Uscire dalle macerie

Cosa si fa quando crolla un modello socio-economico? Come si reagisce a un cambio di paradigma in grado di condizionare l’economia mondiale? A mia memoria, correggetemi se sbaglio, non è mai accaduto che un modello sistemico arrivasse ai suoi limiti come sta accadendo negli ultimi anni.

A partire dal 2008, con l’inizio della presente crisi economica mondiale, abbiamo visto sbriciolarsi tutte le certezze, i pochi capisaldi su cui si ancorano le convenzioni che regolano i mercati internazionali. Se poteva essere prevedibile un downgrade del rating sul debito americano dato l’enorme deficit e il costo di due guerre disastrose, se si poteva indicare all’interno dell’area euro un insieme di paesi deboli per ragioni strutturali e infine se poteva essere messa in conto una maggiore instabilità politica nell’area del Medio Oriente, nessuno comunque aveva previsto uno scenario in cui si verificassero tutte queste cose contemporaneamente. Per tacere del Giappone, colpito al cuore dal disastro combinato di un terremoto, di uno tsunami e della contaminazione nucleare.

Per essere chiari, se il sistema euro crolla tutto quello che abbiamo visto fino ad ora della crisi economica diventerà una sorta di antipasto. Non esistono aree economiche che possano dirsi al sicuro da un impatto del genere. Se l’euro svanisce il sistema di interscambio commerciale e valutario di questo pianeta salta per aria data l’importanza che ha assunto questa valuta e il peso delle economie che vi si riconoscono.

I metodi tradizionali applicati dalla BCE, le misure contenute nei programmi dell’FMI o le teorie degli economisti si stanno dimostrando non in grado di far fronte alla crisi e pensare di scaricare tutto il peso del fallimento sulle classi meno abbienti ha effetti devastanti sul quadro sociale.  A differenza degli anni ’70 del secolo scorso questa volta non ci saranno i partiti di sinistra e/o i sindacati a contenere lo scontento popolare, potremmo assistere a veri e propri crolli istituzionali in mezza Europa. C’è qualcuno che pensa di poterselo permettere?

L’unica leva utilizzabile è quella del debito pubblico. Non però nel senso di espandere i deficit senza controllo o di ammettere indiscriminatamente i default nazionali. Significherebbe distruggere il sistema bancario, altra cosa che non possiamo permetterci. Come già esposto nell’articolo precedente si può decidere di abbassare in maniera concorde questa massa di denaro virtuale alleggerendo la pressione che insiste sui bilanci nazionali senza depauperare in maniera insostenibile le banche che possiedono la gran parte di questi titoli.

Tagliare una quota del 5% conviene a tutti. Anche ai paesi più virtuosi. L’alternativa tra cui scegliere è tra avere una montagna di crediti inesigibili e una massa sempre molto grande di denaro concreto. Ci vorrebbe un accordo internazionale, una seconda Bretton Woods, per mettere a confronto le banche centrali dei paesi parte del G20 (le sole in grado di agire in maniera incisiva).

Meno debito uguale meno interessi. Meno debito uguale meno emissioni di titoli. Meno debito uguale fare abbassare il ricorso ai CDS. Meno debito uguale tagliare gli artigli agli speculatori.

Siamo al momento delle proposte e non a quello dei lamenti. Questo potrebbe essere un uovo di Colombo in grado di riportare la gestione dell’economia entro binari accettabili.

9 thoughts on “Uscire dalle macerie

    • Dissento. L’aria di fine ciclo c’è tutta ma alle porte dell’impero in disfacimento non c’erano i barbari ma letteralmente un cambiamento totale del mondo civilizzato. La lenta agonia dei due imperi, occidente e oriente, non può essere ricondotta solo a cause economiche.

    • Nel senso della catastrofe, immagino. Temo di doverti dar torto, il disequilibrio è tale da far pensare più a un asteroide in arrivo. Estinzione di massa, anyone?

      Agiungo in coda questo commento di Temistocle (il garage di Demetrio) che non riesce a collegarsi con la piattaforma di WP.
      Ciao.
      Non riesco proprio a commentare sul tuo blog. Sicuramente è colpa mia.
      Vedo che in questi giorni stiamo andando di conserva con gli argomenti, segno che realmente siamo ad un punto n cui tutto il resto rimane sullo sfondo.
      La tua proposta (che comunque non ho capito fino in fondo perché di economia capisco molto poco) potrebbe essere positiva; il problema è chiedersi a chi potrebbe nuocere, perché se si dovesse trattare di una qualche lobby qualsiasi (politica, economica, ecc.) puoi star certo che sarebbe osteggiata sul nascere.
      Siamo in mano a poteri forti e occulti (da quanti anni si parla di questo?), che probabilmente neanche immaginiamo, sicuramente guidati da persone note ma coperte e insospettabili; e questo a livello mondiale. Nel mio piccolo però penso che attuare una soluzione che tocca solamente l’economia, per quanto possa dare un sollievo immediato, non ci farebbe uscire dal circolo vizioso in cui ci troviamo: fare prestiti per pagare altri prestiti, a livello internazionale e nazionale. E’ come quando le banche americane nel 2008 fallirono perché nessuno restituiva più le rate dei mutui.
      Un abbraccio.
      Temistocle

  1. Estinguersi è più difficile di quello che si creda.
    E non tutte le estinzioni sono poi negative.
    Il sistema neoliberista fa chiaramente acqua – lo si sapeva da tempo, ma è stato bello credere il contrario.
    Soprattutto per alcuni, è stato bello.
    Ora la scelta è – io credo – fra l’accettare la realtà o il continuare ad abbracciare l’illusione.
    Per me la scelta è abbastanza ovvia, ma ho imparato a diffidare della lucidità di politici ed economisti in queste situazioni.
    Tutti quei soldi virtuali! Li senti che gongolano al solo pensarci.
    Riusciranno a venirne fuori?
    Staremo a vedere.

    Ma i soldi sono solo la punta dell’iceberg.
    C’è una serie di altri problemi che arrivano al galoppo dietro a questi – da quello ell’istruzione a quello del lavoro.
    Servirà gente in gamba, e di coscienza.
    Specie rara.

    • Tocca cominciare proprio dalle cose virtuali, il 90% dei soldi appunto, per riportare le cose a una dimensione più umana. Istruzione, lavoro, ambiente, sicurezza, diritti. I pilastri sono sempre quelli per chi voglia davvero costruire qualcosa e non ballare sulle ceneri di un mondo morto. Il neoliberismo è uno zombie e tutti gli -ismi del ‘900 sono morti da un pezzo. Rimangono delle creature buffe, pare si definiscano umani…

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