Downgrade

Quanto segue è un post di commento al recente declassamento del rating del debito pubblico italiano, assieme a quello di altri paesi europei, operato dall’agenzia Standard and Poor’s poco prima della chiusura della sessione di Wall Street di venerdì 13 u.s.

Avviso che verranno utilizzati toni polemici e che si procederà a fare ipotesi sulle ragioni di questo declassamento che esorbitano da quanto contenuto nelle dichiarazioni rilasciate dall’azienda citata. Scrivo questo post perché ho la forte impressione che ci trovi su un momento significativo non solo per l’economia europea o italiana.

Vi siete mai chiesti chi controlla le aziende che stabiliscono i rating? Standard & Poor’s, Moody’s e Fitch sono società per azioni e in ossequio alle regole del mercato si sa anche chi le controlla, potete controllare a questo link dal portale di ADN Kronos.

Riassumendo come stanno le cose Standard & Poor’s controlla circa il 40% del mercato e lo stesso fa Moody’s; il resto è in mano a Fitch. S&P è controllata da McGraw-Hill e la compagnia madre ha come principali azionisti Capital World Investors, T. Rowe Price associates, Black Rock Investments e Fidelity Managements and Research. Chi sono costoro? Aziende di dimensioni rilevanti che operano sul mercato che si basa sulle valutazioni delle agenzie di rating. Interessante, vero? Moody’s ha quattro azionisti principali, Berkshire Hathaway (Warren Buffett), Capital Research Global Investors, Capital World Investors (ma guarda!) e Fidelity Managements and Research (ma ri-guarda!). Poi c’è Fitch che è sotto il controllo di due azionisti, il finanziere francese Marc Euge’ne Charles Ladreit de Lacharrie’re e il gruppo Hearst.

Quindi i regolatori del mercato sono controllati da chi vi opera. Se poi si aggiunge che le entità finanziarie sopra nominate sono tra i maggiori player del mondo finanziario, che sono in rapporti strettissimi con le principali banche di investimento e i maggiori gruppi bancari mondiali appare un circuito che è difficile definire virtuoso. Per capirci la stragrande maggioranza delle transazioni significative di titoli, valute e commodities che vengono effettuate ogni giorno passa attraverso un numero ristretto di banche d’affari e gli orientamenti espressi da queste aziende sui mercati condiziona fortemente il loro sviluppo.

Ritornando al tema principale abbiamo una notizia: S&P ha abbassato il rating di numerosi paesi europei di un grado nella scala di valutazione e di due gradi nel caso dell’Italia. In sintesi la motivazione è che quanto fatto finora non è sufficiente per migliorare il quadro economico, generale e particolare, sia dei singoli paesi che dell’area europea. Senza offesa per gli altri, il dato di rilievo è quello della Francia che perde la valutazione AAA di massima affidabilità. Ma cosa è successo prima di questa decisione?

Fatto: i governi tedesco e francese hanno riconosciuto che la manovra effettuata dal governo Monti è efficace e fa allontanare l’Italia dalla zona di pericolo default. Lo stesso Monti ha in seguito incontrato il presidente francese e la cancelliera tedesca come pari e non come guida di un paese de facto commissariato.

Fatto: in sede europea si spinge per applicare la cosiddetta Tobin Tax, ovvero un prelievo su ogni transazione che avviene nelle borse appartenente ad alcune categorie di operazioni. Solo il governo inglese rifiuta questa decisione.

Fatto: Sarkozy ha dichiarato che la Francia è pronta ad applicare la Tobin Tax in maniera unilaterale in tempi brevissimi. La Merkel vorrebbe una decisione condivisa dagli altri paesi europei ma ha dichiarato di essere favorevole, lo stesso ha dichiarato Monti.

Fatto: in sede di incontri trilaterali (Francia, Germania, Italia) si sta ragionando sulla possibilità di conferire maggiori poteri alla BCE (sul modello della FED americana), di rafforzare il fondo EFSF (detto salva stati) per combattere le manovre speculative ai danni degli stati più esposti, di mettere in cantiere il progetto di emettere eurobond (titoli che si riferiscono all’intero debito dell’area euro e che verrebbero emessi e garantiti dalla BCE).

