Buonismo, no grazie.

Gli omicidi di Firenze ai danni di venditori ambulanti senegalesi, le manifestazioni e tutto il circo mediatico che ne è scaturito sono già stati spunto di riflessione per molti sulla blogosfera, in media con una profondità di pensiero e di analisi metri sopra il livello dei servizi giornalistici.

Questo post non riguarda la cronaca dei delitti e non intende esplorare la psicologia dell’assassino. L’idea è di mettere giù delle riflessioni su un certo numero di argomenti correlati alla questione razziale, ai media, alle contrapposizioni noi-loro et similia. Avviso che sarà un pezzo lungo, anche per i miei standard, che contiene materiale che potrebbe risultare disturbante.

Se avete una soglia di attenzione bassa e/o poca voglia di leggere cose di questo genere e/o non gradite affermazioni fuori standard andate tranquillamente su un altro blog, amici come prima.

 

Il primo tema è il più facile, mi riferisco alla semplificazione che i media ‘devono’ operare per passare le notizie al pubblico. Metto gli apici su devono perché mi sembra che dietro le operazioni di semplificazione, dietro a un processo che predigerisce i fatti e tende a orientare le opinioni non ci sia solo un concetto ottocentesco di giornalismo (devono capirti tutti, falla semplice perché sono ignoranti!). Non si può neppure dare le colpa ai tempi e ai modi televisivi, specialmente dopo gli anni ’80, che hanno applicato il messaggio berlusconiano agli elettori (sono come bambini di seconda media, neppure dei più intelligenti). No, anche così è troppo semplice. Mi sembra che ci sia il concetto di giornalismo a tesi, articoli o servizi mirati a illustrare tramite i fatti del giorno che quanto succede accade per dei motivi che vengono individuati e serviti al pubblico senza possibilità di replica. Il lettore o lo spettatore non è altro che un consumatore? Davvero si è sempre pronti a fare di sì con la testa e a dire ‘è proprio così’? Badate, non mi sto riferendo solo ai media più beceri o ai giornalisti più ignoranti. Sto parlando anche di giornali fatti per il ceto medio-alto di questo paese e di opinionisti che passano per essere la punta di diamante del settore dell’informazione. Se il meglio che abbiamo da mettere a disposizione del pubblico si comporta secondo gli stessi schemi mentali e professionali del peggio comincia a essere arduo notare la differenza. Certo, quelli bravi non sbagliano congiuntivi e gerundi. Mi sembra poco.

 

Il pensiero semplificato, quasi un ossimoro, scivola bene nelle sinapsi sempre più stanche delle persone (me compreso, non me ne tiro fuori) e tende a cristallizzare quelle simpatiche associazioni che poi passano per opinioni proprie. Se io, bianco europeo ben istruito e inserito nella classe media, vengo posto di fronte a degli stimoli devo reagire secondo quanto previsto. Devo guardare certe trasmissioni in TV, comprare solo alcuni giornali, votare quei partiti, fare beneficenza via fisco due volte all’anno (cinque e otto per mille) e prepararmi a formare la prossima generazione allo stesso modo. Bella idea. Forse in passato ha anche funzionato. Peccato che sotto la superficie le stesse persone che si ritengono giusti ed educati facciano alcune cosette fuori standard tipo andare a prostitute (magari anche minorenni, tanto per essere precisi), che l’elusione e l’evasione fiscale siano vissuti come essere furbi verso lo Stato, che si ritenga il proprio felice (!) giardinetto più importante di qualsiasi cosa riguardi la collettività. Nel pensiero semplificato non è, ripeto non è, previsto che si debba rendersi conto dei propri errori. È sempre colpa degli altri, dei potenti, degli stranieri, degli altri gruppi di potere di cui non si fa parte. Guardarsi allo specchio? Sì, certo. Dovranno pure raddrizzarsi la cravatta.

