Concorso SF: facciamo il punto

Undici giorni alla fine del concorso pro SF, c’è ancora tempo ma la scadenza del 30 di questo mese incombe minacciosa come la Death Star. Vorrei ringraziare ancora una volta chi si è attivato per dare una mano sia nella blogsfera che sui social network e approfittare dell’occasione per segnalarvi due novità.

La prima è sgradevole, nel senso che c’è chi si è premurato di scrivermi per farmi sapere che tutto questo è patetico, che la SF italiana è morta molti anni fa e che non c’è alcuna speranza di resuscitarla. Estrapolo questi significati da un numero di parole scritte con la ‘k’ e in maiuscolo, vi risparmio il testo originale per simpatia verso la lingua italiana. Ringrazio per la cortesia nell’informarmi del decesso ma per citare un grande autore ‘le voci sulla morte della fantascienza si sono rivelate esagerate’. Il promotore del funerale pare voglia promuovere uno spazio a tema su Facebook, almeno così mi ha annunciato nella sua terza mail. Non commento oltre.

La seconda è piacevole, si sta valutando se aprire uno spazio pubblico per il libero confronto tra appassionati. Potrebbe essere un blog a tema, potrebbe essere un forum, in entrambi i casi avrebbe lo scopo di fungere da agorà virtuale e punto di contatto. Per vostra fortuna non me ne occuperò io ma una persona ben più valida che avrà anche l’incarico di precisarne le modalità di adesione e simili. Il mio sogno è di vedere un Baen’s Bar italiano, chissà che non sia la volta buona.

State ancora leggendo? Pessima idea, andate a creare il vostro slogan e il vostro simbolo per il concorso!

14 thoughts on “Concorso SF: facciamo il punto

  1. Anch’io sono del partito che “la fantascienza in Italia è morta”, come molti altri generi che piacciono a noi.
    Le mie ragioni le spiego nel commento al tuo commento, sul mio blog.
    Ciò tuttavia ammanta ancora più di romanticismo iniziative e progetti come quelli di noi blogger🙂
    L’unica cosa in cui non credo più – sorry, non riesco a essere positivo – è la capacità della Rete di influenzare un movimento, quello culturare/editoriale italiano, che è pieno di metastasi estese troppo e troppo in profondità.

    • AAAHHH!!! Il movimento culturale e/o editoriale, NNNOOO!!!
      Ecco, se parliamo di zombie assortiti la maggioranza delle case editrici è un esempio perfetto. Sono morte negli anni ’80 e non se ne è accorto praticamente nessuno malgrado il puzzo e i prodotti necrotici. Dal mio punto di vista non si può salvare questo tipo di industria, ancorato all’800 da cui proviene com’è.
      Si può, mi viene da dire si deve, invece favorire chi opera nel 21esimo secolo con i tempi, i modi e gli strumenti del tempo, ivi compresa la Rete. I generi o i sottogeneri non sono morti, né è morta la capacità di scrivere bene, così come non è morta una critica sana e costruttiva. È vero che hanno cercato di sterminare tutto questo insieme al resto della desertificazione sociale e culturale che vediamo attorno a noi.
      Il punto è proprio questo, dimostrare che c’è vita. Intelligente. Reattiva. In grado di agire al di fuori del cimitero. È romantico darsi da fare in questa direzione, verissimo. Forse anche disperato. Ma ne vale la pena, almeno per me.

  2. Scopro solo oggi la tua serie di post sulla fantascienza e relativo concorso.
    Da lettore e appassionato è bello vedere tanto entusiasmo intorno al mio genere preferito.
    Ti auguro la migliore delle fortune, che non sei il primo a provare a rilanciare la fantascienza in queste tristi lande.

    Da parte mia posso dire che – secondo me – la ricetta migliore per contribuire alla costruzione di una base forte di lettori non stia tanto nelle discussioni su cosa sia la fantascienza, sul perché sia in crisi (o non lo sia), sulla qualità delle pubblicazioni nostrane o internazionali, quanto piuttosto nel parlare nella maniera più approfondita, piacevole, informata possibile di quel che offre il panorama fantascientifico odierno.
    Non credo nei proclami, non credo negli slogan, non credo nelle levate di scudi e nelle crociate.
    Credo nella buona letteratura, e la fuori ce n’è un sacco, anche di genere fantascientifico.

    Leggetene e parlatene tutti.🙂

    • Ti sembrerà strano ma sono d’accordo con te. Nel senso che approfondire temi scientifici, fare divulgazione o favorire discussioni serie sulle tecnologie e/o il loro uso è sicuramente un buon terreno per chi vuole leggere o scrivere SF. Uno slogan o un simbolo non servono per rilanciare quanto per cominciare a radunare i ranghi dei fan di oggi, l’idea è ricominciare a confrontarsi e a cercare i necessari stimoli per ripartire. Non è una levata di scudi, non è un ‘noi contro di loro’, non vuole essere un fattore di divisione ma di unione. Questo nelle intenzioni, riuscirci dipende da tutti.
      Là fuori c’è molta buona narrativa, sono d’accordo anche su questo. Quasi tutta non in italiano. Il che è un problema per chi non legge in inglese, non credi? Il resto, il materiale autoctono, rimane ai margini del mercato perché ‘non interessa’. Io credo che si possa fare qualcosa e che si debba partire dalle persone, facendo un bel passo oltre i gatekeeper dell’editoria nostrana. Tu cosa ne pensi?