Fatto: nei suoi dieci anni di vita l’euro non solo è diventato una valuta importante ma si è posto come valuta di riferimento in ambito internazionale a scapito del dollaro americano.

Fatto: dopo la perdita del livello AAA da parte degli Stati Uniti sono aumentate le richieste da parte dei mercati per l’utilizzo dell’euro al posto del dollaro come valuta rifugio. In particolare la Cina ha iniziato a spostare parte dei suoi acquisti verso l’Europa.

Fatto: le ragioni sopra esposte portano l’Europa a 17 (area euro) a iniziare il cammino di ripresa che dovrebbe essere in grado di assorbire la crisi di alcuni paesi (Spagna, Portogallo, Italia, Irlanda) e di provvedere in maniera più efficace nei confronti della Grecia di concerto all’FMI.

In questo quadro si abbatte la decisione di S&P. È probabile che nei prossimi giorni anche Moody’s e Fitch si allineino al downgrade. Ma quali sono le conseguenze per i paesi interessati?

In generale si può affermare che un minor livello di affidabilità comporta una maggiore difficoltà a collocare i titoli di Stato. In pratica per venderli si deve offrire un rendimento maggiore e questo comporta di dover pagare interessi maggiori (si alza lo spread con i titoli di riferimento, i Bund tedeschi).

Ci sono comunque due casi più eclatanti degli altri. Per la Francia perdere la tripla A non è solo uno smacco sui mercati ma rappresenta una spinta potente nella competizione elettorale per l’elezione del presidente della Repubblica. Inoltre declassare la seconda economia europea rende molto più difficile realizzare gli eurobond; il livello di fiducia dei mercati verso questi titoli dovrebbe basarsi principalmente sulla Germania, unica superstite a rating AAA tra le economie maggiori dell’area euro.

Venendo a casa nostra passare a DUE livelli sotto per arrivare a BBB+ ha due conseguenze immediate. La prima è che anche i debiti degli enti locali classificati come A o A+ verranno declassati dal momento che non possono essere sopra il livello dello stato di riferimento, quindi anche i vari bond locali avranno maggiori difficoltà di collocamento (banche comprese).

La seconda conseguenza è devastante. I fondi pensione USA non possono acquistare o mantenere nel proprio portafoglio titoli con rating inferiore ad A. Quindi smetteranno di acquistarli e venderanno quelli in loro possesso se le altre agenzie ci declasseranno. Il tutto in un anno dove deve essere collocato una massa di titoli superiore al normale. Se ci avessero tolto un solo grado, da A+ ad A, la conseguenza citata non sarebbe significativa.

In pratica ci siamo presi uno spintone verso il baratro del default. Sia come Italia che come area euro. Ribadisco che se l’Italia crolla l’euro come moneta la segue un momento dopo. Chiaro?

Cui prodest? A chi giova tutto questo? Possibile che il nemico da abbattere per i grossi gruppi finanziari americani sia diventato l’euro? Data l’interconnessione elevatissima che esiste tra tutti i mercati mondiali, possibile che non ci si accorga che un disastro europeo trascinerebbe a fondo l’intera economia mondiale? Possibile che ci siano operatori che puntino a un crollo globale che si trascinerebbe per almeno un decennio?

Quale sarà la reazione europea? Non sto parlando delle dimostrazioni in Francia contro S&P o di quelle che potrebbero seguire nei vari paesi. Cosa farà il governo tedesco, quali provvedimenti prenderà quello francese, come agiranno gli altri paesi dell’area euro? Possibile che ci si prepari all’ennesimo black monday sulle borse senza fare altro?

S&P è la stessa agenzia che ha garantito fino all’ultimo su Lehman Brothers. Che ha spalleggiato a lungo Enron. Che non ha saputo prevedere molte delle conseguenze della crisi in corso. Su cosa basano la loro credibilità? Sulla tradizione? Perché in Italia o altrove non dovremmo prendere provvedimenti verso chi ha contribuito notevolmente alla crisi economica?