 

Il secondo tema, guarda che sorpresa, è il razzismo. Stando al mio vecchio Zanichelli si tratta di “Teoria che esalta le qualità superiori di una razza e afferma la necessità di conservarla pura da ogni commistione con altre razze, respingendo queste o tenendole in uno stato di inferiorità”. Ne consegue che un razzista italiano dovrebbe ritenere pura la nostra etnia. Pura nel senso di non incrociata con elementi di altre etnie. Data la storia patria il concetto è semplicemente idiota. A parte gli esquimesi chiunque altro ci ha invasi almeno una volta, con tutte le conseguenze del caso. Tutt’altra faccenda è il tenere in stato di inferiorità le altre etnie. La conoscete la filastrocca, giusto? Gli stranieri sono qui per fare lavori che gli italiani non vogliono più fare, non ce ne sono abbastanza per sostenere la nostra economia o per rallentare l’invecchiamento della nostra popolazione, se vengono qui è perché scappano da situazioni variamente terrificanti nei loro paesi di provenienza. Tutto vero. Almeno per la maggioranza di quelli che entrano in Italia. Ci sarebbe la questioncina di come varie nazioni a noi vicine abbiano svuotato le carceri e accompagnato alla frontiera migliaia di indesiderabili con la ferma indicazione di non tornare. Ci sarebbe ma è secondaria rispetto al resto. Riprendendo il filo esiguo del discorso il concetto di stato di inferiorità è sopratutto economico. A parità di incarico un lavoratore straniero viene pagato meno, è più ricattabile, più soggetto a soprusi. Non vi ricorda nulla? Tipo il trattamento applicato ai precari e alle lavoratrici?

Lo stesso tema dà origine ad altri due punti. Il primo è che noi italiani siamo emigrati in massa fino agli anni ’60. All’estero ci trattavano mediamente piuttosto male, tendevano a emarginarci e a escluderci dai percorsi scolastici, ci pagavano poco e ci davano la colpa di gran parte della criminalità spicciola. Per inciso, tanto per mettere una braciola in più sulla griglia, moltissimi emigranti provenivano dal Veneto, del Friuli, dal Trentino, dalla Lombardia, dal Piemonte e dalla ‘mia’ Emilia Romagna. Cosa abbiamo elaborato di questa esperienza pluri generazionale, una delle poche che riguarda tutto il territorio nazionale? Zero. Cosa ne abbiamo imparato? Zero. Altro punto, come abbiamo lasciato che si comportassero Lega Nord e simili da vent’anni nei confronti degli stranieri? Esattamente come facevano le destre estreme europee e non nei nostri confronti pochi decenni fa. Difficile stupirsi di come nel pensiero semplificato compaiano con regolarità i minimi concetti trasmessi dai media per anni.

 

Dal razzismo italico ne deriva un altro, trasversale in senso etnico tra chi proviene da altri paesi e si trova a parlare degli italiani. Ascoltare i manifestanti senegalesi in questi giorni è istruttivo dal momento che riversano su di noi lo stesso carico di livore e di malintesa superiorità che gli tocca percepire ogni giorno. Persino i riservatissimi cinesi non troppo tempo fa hanno espresso gli stessi concetti e negli ultimi trent’anni ho personalmente ricevuto messaggi simili da albanesi, serbi, montenegrini, indiani, pakistani, egiziani, marocchini. Per cortesia, il concetto di stranieri poverini e indifesi e italiani brutti e cattivi lasciamolo a chi fa professione costante di idiozia. Anche perché di sfruttamento con base razzista ce n’è parecchio anche senza il nostro intervento. Un esempio? Vi siete mai chiesti dove prendano i venditori ambulanti africani la merce? E chi sia a decidere cosa vendere e quando? Provate a chiedere ai cinesi. Se preferite altri settori provate a chiedervi come mai i gruppi di Rom o di Sinti seguano percorsi precisi nell’attraversare l’Italia. Indizio, fate caso alle Mercedes con targa bielorussa o ucraina che si fermano ai semafori a ritirare le quote delle elemosine.

