Il passo falso della SIAE

Nota per i naviganti: fino a domenica 6 novembre ore 23:59 è possibile votare per lo spareggio tra i due logo arrivati a giocarsi la vittoria finale, il post dove votare è qui.

 

C’è stato un gran parlare a proposito dell’ultimo provvedimento notificato dalla SIAE a proposito dell’utilizzo nei siti internet, blog e social network dei trailer cinematografici e dei booktrailer. Rimando per la cronaca della cosa ai quotidiani che ne hanno parlato e ai tanti blogger giustamente arrabbiati per una decisione che appare cervellotica. Tuttavia una volta lasciata spegnere l’emotività vanno fatte alcune considerazioni, utili a orientarsi in questo caso e a capire quanto può essere veramente problematico questo provvedimento. Potrei anche non interessarmene dal momento che non ho mai postato né trailer né booktrailer ma l’impianto di questa norma è talmente balzano da richiedere azione.

Va tenuto presente che la SIAE è competente per quanto avviene nei territori italiano, della repubblica di S. Marino e dello Stato del Vaticano. Lo si desume dall’articolo 5 del documento ‘Multimedialità Modello Licenza Internet’, messo a disposizione dall’ente per regolare le pendenze relative alla nuova norma. Riportato sulla rete vuol dire che se il vostro blog è uno di quelli gratuiti, ospitato su un servizio non italiano non avete nessun problema con la SIAE.

WordPress, Blogspot, Forumfree e Altervista sono aziende americane. Lo stesso vale per LiveJournal e Google, per non parlare di Facebook. Di conseguenza rispondono ad altre leggi, in particolare al Copyright Act del 1976 e al Digital Millenium Copyright Act del 1998. Entrambe le leggi e i vari collegati non proibiscono di ospitare trailer e booktrailer. Quindi non c’è problema. È vero che dovete rispettare le leggi americane ma in ogni caso, a meno che non siate così idioti da fare propaganda pro terrorismo o simili, tutto quello che rischiate è l’oscuramento della vostra pagina web dopo una notifica da parte del service.

Se invece il vostro blog risiede su piattaforme italiane come quelle di Libero e Virgilio siete soggetti alla nuova normativa. Quindi fate le vostre considerazioni in merito, vi conviene rimanerci? Notare che in questo la SIAE danneggia gli interessi di aziende italiane, cosa di per sé ulteriormente squalificante.

Se siete titolari di un dominio registrato presso la branca italiana dell’ICAAN con il suffisso ‘.it’ a mio parere ricadete sotto la norma SIAE. Anche qui, fatevi la domanda del caso: vi conviene? Se passate a un altro tipo di dominio e richiedete altri tipi di registrazione non basati in Italia vi mettete fuori portata. Questa è un’altra conseguenza negativa della direttiva, sempre alla faccia delle aziende italiane che fanno hosting.

Altro capitolo sono le aziende. Un esempio di scuola ci viene dal gruppo Delos su cui ritornerò per una ltro motivo più tardi. Sono un’azienda basata in Italia, hanno delle notissime piattaforme web su cui mettevano a disposizione trailer di vario genere. Se volessero continuare a dare questo tipo di servizio, vitale se si vuole fare promozione di un film e/o agganciarsi al mood dell’evento hanno una sola possibilità: costituire una società all’estero. Per esempio in Inghilterra se ne può creare una, con tanto di sede e legale rappresentante, con poca spesa. Ne parlò anche Report, la meritoria trasmissione di RAI3 di Milena Gabanelli, poco tempo fa. Con poche centinaia di euro all’anno si ottiene una società di diritto inglese che può legalmente operare in Italia. Ci sono anche vantaggi fiscali e dato l’alto numero di aziende italiane che hanno già fatto la stessa cosa per questioni legate al fisco c’è anche la disponibilità di personale in loco che parla italiano. Da cui la domanda: alla SIAE questo ragionamento l’hanno fatto?