Sulla crisi ci stanno marciando in molti. Troppi. Sia a livello locale che globale. La stanno usando come pretesto per i licenziamenti, le riorganizzazioni, per eliminare o rarefare le tutele, per scardinare lo stato sociale. Le agenzie di rating non sono la malattia ma un sintomo, un agente del virus per debilitare ancora di più l’organismo. Come tutti i sintomi rischiano di essere contrastate con qualche medicina e nel nervosismo generale rischiano di pagare il prezzo più alto. Ricordiamocelo quando vedremo gli incendi. Perché non saranno gli ultimi.

29 thoughts on “Downgrade

  1. Appunto il momento per questa decisione è quantomeno sospetto, viene da chiedersi come mai continuiamo a seguire come oro colato questi “controllori”?
    In realtà, io mi chiedo se non sia arrivato il momento di fare davvero qualcosa in proposito.

    • Prendere provvedimenti si può. Ma non è semplice. La maggior piazza finanziaria europea è Londra e Cameron ha dimostrato chiaramente negli ultimi mesi di essere estremamente attento ai comandi della city, mettendosi contro chiunque voglia anche solo sfiorarne le prerogative. Credo ci siano due direttrici di azione interessanti da intraprendere. La prima è quella di creare un’agenzia europea di rating che sia del tutto slegata dai privati. La seconda è quella di verificare il collocamento in Europa dei fondi e relativi derivati dei controllori di S&P. Io ho fatto qualche minima verifica e c’è da mettersi le mani nei capelli.

  2. Questi sono i segnali (e nemmeno i primi) di una guerra economica suicida.
    Qualcosa che da sotterraneo sta diventanto sempre più manifesto.
    Riporto due passi significativi del tuo articolo, che identificano esattamente il mio pensiero, come sai, e come ho espresso anche apertamente:

    “Fatto: nei suoi dieci anni di vita l’euro non solo è diventato una valuta importante ma si è posto come valuta di riferimento in ambito internazionale a scapito del dollaro americano.

    Fatto: dopo la perdita del livello AAA da parte degli Stati Uniti sono aumentate le richieste da parte dei mercati per l’utilizzo dell’euro al posto del dollaro come valuta rifugio. In particolare la Cina ha iniziato a spostare parte dei suoi acquisti verso l’Europa.”

    La cosa davvero scandalosa di questa situazione è la presunta credibilità di questi vampiri delle aziende di rating la cui collusione con le eminenze grigie dell’economia mondiale (quel gruppo di pochi speculatori che direttamente o indirettamente condizionano la vita politica ed economica mondiale) è ora, più che in passato, evidente. Se qualcuno là fuori ha letto “Superclass” di David Rothkopf dovrebbe sapere esattamente di chi si tratta.

    Difficile non avere una visione “complottista” di ciò che sta accadendo.
    Difficile pensare che il tutto derivi dai meccanismi autoregolanti dell’economia…
    Nemmeno è facile capire come tutto ciò possa avvenire nel silenzio (nella assoluta mancanza di commenti) dei nostri governanti…
    La voce più grossa è stata fatta dalle autorità finanziarie di Pechino che hanno il coraggio di mettere in dubbio la credibilità e l’imparzialità di S&P.

    Qui si sta a guardare, mentre l’imbarcazione va a fondo… come se fossimo su una nave della Costa Crociere!!

    • E’ la famosa catena dei predatori. S&P controllata da McGraw-Hill, McGraw-Hill controllata da quattro gruppi finanziari, i quali controllano direttamente o indirettamente miliardi di euro collocati nelle borse e nei mercati di tutto il mondo. Per fare un esempio, frau Merkel ha idea di quanto sia esposta Deutsche Bank con questi signori? M’sieu Sarkozy ha idea di quanto sia grave la situazione di Paribas?
      Guarda le manovre fatte su Unicredit per metterla in difficoltà, non a caso sull’unico player europeo che abbiamo come sistema-Italia. Guarda la difficoltà che incontra Generali nei suoi investimenti verso est.
      Niente di nuovo sotto il Sole, basterebbe ricordare il dualismo Cefis-Mattei.

      • E poi si parla di conflitto d’interessi…
        Quanto si può guadagnare quando si tengono in mano le leve di controllo?
        Come possono le vacche chiedere di smettere di essere munte?
        E’ il momento di tirare qualche cornata?