 

Dal primo e dal secondo tema ne discende infine un terzo. Tranquilli, ho quasi finito. Lo dico per i tre che sono arrivati fino a qui. Ovvero come noi italiani dobbiamo, per forza, sentirci dire che dobbiamo fare uno sforzo, dobbiamo dare di più, subire n-mila messaggi in questo mese di dicembre che invitano a sostenere questo e quel progetto, questa o quella iniziativa. Siamo a Natale, no? Non vorrete essere egoisti e cattivi. Arriva la stagione del donare! Il fatto che la disoccupazione sia in forte aumento, che un botto di gente sia in cassa integrazione o tema di entrarci a breve, che un numero notevole di persone guardi all’anno prossimo come al momento in cui rimarrà senza alcuna tutela dopo aver esaurito CIGS e mobilità e che in generale la vita sia decisamente più difficile pare non essere importante. Se non donate siete brutti e cattivi, se mugugnate siete solo i soliti egoisti menefreghisti che non hanno coscienza. Quindi, quando a ore pasti vi bombardano mediaticamente con le foto o i filmati del terzo/quarto mondo, non solo dovete ringraziare perché vi ricordano che vivete in un mondo di merda ma dovete anche darvi una mossa a mandare SMS. Il fatto, per niente banale, che quarant’anni di aiuti internazionali abbiamo fatto danni notevoli in molti paesi? Che gran parte dei fondi sia destinata, per infiniti rivoli di costi e corruzione, a non raggiungere l’obiettivo? No, meglio non parlarne. Sennò si guasta il Natale. Nell’occasione vorrei proporre un premio a quel genio che si è inventato il far scrivere lettere dei beneficiari verso i benefattori, mi immagino la scena ‘scrivi e disegna, sennò l’europeo l’anno prossimo non paga‘. Bello. Davvero complimenti.

 

Un buon rant stile terzo millennio dovrebbe finire qui. Magari con due parolacce in coda e/o una bella maledizione contro le caste, è di moda negli ultimi anni. Non sono un buon blogger, pazienza. Diciamo che ricordo una lezione del recente passato. Noi italiani all’estero ci siamo integrati nel momento in cui abbiamo imparato la lingua locale, ci siamo adeguati alle leggi e alle consuetudini e abbiamo smesso di costruire comunità in cui ci si isolava dal mondo esterno. Non è un caso se le little Italy non esistono più. Domanda: quando succederà lo stesso qui? Per ora l’unica parte che è stata appresa alla perfezione da tanti immigrati è quella che riguarda i meccanismi di accesso alle graduatorie dei servizi. Asili, case popolari, contributi economici. Più l’elusione e l’evasione fiscale, anche quello come concetto è passato.

12 thoughts on “Buonismo, no grazie.

  1. Sono d’accordo con te in tutto e per tutto, l’unica cosa che mi sento di aggungere è di come la Lega Nord abbia soffiato anche sul fuoco delle differenze tra le varie parti di questo paese portandoci tutti al punto in cui siamo adesso, ovvero agli italiani che si comportano con razzismo non solo verso gli stranieri ma anche con gli italiani provenienti da latre parti dello stivale.
    Ciao.

    • La Lega ha avuto buon gioco a rinverdire pessime abitudini già presenti nel nord Italia. Buona parte del suo successo iniziale deriva proprio dal populismo anti sud, in seguito passato / allargato agli extra comunitari.

  2. Chapeau!!
    Letto fino in fondo… è troppo tardi per riuscire a rispondere in maniera articolata a questo bell’articolo. Magari lo rileggo domani.

    Solo un breve appunto al commento di Nick: il razzismo contro gli italiani provenienti da altre parti del paese (per inciso dal Sud migrati al Nord) proviene da molto lontano. La Lega non esisteva nemmeno nelle (poche) cellule cerebrali di Bossi quando questi venivano definiti “terroni” e nei negozi del Nord venivano esposti cartelli che vietavano l’ingresso ai cani e ai meridionali. La Lega non si è inventata nulla… i semi dell’odio esistevano da decenni!