Abbiamo visto che quindi si può serenamente provvedere a mettersi fuori dalla portata della SIAE. In modo legale e non suscettibile di provvedimenti onerosi. Se si va a vedere il tariffario di questa normativa rispetto alle spese necessarie per non sottostarvi c’è uno sbilancio evidente a favore delle misure sopra riportate.

Ultimo capitolo, la SIAE ha comunicato che la norma è da considerarsi retroattiva. Ergo, non basta rimuovere i contenuti dalla propria piattaforma per evitare il pagamento. La cosa è molto discutibile. Se è vero che la SIAE è la società delegata ad occuparsi delle questioni del diritto d’autore e seguenti non è altrettanto vero che le sia stata data la possibilità di legiferare in modo simile a Governo e Parlamento. A me risulta che solo gli strumenti del potere legislativo possano creare norme retroattive dal punto di vista temporale dell’applicazione. Potrebbe bastare un ricorso al TAR del Lazio da parte di un’azienda o di un’associazione di consumatori per far saltare questa parte della normativa.

Sull’utilità di mantenere in vita un ente come la SIAE ci sarebbe da discutere a lungo. Gli omologhi europei hanno comportamenti, bilanci e management migliori. Per non parlare dei costi, minori in tutta Europa, e della puntualità dei pagamenti verso gli artisti su cui circolano in Rete aneddoti allucinanti. Basterebbe vedere quanto è depressivo per la Rete italiana questo provvedimento e che conseguenze economiche comporta per gli operatori (meno hosting, meno domini, meno traffico e di conseguenza meno guadagni dalla pubblicità) per rendersi conto che l’ente è rimasto allo scorso millennio. Ricordo anche che qualsiasi azienda decida di agire per intermediazione via società estera si traduce in una perdita secca di tributi per il fisco, in questo momento non se ne sente davvero il bisogno.

Se vi interessa, qui c’è una petizione per abolire la SIAE:

http://www.firmiamo.it/aboliamo-la-siae

Ritornando alla Delos, pare che siano stati contattati per telefono dalla SIAE per questa nuova norma. Il che è irrituale oltre che maleducato. Enti e aziende comunicano per via ufficiale, leggi per raccomandata RR o per posta certificata. Notificare provvedimenti via voce è una scena da film di Alberto Sordi degli anni ’60.

Spero di essere stato utile e invito gli interessati a visitare il sito della SIAE per scaricare il modulo di richiesta di cui ho accennato sopra. La lettura dei vari articoli è di per sé illuminante del modo con cui l’ente guarda alla Rete.

22 thoughts on “Il passo falso della SIAE

  1. Firmata la petizione.Da come la Siae ha gestito l’intera faccenda la cosa si rivelerà senza alcun dubbio l’ennesimo boomerang , relativa figuraccia internazionale, all’italiana.

    • Diciamo che la cosa ha il pregio di esibire al pubblico il ruolo e la modalità d’azione della SIAE, con tutto quello che ne consegue. È giusto difendere il diritto d’autore ma ci vorrebbe qualcosa di meglio. Quanto alle figuracce, ci stiamo facendo ridere dietro da tutto il mondo per tante cose e ci toccherà aggiungere anche questa.

  2. Firmato anch’io. Certo gli italiani quando ci si mettono riescono a fare dei casini come si deve. Non avevo pensato a quest’aspetto della questione dei diritti sui trailer e hai fatto bene a metterlo in evidenza. E’ un altro esempio di come quando si vuole mostrare i muscoli si finisce per fare la figura dell’elefante nella cristalleria che rompe il giusto e l’ingiusto: in italia siamo fatti così! E speriamo che oggi non dobbiamo dichiare fallimento, visto come si sono messe le cose. Se il nano non molla continueremo a scendere sempre più in basso politicamente ed economicamente nei confronti dell’europa e poi non ci potremo lamentare se diventeremo (ma non lo siamo già?) terreno di conquista per altri paesi che hanno più palle di noi.