      • Le vacche sono magre, hanno fame e cominciano a guardare molto male l’allevatore. E una zoccolata tirata da una mucca non è un’esperienza che si va in giro a raccontare. Quanto alle leve di controllo, well, se cominciano a darti la caccia per la strada ti ci voglio vedere a controllare alcunché. In questo mondo tutti possono sapere tutto e non c’è esercito di guardie private che possa metterti al riparo.

  3. Io faccio sempre un paragone diciamo sportivo… come fa il gioco a essere corretto se i giocatori, l’arbitro, gli scommettitori e gli allibratori sono tutti d’accordo?
    Se io scommetto sulla sconfitta della squadra A farò di tutto per fare in modo che questa perda…

  4. Analisi corretta e ineccepibile.
    Si tratta di una serie di manovre (iniziate negli anni ’80 – questo è il finale di partita) il cui scopo ultimo è portare il controllo della società civile nelle mani di una elite industriale, annientando le basilari strutture democratiche.
    Che detto così pare uno sproloquio da Prima Internazionale, ma è invece una amara constatazione.
    Il fine ultimo è feudale – un numero ristretto di potenti che si accaparrano ogni diritto e privilegio, ed una massa di servi della gleba che devono lavorare per mantenere l’elite. E se non ce la fanno a mantenere anche se stessi, che crepino (sono in tanti, comunque).

    D’altra parte, gli abbiamo lasciato comprare i politici, ed i politici sono stati ben felici di farsi comprare.
    Abbiamo lasciato che svendessero l’educazione e lo stato sociale, e i politici sono stati ben felici di avviare la svendita.
    Con fiero atteggiamento da sudditi abbiamo commentato ogni nuova bruttura con “Tanto il potere ce l’hanno loro, va sempre a finire così, è inevitabile, in fondo ce lo meritiamo…”
    Ora sistemare le cose diventa dannatamente complicato.
    E potenzialmente nocivo alla salute di molti.

    • Eppure si può. Senza fare colpi di stato o roghi immani. Temo che nel nostro paese il cambio sarà più brusco che in altri luoghi, che arriveremo sulla seconda ondata come nel ’68. Ma dobbiamo arrivarci e dobbiamo imparare a tenere presente il passato, vizio che in Italia abbiamo da secoli. Il passo da superare è ‘armiamoci e partire’. Spero molto nel risveglio delle donne, qualche bel segno c’è stato di recente.

      • Il problema è che ormai la situazione e globale, e quindi il cambiamento deve esserlo a sua volta.
        Gli italiani dormono – ma non sono gli unici.

        Il mio timore è che anche questa volta chiuderemo la stalla quando i buoi si saranno già dati alla macchia da tempo.
        O che molto più semplicemente, la maggioranza accetterà di ornare in un quieto e rassicurante medioevo in cui si sputa sangue, sì, ma per o meno non si hanno responsabilità di alcun genere.

      • Scenario possibile ma non credo sia il più probabile. Con lo stato sociale a un passo dal crollo non credo che il sonno continuerà per molto. Il problema grosso sarà la direzione che prenderà la protesta, difficile chiedere raziocinio a chi si è deciso a fare danni.

  5. Faccio fatica a trovare pecche in questa analisi che fai. Il problema è come ne veniamo fuori.
    Condivido il timore che il disegno finale delle èlite sia un mondo post-feudale, con una massa di poveracci che lavorano per loro, ma è anche vero che possiamo cambiare perché bene o male un po’ di democrazia in qua e là nel mondo c’è stata quindi sappiamo cos’è (all’incirca, almeno in teoria). Non siamo neppure mediamente ignoranti come i contadini del medioevo, siamo connessi come mai prima nella storia del mondo quindi – porca miseria – bisogna “solo” prendere coscienza dei propri diritti e rivendicarli.
    E cercare a partire dalle piccole cose di pretendere di più per noi stessi e di dire NO a un sistema marcio e perverso.
    Insomma, siamo a un maledetto bivio: se chiniamo il capo ora sarà per sempre, se lo alziamo forse ce la possiamo fare.
    Temo però che solo una cosa sia quella di sempre, dall’alba del mondo: non ci si dà mai una mossa finché non siamo costretti (tipo per fame). E tipicamente in questi casi è un po’ tardi, allora si passa alla violenza. La vera novità sarebbe far massa critica prima di esservi costretti.

