I danni della dottrina Mitterand

Oggi trovo nell’edizione online del Corriere un articolo che si riferisce all’ennesimo delirio di Cesare Battisti, intervistato per l’occasione da Le Monde. Che vuole costui? Niente di meno di un’amnistia e una generica riflessione sugli anni ’70, immagino all’insegna del colpo di spugna. Già che c’è ribadisce anche di essere innocente e di non aver mai ucciso nessuno. Per uno che si è preso tre ergastoli non c’è male, non credete?

 

L’intervista non aggiunge nulla a quanto già si sapeva ma serve per ribadire alcune cose, di per sé significative. Uno, ai media francesi non par vero continuare a rinvangare la vicenda Battisti, chiaro segno che la dottrina Mitterand degli anni ’80 ha lasciato un’eredità culturale difficile da smaltire. Due, al Corriere farsi sfuggire una facile occasione di polemica sembra impossibile (ci sono cascato anche io ovviamente). Tre, in un paese senza passato come il nostro discorsi asinini come quelli di un pluri pregiudicato trovano spazio e consenso, specialmente in ambienti a cui piace definirsi di sinistra. Quarto, chiudere una vicenda giudiziaria in Italia sembra difficile come una scalata del nono grado. Tre diversi filoni processuali, tre gradi di giudizio per ognuno, tre ergastoli non bastano per mettere una pietra sopra alle indagini.

 

La dottrina Mitterand è piuttosto curiosa. Dopo l’elezione del presidente nel 1981 venne in pratica formalizzata una serie di accordi che garantivano uno status privilegiato in Francia agli appartenenti di varie sigle ai margini del terrorismo internazionale e in parecchi casi a veri e propri criminali. Bastava che in Francia si astenessero dal delinquere e che limitassero le dichiarazioni alla stampa. Il fondamento di questa ‘dottrina’ era riuscire a limitare il sottobosco inquieto dei movimenti europei, scambiando il concetto di rifugio sicuro con quello di armistizio. Io non ti do la caccia e ti aiuto a rifarti una vita, tu non mi rompi le scatole in casa mia.

C’era anche un altro capitolo, il più delle volte curiosamente dimenticato dai media francesi, ovvero che i rifugiati contribuirono non poco a isolare chi non sottostava all’accordo. Sarebbe interessante fare il conto di quante azioni dei reparti dello SDECE furono rese possibili dalle confidenze raccolte dai rifugiati italiani, spagnoli e tedeschi.

 

Un altro problemino sarebbe da portare all’attenzione dei francesi e dei tanti italiani che si dilettano nel revisionismo degli anni ’70 e ’80. Vi ricordate di Action Directe? Qui potete trovare una cronologia abbastanza fedele del loro percorso terroristico, compresi i legami che avevano stretto con altri gruppi europei (come avevano fatto anche le BR). Perché parlo di AD? Per sottolineare la differenza di maniere dello stato francese nei loro confronti. Per un Battisti coccolato e elevato a simbolo ci sono altri che sono finiti a faccia in giù in un canale, arresti del tutto illegali e processi molto frettolosi. Sempre con la benedizione di Mitterand. Il tutto è finito nel 1986-1987 con il definitivo smantellamento dell’organizzazione, quindi non stiamo parlando di chissà quanto tempo fa. Mi domando come mai Fred Vargas, la giallista francese che tanto si è spesa per Battisti, non ha usato la stessa attenzione nei confronti dei suoi connazionali. O perché i supporter italiani di Battisti non siano altrettanto solidali nei loro confronti.

 

8 thoughts on “I danni della dottrina Mitterand

  1. Io da francofilo dichiarato non evito a dire che la risposta alla tua domanda te la sei dato da solo. E’ troppo facile per la Vergas bacchettare gli italiani è una cosa implicita nella realtà francese. E’ sempre troppo facile bacchettare i difetti del vicino italino, amato ma criticato che riconoscere i difetti in casa propria.
    Ovviamente generalizzo, ma una certa puzza sotto il naso c’è.

    • Ci sarebbe da aprire un vaso di Pandora, da tutti e due i lati delle Alpi, su cosa abbiano fatto i due stati in accordo con personaggi molto discutibili tra il 1970 e il 1985. Sulla pelle di tanti poveracci si sono giocate partite inaudite.

  2. Be’, stando ai fatti, la tua analisi non fa una grinza: tre gradi di giudizio andati in un certo modo e disparità di trattamento del tutto evidente tra Battisti e suoi omologhi francesi parlano chiaro.
    Ma credo che oltre alla puzza dei francesi (per citare Nick) sotto il naso ci sia di più. Altrimenti non mi spiego come un personaggio del genere all’estero riesca ad avere tali e tanti appoggi eccellenti (non solo francesi) da permettersi sortite indecorose come quest’ultima.
    Giusto per fare un po’ di dietrologia, ho sempre pensato che le cose fossero due: o lui sapeva/poteva fare cose per cui era più conveniente proteggerlo che farlo finire a faccia in giù in un canale. Oppure è stato così fortunato e scaltro da approfittare delle lotte ideologiche tra paesi diversi in un particolare momento storico. Lotte che dividono ancora adesso, tanto che credo attirerai gli strali di qualche convinto fan.

    • Non credo Battisti fosse così in alto nella catena alimentare da poter essere ritenuto in possesso di segreti, potrebbe sicuramente raccontare cose interessanti ma lo vedo più come un pesce piccolo. Quanto ai fan, chissenefrega. Giusto per la sintesi.

  3. Su Battisti hai ragione, ma questo, certo, fa venire più di un dubbio sull’onestà intellettuale di certi sapientoni d’oltralpe e non.
    Riguardo alle considerazioni sui fan, mi sembraon giuste. Ci mancherebbe solo non poter avere un’opinione diversa.
    Vai così.;-)

    • Grazie per l’appoggio, non mi fermo di sicuro. Queste vicende dimostrano in maniera lampante lo scarso rapporto con il passato, anche recente, del nostro paese. Dopo tanto tempo dovremmo aver assimilato gli anni ’70 e ’80, aver svelato i misteri e trovato il modo di punire i colpevoli. Quanto ai francesi quando si parla di scheletri nell’armadio non ne hanno pochi, comprese cosucce come Ustica in cui secondo me c’entrano parecchio.

  4. Non sono mai riuscito a capire la solidarietà coagulatasi intorno a Battisti. Personalmente non credo che avere scribacchiato qualche libercolo lo possa fare annoverare tra gli “intellettuali perseguitati per le proprie idee”. La Vargas e tutti gli altri ammaliati da questo personaggio hanno toppato in pieno. Ma facciamogliela fare un poco di galera, non capisco come possa definirsi innocente.

    • La cosa assurda è che lui stesso riconosce di aver commesso dei crimini (rapine, traffico d’armi) mentre dice di essere innocente per gli omicidi. Già questo basterebbe a qualificarlo, a quanto pare ai francesi non interessa e neanche a quei brasiliani che hanno sostenuto la tesi della persecuzione.

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