure con tutti i difetti che io stesso riconosco a quella collana.
    Ribadisco non accuso i lettori dico che forse nel sistema Italiano anche gli editori (che per me sono i maggiori colpevoli) alla fine si sono “adattati” a dare a certe fasce quello che gli veniva richiesto.
    Sono sempre convinto,però, che ci vorrebbe più scelta in Libreria, Edicola e mercati allegati anche se non sarà un inversione di tendenza facile.

    • Il repertorio dei classici è sempre interessante, almeno per me che ho un’età in cui mi sento in mezzo tra la space opera e il cyberpunk.😉 I lettori che citi sono quelli occasionali, attratti dai media e ambitissimi dagli editori perché possono essere tosati per bene con basso investimento. In passato, anche recentemente, buone iniziative si sono scontrate con un mercato non sufficientemente informato. E’ un pò come aprire un negozio senza insegna, non fare pubblicità, non avere vetrina e aspettare che i clienti arrivino lo stesso. Tocca muoversi! A tutti i livelli, dallo scrittore in su. La scelta maggiore viene dall’ampliare l’offerta, d’accordo, ma arriva anche dal mettere in piedi iniziative serie.

  3. Credo di essere un “forte lettore” e un appassionato di fantascienza. Personalmente sono convinto che la sf sia ESSENZIALMENTE una letteratura DI IDEE. Ovvio che deve anche essere scritta bene ma se voglio leggere “alta letteratura” mi rivolgo altrove: James Joyce, Elsa Morante, Ippolito Nievo, ecc.
    Detto questo trovo che il “sense of wonder” non sia particolarmente spiccato tra gli scrittori italiani.

    • Bella le definizione di ‘letteratura di idee’ . La condivido appieno. Quanto al sense of wonder, non sono d’accordo. Lo trovo su Salgari e su Avoledo, nelle pagine di Evangelisti e di Altieri. E’ altrettanto vero che molti scrittori italiani sono più legati a raccontare storie psicologiche (almeno nelle intenzioni…) o a sviscerare temi pseudo sociologici.

  4. E quelli che i gatekeeper li vogliono fare a prescindere?
    Non molti hanno voglia di esporsi in rete ed essere impallinati da questo o quel blogger.
    Se proprio devo venire impallinato, mi faccio impallinare dall’editor di una rivista professionale, che magari invece di darmi del “retard” mentre la folla applaude, mi spiega in privato, o anche in pubblico, come potrei migliorare la mia scrittura.
    E la suya rivista magari mi paga anche.

    Domanda a bruciapelo – lo conosci il Baen Bar?
    Io farei carte false per mettere in piedi una cosa del genere per la fantascienza italiana.

    Comunque lo sai che ci vuol poco a convincermi – ho due storie di fantascienza hard in macchina, e una serie a puntate in corso che è un planetary romance italiano.
    Io il mio tratto di trincea continuo a pattugliarlo.

    • Confessione: ho dovuto andarmi a vedere cosa fosse il Baen Bar. Conoscevo la figura di Baen ma non sapevo del resto. Mea maxima culpa e cenere sul capo.
      Quanto ai blogger con tendenza da gatekeeper, la mia risposta è la stessa che uso per i troll: don’t feed them. Se vogliono criticarmi si accomodino, nel momento in cui parte l’insulto parte anche la denuncia alla Polizia Postale e/o la querela. La legge è uguale per tutti, così ci ricordano nei tribunali.
      Non dubitavo della tua produzione o della tua disponibilità. Del resto si capisce chi è appassionato e chi no.🙂

  5. Il Baen Bar lo conoscono in pochi, qui da noi, ed è un peccato.
    Quindi non è il caso di fare penitenze particolari🙂
    Di sicuro è grande l’idea di un posto virtuale in cui autori e lettori possano interagire alla pari, e addirittura dove i lettori desiderosi di diventare autori trovinno un supporto professionale gratuito.
    Mi dispiace di non avere il tempo per mettere in piedi una cosa del genere qui da noi, ma anche lì le mie esperienze passate sono poco edificanti – puoi creare lo spazio, ma se poi la gente non viene… bah!

    Concordo sul non nutrire troll e rompitasche diversi – anche se il ricorso alle vie legali non so quanto sia praticabile.

    • E io che mi ero già cosparso il capo di cenere… Il Bean Bar è figlio di una cultura di riferimento che qui da noi latita, in questo sono d’accordo con te sul fatto che ripeterlo è piuttosto difficile, non so davvero come trasporre un modello del genere. Già creare qualcosa di più modesto come aspettative darebbe problemi di gestione, va preparata molto bene una cosa del genere. Il ricorso alle vie legali è praticabile nei modi standard che si applicano per altri media. Se c’è una violazione palese del codice si può procedere, l’anonimato vero è qualcosa che praticamente è al di fuori della portata del 99.99% degli internauti.

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s