    • In tutto questo sarebbe bastato guardare ai regolamenti in vigore nell’Europa comunitaria, come del resto già siamo obbligati a fare per altre materie. Non dico che sia una legislazione perfetta ma almeno non contiene norme come questa. Fallire? No, non ci siamo ancora. Sembrerà strano ma abbiamo ampio margine per cavarcela, sempre che ci si decida a cambiare governo.

  3. Firmata la petizione, divulgata l’iniziativa.
    SIAE è uno strano animale, e la sede di tante storture inammissibili.
    Oltretutto, come fai giustamente osservare, danneggia gli artisti che dovrebbe difendere, e il paese in generale.
    Aboliamola.

    • L’unica vera ragion d’essere della SIAE sembra essere mantenersi. È un’ente in deficit perenne e sarebbe interessante leggere la lista dei nominativi dei suoi dirigenti e funzionari. Abbiamo bisogno di tutelare il diritto d’autore, benissimo. Ma si può farlo in maniera più dignitosa.

  4. [quoto]
    Ultimo capitolo, la SIAE ha comunicato che la norma è da considerarsi retroattiva.

    Da quello che ho letto, la SIAE ha dichiarato che la norma è stata firmata all’inizio dell’anno e che solo ora ha cominciato a svolgere i controlli. Ciò significa che “non è veramente retroattiva”, è solo stata furbescamente lenta nel fare i controlli, e nel segnalare la sigla di questo nuovo accordo.

    Mah! Brutta bestia la SIAE😦

  5. La SIAE sarà il classico parcheggio pseudo-lavorativo dei consueti personaggi mutuati dalla politica (o derivati dalla, per via partitica, parentale o coniugale) che ormai ammorbano qualunque aspetto della vita pubblica contando sul mix letale di incompetenza e potere. E’ solo un’ipotesi, ma non trovo altra ragion d’essere a un organismo che alla fin fine fa tutto meno quello che dovrebbe fare per tutelare gli artisti. E quel poco lo fa pure male.

    • Qualche cognome interessante c’è, visto mai che siano coincidenze.😉
      Il problema di fondo è che lavorano male e sono molto distanti dai mezzi attuali dal punto di vista concettuale. Né a quanto pare sono in grado di imparare dai colleghi europei.

  6. Eeeh, ma guarda un po’ i casi della vita, la sincronicità e gli allineamenti planetari che combinano!!!
    Ah…mentre riflettevo sui massimi sistemi, ho firmato anch’io la petizione, naturalmente.😉 Ciao.

  7. Firmato, anche se credo non servirà a molto. I voti sono pochi e spesso queste cose finiscono in pappa…
    Bel post, complimenti. Hai chiarito alcuni concetti che fino ad’ora non mi erano ancora chiari.
    Grazie🙂

  8. Post molto dettagliato e illuminante, anche se devo precisare che secondo le parole dei seguaci del conte Vlad, pare che non importi dove stia la piattaforma del blog, o almeno così vogliono far credere.
    Per il resto, come solito, noto un certo disinteresse: ci sono tanti arrabbiati ma, molti di più no.
    C’è chi dice che tanto ha il mulo che gli si abbevera al torrent_e, chi dice che in fondo la siae qualche ragione l’ha, e molti che non dicono nulla, la famigerata maggioranza silenziosa che non manca mai…

    Sulla petizione… che poi vada in porto ho i miei dubbi, che si dimostri controproducente lo tempo, visti gli scarsi numeri e relativo segno di debolezza della rete italiana, ma forse mi sbaglio in ogni caso non acconsento quindi petizione firmata.

    • Ce li voglio vedere a fare una rogatoria internazionale, sopratutto la parte legata alle motivazioni. Per fare un esempio questo blog in pratica è negli Stati Uniti, la mia registrazione è presso un’azienda americana. Non credo che un qualsiasi giudice USA veda prevalere un’istanza di un ente italiano, oltretutto su un soggetto controverso come il diritto d’autore.
      Quanto al disinteresse è una conferma del poco coinvolgimento degli utenti in Rete. Se usi internet solo per FB e scaricare video/musica non ti frega nulla del resto. Il digital divide, prima che fisico, è mentale.

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