Gabriel Hunt – Among the Killers of Men

Nota per i naviganti: per l’intero mese di ottobre 2011 tutti i post di questo blog riporteranno come prima parte queste righe per ricordare che è possibile votare per il concorso SF qui fino alle 23.59 del giorno 31 di questo mese. Modalità di voto e lista delle proposte sono contenuti nel post linkato.

Gabriel Hunt (David J. Schow per questo libro)

Among the Killers of Men (2010)

Leisure books

pp.265  – $ 6.99

ISBN 978-0-8439-6256-7

(contiene una preview del volume “Through Napoleon’s Web”)

Quarta di copertina.

From the towers of Manhattan to the jungles of South America, from the sands of Sahara to the frozen crags of Antartica, one man finds adventure everywhere he goes: Gabriel Hunt.

Backed by the resources of the $100 million Hunt Foundation and armed with his trusty Colt revolver, Gabriel Hunt has always been ready for anything – but is he prepared to face…

THE KILLERS OF MEN

The warlord’s men came to New York to preserve a terrible secret – and left a dead body in their wake. Now Gabriel Hunt in on their trail, a path that will take him to the treacherous alleyways and rooftops of Shangai and a showdown with a madman out to resurrect a deadly figure from China’s past…

Recensione flash.

Romanzo parte di una serie di sei titoli, tutto giocato sul ritmo e sull’azione. Se avete amato Indiana Jones, gli avventurieri dell’era pulp e sognate scoperte incredibili fa al caso vostro. Qualche difetto come scrittura, troppi infodump e qualche inconsistenza nella trama.

Voto: 06,00 / 10,00.

Recensione.

Questo romanzo viene fittiziamente attribuito al protagonista, Gabriel Hunt, in un gioco metanarrativo che trova eco nella narrazione (Hunt spiega all’antagonista che escono romanzi sulle sue avventure e che l’editore mette il suo nome in copertina per vendere di più) ma è stato creato come personaggio seriale da Charles Ardai. Si tratta del quinto volume della serie (lo si arguisce dal codice GH-005 sulla costa) ma lo si può leggere indipendentemente dagli altri, le premesse vengono illustrate durante i primi capitoli. Questo libro lo si deve alla penna di David J. Schow

Il protagonista è un avventuriero in stile pulp, un uomo il cui concetto di archeologia è molto vicino a quello di Indiana Jones. È pronto a menar le mani, a sparare ad alzo zero, a innamorarsi di donne misteriose, a recarsi dovunque nel globo pur di raddrizzare un torto o risolvere qualche mistero. Ricorda qualcuno?

La famiglia Hunt è decisamente interessante. Detto di Gabriel l’avventuriero abbiamo il fratello minore, Michael, che ricopre il ruolo di studioso e di amministratore della fondazione Hunt e una sorellina, chiamata Lucifer da genitori estrosi, specializzata nel ruolo di personaggio ai margini della società e utilissima per dare il calcio di inizio all’avventura. I genitori sono misteriosamente scomparsi pochi anni prima, lasciando un patrimonio di cento milioni di dollari e un’eredità di libri e appunti delle loro ricerche di tesori archeologici sparsi per il globo.

È proprio Lucifer che coinvolge Gabriel in questa avventura. La sorella della sua compagna è stata assassinata e quest’ultima, una rocciosa ex pilota di elicotteri di nome Mitch, vuole partire verso la Cina per vendicarla dal momento che il responsabile pare essere il misterioso datore di lavoro della ragazza. Ma c’è di più, altra benzina per il fuoco narrativo. Il cattivo della situazione è sulle tracce di una scoperta archelogica di grande importanza, uno dei misteri a cui i suoi genitori si erano interessati prima di scomparire.

In Cina la situazione si complica. Sulle tracce del misterioso Cheung c’è anche una bellissima assassina, il cui cammino è destinato a incrociare quello di Hunt e di Mitch. A Shangai si sta svolgendo una partita mortale tra i boss del crimine organizzato e Cheung sta giocando tutte le sue carte per emergere come l’unico dominatore della città. Tra colpi di scena e combattimenti furibondi Gabriel dovrà inventarsi sempre nuovi modi di salvare la propria vita e di prevalere sulle trame del criminale.

