Civismo? Sì, grazie.

A quanto pare sta ripartendo il meccanismo, virtuoso, del civismo. La spinta dal basso per portare idee e istanze ai politici locali, coniugata con i mezzi della Rete, per accorciare le distanze tra i palazzi e i cittadini. Di cosa sto parlando? Dell’uso di Twitter e di gruppi mirati a comunicare con i sindaci, per esempio a Milano con Pisapia e a Cagliari con Zedda.

Almeno a parole pare che i destinatari gradiscano questo genere di contatto e l’utilizzo di un social network sicuramente può attirare anche chi di norma non frequenterebbe incontri pubblici tradizionali o sedi di partiti politici. È pur vero che ci si espone ai troll o ad altri tipi di maleducazione che rimangono però filtrabili e/o punibili nelle opportune sedi.

Tutto questo però presuppone un atteggiamento non accondiscendente verso i cittadini e il concetto di ricerca del dialogo, cosa spesso teorizzata e raramente applicata. Pochi comuni sono trasparenti sulla Rete malgrado fiori di disposizioni in merito e ancora meno propongono vere aperture verso il pubblico. Eppure è proprio dal livello più accessibile della funzione pubblica, quella appunto dei comuni, che si deve partire per cambiare le regole del gioco.

Pensate se fossero obbligatorie le primarie per tutti gli schieramenti politici, comprese le liste civiche. Oppure pensate a come sarebbe bello estendere il divieto di più di due mandati consecutivi anche al livello dei consiglieri comunali, degli assessori e dei vertici delle società controllate dalle amministrazioni pubbliche. Non sarebbero due segnali importanti? Specialmente in cui si rischia di passare dal rifiuto verso i partiti a un rifiuto totale della politica?

4 thoughts on “Civismo? Sì, grazie.

    • La differenza è che Grillo vorrebbe regole univoche per tutti i livelli della vita pubblica e un carico complessivo massimo di due mandati nell’intero arco di vita del candidato (ergo, basta politicanti a vita); di mio sono anche d’accordo ma mi sembra un cambiamento difficile da realizzare. Forse un passo intermedio come questo potrebbe già introdurre un cuneo nella questione.

  1. A mio parere comunque fare regole uniche a qualsiasi livello può andare bene come no.
    Credo che l’importante sia di tenere presenti le diverse esigenze che ci possono essere a livello statale, regionale, di grandi città, o di piccoli comuni di montagna.
    Un modello che può andare bene per una di queste realtà non necessariamente si rivela efficace se traslato su un ‘altra, senza tenere conto delle diverse peculiarità e problematiche che si trovano nei diversi livelli dell’amministrazione pubblica.

    • Giusta considerazione. Andrebbe distinto l’aspetto carrieristico, cioè azzerare la categoria dei politici di professione, da quello del modello organizzativo che deve essere articolato secondo la realtà da amministrare. Se è vero che 8092 comuni sono un’enormità, è anche vero che non ha senso pensare di abolirli solo per numero di abitanti. C’è bisogno di un progetto serio, il che pare non alla portata dell’attuale classe dirigente.

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s