  3. …ed ecco il terzo che è arrivato fino in fondo!😀

    Uno dei problemi è quella cultura che ci spinge a pensare che le diversità siano “un problema”. Mai state, per noi. Anzi, in realtà sono state proprio quelle a darci, in passato, una connotazione di “unità”. Da quando abbiamo cercato un’unità nazionale copiando i paesi dell’Europa ci siamo disuniti sempre di più.
    Sarà deformazione professionale, ma io non posso esimermi dal pensare che ormai le generazioni di oggi (compresa la mia) siano fottute, bisogna investire sul futuro e cercare di educare le future generazioni a pensare e a scegliere, per vivere in un Paese migliore. Non c’è altro modo, l’educazione è l’unica cosa su cui si deve insistere. Educare al libero pensiero, alla libera scelta.
    Purtroppo è vero che un certo modo di pensare e di reagire è entrato in circolo nella nostra società di oggi. Pochi ne sono esenti. E non del tutto.

    E per quanto riguarda l’integrazione… Ci vorrà del tempo. Anche per gli italiani all’estero c’è voluto del tempo, perchè smettessero di ghettizzarsi e, quindi, di essere ghettizzati. In Francia e in Spagna questa cosa l’hanno capita, infatti quando arrivano immigrati che vogliono vivere in Francia (o in Spagna) vengono spediti ad abitare in condomini pieni di famiglie francesi. Così si integrano. Niente campi Rom, o quartieri rumeni, o arabi.

    Io, di natura, sono un fottuto buonista. Per non fare l’elemosina a mendicanti che so che pagano la loro quota al mafioso di turno mi devo sforzare. Però le alternative ci sono, ognuno le deve trovare, a modo suo.
    Io, grazie al mestiere che faccio, ho la possibilità di aiutare concretamente il mio paese (il futuro del mio paese) e anche il “terzo mondo” (ammesso che noi ne siamo fuori), facendo beneficenza mirata, collaborando e contribuendo al lavoro di ONLUS di cui conosco personalmente i dirigenti e che so in cosa investono i loro soldi.

    Comunque bello il rant di fine millennio, ci sta tutto.😀

    • Io non sono al di fuori degli schemi di pensiero che ho descritto, mi piacerebbe poterlo dire ma per raccontare balle preferisco altri palcoscenici. Quanto al futuro, unica cosa sensata a cui mirare, ho l’esigenza educativa ben presente dato che ho un bimbone di quattro anni. Proprio guardando lui e pensando a cosa si troverà di fronte trovo la spinta per fare tante cose e per cercare nel mio piccolo di insegnargli a scegliere. Le migliori risposte sul razzismo me le dà proprio lui, nel suo giocare serenamente con tutti i bambini e nel suo interrogarsi su perchè i bimbi possano essere marroni.
      Complimenti per la resistenza.😉