Come avrete intuito, qui non si scherza. Pulp a tutta birra, psicologia dei personaggi lasciata decisamente sullo sfondo salvo pochi casi, stereotipi in campo a piena forza. Se poi ci aggiungiamo dei blocchi di infodump stile macigno, sganciati senza pietà sul lettore indifeso, sembra difficile non solo assegnare una sufficienza a questo libro ma anche leggerlo fino in fondo.

Eppure ha il suo fascino, proprio perché ricalca cose già viste con molta energia. Il tutto suona familiare, quasi fosse una vecchia storia divertente che si sente raccontare per l’ennesima volta. Gli elementi del romanzo avventuroso ci sono tutti e anche le cose completamente fuori quadro o imprecise rimangono sullo sfondo, quasi fossero blooper di una serie televisiva.

Non arrivo a raccomandare l’intera serie, non se parla nemmeno, ma considero leggibile questo testo e lo metto sul livello di certi film di serie B che ogni tanto si vedono passare in televisione. Godibile, specialmente se avete con voi un paio di birre gelate.

La serie non mi risulta essere stata tradotta od opzionata in Italia.

Nota bene: devo questo libro a Davide Mana che me ne ha fatto pervenire una copia in dono tramite le sempre avventurose Poste italiane, grazie quindi a lui per questo viaggio in territori esotici. Spero di ricambiare presto!

14 thoughts on “Gabriel Hunt – Among the Killers of Men

  1. Niente traduzioni o opzioni che io sappia, spiacente.
    La serie originale prevedeva sei romanzi, e sei romanzi sono stati pubblicati.
    Ardai ha più volte affermato che, se i tempi saranno maturi, Hunt tornerà a farsi maltrattare da soggetti improbabili in località esotiche.
    I fan attendono da circa un anno.

    Comunque dai, sei su dieci è buono – pensavo peggio😉
    In effetti è una lettura da ombrellone e bibitona ghiacciata.

    Una nota sul non consigliare la serie – dal mio punto di vista (e sappiamo che i miei parametri sono diversi dai tuoi) l’intera serie, letta in ordine di uscita, aggiunge un extra alla lettura.
    Le carenze del singolo romanzo vengono in qualche modo compensate dai dettagli forniti dalle altre storie.
    Poi è vero – è mero intrattenimento.
    Ma ci vuole anche quello.

    • Credimi, per me dare sei a un romanzo del genere rappresenta una vera eccezione. Mi ci sono divertito e con un libro del genere si può dire che il risultato è raggiunto. Non ho consigliato la serie, anche se capisco il tuo appunto, perché proprio il ripetersi dello schema rovinerebbe gran parte del divertimento.
      Un conto è scoprire Hunt, i personaggi di contorno, le sue modalità d’azione e trovare in tutti questi fattori echi di quello che già si è conosciuto e apprezzato in altri casi; altro è vedere ripetersi la cosa e cercare nel resto del libro il divertimento.
      Punti di vista ovviamente. Ti ringrazio ancora per il viaggio, ho colmato un’altra lacuna con questo libro.

    • Il concetto di serie in sé non è una brutta cosa, almeno fino a quando se ne mantiene il controllo. Purtroppo molte serie oltrepassano la soglia dopo la quale si pensa solo a perpetuarne il successo commerciale e si perde di vista qualsiasi concetto narrativo. Non a caso le serie che si ricordano volentieri sono quelle limitate, suddivise su pochi volumi e che trovano una conclusione.

      • Non a caso le serie che si ricordano volentieri sono quelle limitate, suddivise su pochi volumi e che trovano una conclusione.

        Tipo Le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco di George RR Martin, no?🙂

  2. Un esempio di serie “buona” potrebbe essere quella dei Principi Demoni, di Vance, oppure il cilclo della Legione Perduta di Turtledove… che però si è rovinato con la serie Invasione/Colonizzazione.
    Che dire poi della serie degli Cthorr, di Gerrold?

    • Qui si cammina sul campo minato dei gusti… vorrei far notare che sono tutte auto conclusive. Turtledove è tornato nel mondo di Videossos in seguito con un ciclo slegato da quello della Legione Perduta. Dal canto mio ho amato molto Vance, autore da riscoprire, e ho letto tre volte il ciclo della Legione. Gerrold… mi piace per alcune cose e idee ma l’ho trovato piuttosto casinaro nello sviluppo.

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