    • Ciao, il punto è proprio marcare una differenza con il passato. Se è vero che siamo informati e connessi come mai prima deve essere possibile anche far pesare le proprie opinioni e i propri bisogni in maniera diversa rispetto a prima. Dobbiamo stare addosso alla nostra classe dirigente, costringerla a fare quello che serve al nostro paese e non alle varie caste. Devono capire che senza di noi non sono nulla e che il potere viene solo dal basso, recuperando da capo il concetto di democrazia.

  6. Come al solito altra ottima analisi da parte tua.
    Non sei il solo a nutrire sospetti sulla credibilità delle agenzie di rating, anche Draghi oggi ha esortato a dare minore peso a questi giudizi evidentemente non disinteressati.
    Ovviamente questo non risolve i problemi, ma fa comunque piacere vedere che anche ai vertici, di tanto in tanto, vengano rilevate e fate presenti queste contraddizioni.

    • Draghi, diversi ministri nella giornata di ieri, un bel numero di personaggi importanti in Europa. Adesso stiamo a vedere se fanno qualcosa oltre che fare dichiarazioni. Hanno declassato anche il fondo EFSF (conseguenza del downgrade francese), ormai sono del tutto allo scoperto.

  7. Il problema della debolezza italiana però rimane. Come pure il problema della dipendenza del potere politico da quello finanziario. E come anche la dipendenza del cittadino medio verso una serie di comodità che può avere solo facendo parte del sistema come utente/contribuente/consumatore.
    Anni fa dicevo in modo paradossale che invece di trascinare la Cina verso la democrazia, l’occidente sta andando verso la Cina imitandone organizzazione e modus operandi. Ecco, questa è la mia peggiore paura…

      • Dipende di chi parli. Se ti riferisci all’elite di sicuro. Quello che possiamo invidiare di sicuro è la massa monetaria che hanno accumulato, quella sì condizionante nel trattare con il prossimo.

    • Credo che alla fine sarà la Cina ad assomigliare a noi e non il contrario. Il gigante ha più problemi di quello che appare e dover soddisfare un miliardo e trecento milioni di cittadini non è certo una cosa da poco. Noi non possiamo imitare la Cina, loro non possono essere come noi adesso. Sarà un processo doloroso e non scevro di problemi.

  8. Scenario davvero inquietante, ma prima o poi dovevamo aspettarcelo. C’è anche l’India che si sta facendo sotto e prima o poi anche l’Africa si sveglierà, o no? Forse sarà il caso di rendersi conto che abbiamo vissuto per troppo tempo al di sopra delle nostre possibilità. I nodi vengono sempre al pettine.
    Grazie per il bell’articolo.

    • L’India sta andando molto forte da diversi anni, non a caso viene associata a Brasile, Russia e Cina nell’acronimo BRIC quando si parla di economie emergenti. Aggiungerei Australia, Indonesia, Sud Africa al mazzo. Per quanto riguarda l’Africa ci sono notizie interessanti, negli ultimi tre anni diverse economie depresse si stanno risollevando.
      Noi europei possiamo giocarcela sul piano delle tecnologie e se non investiamo sulla ricerca…

    • Benvenuto! Le azioni concrete vanno in più direzioni, dipende dal livello a cui si opera. Se si fanno operazioni finanziarie e/o investimenti suggerisco di evitare i fondi riconducibili alle aziende che ho citato, lo stesso vale per le polizze unit e index linked. A livello più basso o di azioni più di tutti i giorni basta il buon senso; privilegiare chi pratica buon commercio (personale regolarmente assunto, rispetto delle norme fiscali), gestione intelligente delle proprie risorse (comprare da filiere corte, usare bene l’energia), collaborare con le proprie forze al bene comune (chiedere sempre gli scontrini / fatture, rivolgersi alla GdF se dovesse essere necessario). Non sono cose eclatanti ma contano. La prima da tenere sempre presente è quella di rimanere svegli. ;-)

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