  4. E siamo a quattro temerari che hanno superato la soglia di attenzione media!😉
    Scherzi a parte, credo che danni molto grandi in Italia, accanto al razzismo declinata dalla Lega negli ultimi anni (ma già ben presente, come ha detto Hot), l’abbia fatto proprio il buonismo. Nessuno pensa da secoli che in mezzo a questi due -ismi c’è un intero universo e che è solo lì che si realizzerà la vera intergrazione. Perché se è sbagliato discriminare qualcuno in base a motivi assurdi come il colore della pelle o etnia di appartenenza, è altrettanto assurdo fare discriminazioni al contrario in cui sono tutti “poverini”, sono tutti bisognosi, sono tutti vittime e i cattivi sono solo gli italiani che non sanno accogliere e non sanno capire.
    Inoltre, comincio a stufarmi anche delle campagne a base di senso di colpa cui accenni e che in genere hanno come sottofondo: donate alla povera Africa perché è anche colpa vostra se stà così male, non vi sentite in colpa, ora che è Natale, per tanta abbondanza sulle vostre tavole, maledetti? E’ forse colpa mia o vostra se siamo nati qui piuttosto che da un’altra parte?
    Eravamo forse al governo del mondo quando hanno tracciato i confini degli stati del continente nero con un righello e si sono spartiti la torta?
    E’ per caso il nostro peccato originale perché siamo nati qua mentre per loro è implicita l’assoluzione? E questo “loro” e “noi” deve andare avanti parecchio? A parti invertite non si vedrebbero gli stessi comportamenti? Certo che sarebbe lo stesso, dato che apparteniamo alla stessa razza (la razza umana) e quindi siamo soggetti agli stessi meccanismi.
    Inoltre, per tanta miseria bisogna ringraziare anche i governanti africani, che tanto hanno contribuito alle miserie del loro continente.
    Ora dirò un’altra cosa molto poco politically correct, e amen: ho trovato molto razzisti alcuni senegalesi nel corteo di Firenze. Passi il momento di rabbia, ma è significativo che per loro siamo uguali all’assassino, e che siamo un popolo di razzisti he non ha voglia di fare un tubo e che fa curare i propri anziani da altri. Quindi in un certo senso ci sopportano perché non possono fare altrimenti ma ci disprezzano. Almeno quelli che hanno parlato. La rabbia ha fatto solo calare alcune inibizioni ma quei sentimenti erano gridati, urlati: gli italiani fanno schifo. Ora, io che vivo ad anni luce dal pensiero di un Borghezio, o dell’assassino di Firenze, avendo inoltre amicizie che vanno dal senegal al Marocco al Pakistan alla Russia, alla Romania, a Santo Domingo, ecc. e che mi faccio un mazzo così dalla mattina alla sera per arrivare in fondo al mese, sicuramente mi irrito un tantino a sentire queste frasi.
    Mi irrito ma passo oltre. Cerco di capire la rabbia e di non fare di tutte le erbe un fascio.
    Ma altri lo faranno? Oppure si scaverà un solco ancor più profondo tra le due culture e tra le altre mille che ci sono in Italia?
    E, certo, se i politici buonisti di turno passano all’incasso marciando nei vari cortei senza poi agire in concreto una volta seduti in parlamento, non si va da nessuna parte.

    • Quel ‘maledetti’ è meraviglioso, lo posso dire?🙂
      Quattro temerari fino in fondo al post, devo aver sbagliato i calcoli. La prossima volta aggiungo un paio di cartelle.
      Idiozie a parte i rischi di cui parli ci sono e diventano più probabili man mano che il quadro economico peggiora. Non è azzardato presumere che di fronte a disoccupazione in aumento e prezzi più elevati (inflazione + aumenti di IVA) questo genere di tensioni possa innescare altri episodi di scontro razziale-culturale. Il tutto con gli avvoltoi di parecchie parti politiche a soffiare sul fuoco per farsi vedere.

  5. Siamo in cinque.
    Ed ho poco da aggiungere, se non che la tendenza a cercare delle risposte semplici e stenografiche è forse una delle piaghe peggiori dell’attuale cultura dominante.
    La frase più pericolosa del mondo è “È semplice”.
    Il problema al momento non è che non ci sono risposte – è casomai che ce ne sono troppe, e tutte le più popolari sacrificano la realtà a favore della semplicità.

    • Ok, aggiungo quattro cartelle la prossima volta.🙂
      E dire che semplificare per altri versi è una specie di imperativo categorico dato il mare di ***ate che hanno infilato nella burocrazia, nell’accesso al mercato del lavoro e in tante altre situazioni dove sarebbero davvero necessarie risposte semplici. Le scorciatoie non esistono, non se si vuole ottenere un risultato sensato. Il brutto è che ho paura che spesso ho paura che non interessi il risultato giusto quanto invece risulta gradito quello che sembra ‘giusto’ secondo il sentire comune.

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