      • “Là fuori c’è molta buona narrativa, sono d’accordo anche su questo. Quasi tutta non in italiano. Il che è un problema per chi non legge in inglese, non credi?”

        Assolutamente sì!
        Ma non credo che l’unione dei fan possa cambiare le cose.
        Punti di aggregazione molto forti e popolari esistono già, perché il tuo dovrebbe avere più successo? Non è una domanda polemica, solo un tentativo di capire dove stai/stiamo andando.

        Per dire, a me divulgazione scientifica o le chiacchiere tecnologiche non interessano, o almeno non sono il mio primo interesse se riferiti alla fantascienza.
        Quello che amerei leggere sono contributi critici seri – in italiano – a quel che si trova in giro.

        Altro argomento spinoso: la produzione autoctona. Ora, non so quale sia la tua esperienza al riguardo, ma tolta qualche rara e lodevole eccezione, il livello della produzione fantascientifica nostrana è mediamente basso.
        Un esempio: il Premio Urania. Io sono convinto che il romanzo vincitore del Premio Urania sia il migliore tra tutti quelli che arrivano alla giuria. Ma tra tutti quelli letti negli ultimi anni ben pochi erano a un livello confrontabile con l’offerta media di Urania e nessuno è paragonabile con il meglio della produzione internazionale. Per me questo è un dato – soggettivo, certo – che però mi dice molte cose sullo stato dell’arte fantascientifica made in italy.

        Lavorare per cambiare questo stato di cose è encomiabile.
        Secondo me un buon punto di partenza potrebbe essere leggere (e criticare, e discutere) quelli che sono i testi di riferimento della fantascienza internazionale di questi anni. Ma sono solo i miei due cent, e potrebbero essere fallati.

      • Non è questione di avere successo, la cosa mi interessa zero. Tanto è vero che voglio coinvolgere più gente possibile, vale anche per te, e portare il mio pezzetto e non assumermi dei ruoli che non mi competono. La differenza può anche essere questa, voler raggiungere un risultato senza guadagnarci sopra (nè in soldi, nè in consenso). Non sono un puro o un don chischiotte, sono un tizio che vuole vedere le cose andare per il verso giusto. Politica, narrativa, diritti, lavoro, non faccio differenza. Se c’è una bandiera che mi rappresenta io ci sono.
        Critica seria? Magari. C’è qualcosa in giro, c’è anche chi la fa in maniera tecnica. Se poi si evitassero insulti e facezie ci saremmo arrivati. Nel mio piccolo faccio qualcosa, anche se non è abbastanza.
        Gli autoctoni sono una razza strana, volendo scherzare aliena. C’è del buono anche nel settore Urania secondo me, vedi ad esempio Dario Tonani. Altre cose sono semplicemente non adeguate alla storia di una testata che nel nostro paese non ha uguali. Siamo indietro rispettoo agli USA, UK, Polonia, Russia? Come produzione sì, come qualità media sì. Ma come possiamo fare ad avere di meglio se non spingiamo? Fare un passo avanti, magari più d’uno, dipende anche da noi. Se per fare un esempio 300 utenti si mettono in contatto con un qualsiasi scrittore davvero non possono fare nulla? 500? 1000? Quanti ce ne vogliono?
        Porta tutti i cent che vuoi, sono monete buone.😉

  3. Ok, cominciamo con le cattive notizie: il Baen Bar ha alle spalle un editore e un nutrito gruppo di scrittori che (possono piacere o meno) vendono a carrettate e soprattutto si sanno rapportare col pubblico.
    Qui da noi, i tentativi di fare cose simili, probabilmente perché avevano alle spalle editori non-morti, hanno fatto cilecca in maniera spettacolare.

    Si può mantenere un forum tanto attivo quanto il BB senza avere alle spalle una forza come quella di un editore ed il suo cast di autori?
    Non lo so.
    Però’, ok… un luogo in cui si trovano gli appassionati e chiacchierano senza insultarsi sarebbe già un buon punto di partenza.

    Io intanto mi sto guardando intorno per fare in modo che, se avremo un badge e uno slogan, questi circolino anche all’estero.
    Perché avere molti nemici, sì, ok, com’era quella storia…? Però io preferisco avere molti amici.

    • Le basi del BB oggi qui non sono possibili. D’accordo al 100%. Il panorama editoriale è tale da non consentire una replica dell’iniziativa, tocca per forza di cose adattarlo in senso restrittivo. E se il punto di partenza fosse proprio tagliare fuori i gatekeeper? Se partissimo con un contatto diretto con gli autori, spiegando con calma che nel 2011 un progetto nuovo non può nascere con le logiche del 1800?
      Quanto a far circolare per ogni dove la nostra nuova iniziativa, ben venga. Ma se mi arrivano delle mail in ungaro-finnico te le giro, il mio pesce Babele non ce la fa con quella lingua.

  4. Guarda, il bello è che la maggior parte degli autori di SF riesce a comunicare in inglese – magari in formato “Io Tarzan, tu Jane”, ma comunque si comunica.
    E non farò certo una campagna stile Coca-Cola.
    Però c’è un sacco di attività, la fuori – club, associazioni di appassionati.
    E poi gli autori – molti sono gente quantomai disponibile (tranne Silverberg).

    • C’è vita là fuori! Mandiamo delle sonde, un rover, qualcosa! I professionisti (!) di casa nostra, quasi tutti, hanno molto da imparare sulle modalità con cui rapportarsi con il pubblico. Speriamo di incontrare persone adeguate in questo senso.

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s