Concordia – Una storia Italiana

Questo post è un articolo di Cristiano Pugno, alias Beppeiaf, io ho contributo solo in minima parte per integrare alcune informazioni. Data la rilevanza dell’argomento abbiamo deciso di comune accordo di pubblicarlo entrambi. Il post originale lo trovate qui.

 

Ho aspettato a lungo a scrivere questo articolo, ho volutamente aspettato che si placassero le polemiche dei primi giorni, il clamore e lo sciacallaggio dei media alla ricerca della facile lacrima.

A mente fredda vorrei ragionare su quello che è accaduto davanti a “Giglio Porto” quasi un mese fa.

Non mi interessa sapere cosa è successo o di chi è la colpa, partiamo dal dopo. La nave ha urtato uno scoglio semi-sommerso e causa l’ alta velocità ha sfracellato circa 70 metri dell’ opera viva (la parte di nave che normalmente è sott’ acqua).

Da quel momento siamo ritornati indietro di 100 anni. La compartimentazione non ha tenuto o non è stata sufficiente e l’ acqua è entrata in sala macchine, i motori si sono spenti. Nel momento in cui una nave ha i motori spenti è come un fermacarte, niente propulsione, niente pompe di sentina, niente timone.

Ma non avrebbero dovuto esserci dei sistemi di sicurezza rindondanti? In teoria sì e forse qualcosa è rimasto visto che le immagini della Concordia nei primi momenti la mostrano con tutte le luci accese e sembra che il Comandante sia riuscito a calare le ancore.

E qui iniziano le domande. E’ possibile che una nave di quelle dimensioni possa perdere l’ equilibrio con uno squarcio di soli 70 metri su di un lato della carena? Quali sono gli indici di sicurezza per il ribaltamento utilizzati per certificare una nave di quella stazza?

Ma a bordo cosa stava succedendo?

La ricostruzione è confusa, non si capisce se la catena di comando è salda. Se il personale ha presente il suo ruolo nella gestione dell’ emergenza. Testimonianze e registrazioni amatoriali sembrano dimostrare che parte del personale non fosse neppure in grado di comunicare in inglese con i passeggeri o di come seguire le procedure standard di evacuazione.L’ unica cosa che posso capire è la ritrosia del Comandante a schiacciare il pulsante dell’ “abbandono nave”.

Normalmente il Comandante di un imbarcazione (di qualsiasi dimensione) è Dio, ed ha praticamente tutti i poteri senza nessuna democrazia, rispetto a qualche secolo fa è stata eliminata la possibilità di gettare a mare clandestini e pirati ma per il resto siamo ancora ai tempi di Drake; dopo aver premuto il tasto per Lui si innescano una serie di meccanismi che possono stritolarlo.

Da una parte l’ Armatore che vuole la sua pelle per aver abbandonato 500 milioni di euro, dall’ altra la Capitaneria di Porto che deve gestire l’ emergenza, e poi 4200 persone (praticamente una città) da far scendere da una nave che si sta inclinando senza controllo.

A posteriori e con una buona dose di cinismo possiamo dire che l’ evacuazione è stata un successo. Percentualmente le perdite sono state bassissime e portare a terra 4200 persone in massima parte non addestrate è un risultato ottimo.

Chi parla delle vittime che si sarebbero potute salvare non ha idea di cosa dice, nemmeno se fossero stati 4200 marinai professionisti ci sarebbero state zero vittime in quelle condizioni, anche se tutto è perfettibile.

Purtroppo il dilagare del panico e la mancata conoscenza della situazione da parte degli occupanti è stata fatale, se avessero combattuto il panico sarebbero potuti scendere con tranquillità anche la mattina dopo. Una nave di quelle dimensioni fornisce sicurezza, calore e asciutto per ore dopo il naufragio ed è molto più stabile di una zattera autogonfiabile. Forse anche questo è stato il pensiero del Comandante, ha sperato di poter tenere tutti a bordo sino all’ arrivo dei soccorsi.

Giriamo ancora pagina.

Chi ha gestito i soccorsi?

Qui il groviglio diventa inestricabile. La prima chiamata arriva ai Carabinieri (sic.), che la girano alla Capitaneria di Porto, questi telefonano al Comandante. Dopo varie conversazione chiamano una vedetta della Guardia di Finanza chiedendo di andare a vedere la situazione!

E intanto i minuti passano. Il concetto di ‘golden hour’, noto a chiunque si occupi di soccorso vale per estensione anche in caso di disastri come questi. Quanto tempo si è perso?

Alla motovedetta della GdF si aggiungono: Capitaneria di Porto, Carabinieri, Polizia di Stato, Vigili del Fuoco, Protezione Civile, Marina Militare ovviamente ognuno con i suoi standard, linee di comando e protocolli di intervento. In più una pletora di autorità civili che a vario titolo chiedono informazioni e cercano di mettere a disposizione il necessario per ospitare / soccorrere i naufraghi.

Vivvadio almeno in mare le frequenze radio sono le stesse per tutti.

In un modo o nell’ altro arrivano quasi tutti a terra.

Per alcuni giorni il balletto dei dispersi (comprensibile) alterna gioia e disperazione dei parenti, poi dopo il salvataggio degli ultimi tre intrappolati nella nave da parte dei Vigili del Fuoco il clamore si placa. Ma sulla nave continuano ad operare gli speleo-sub dei VdF, i sub di Carabinieri, Polizia e GdF, gli incursori del ComSuBin. Tutto sotto l’ occhio vigile della Protezione Civile e degli specialisti di recupero della ditta incaricata dall’ Armatore.

Ma vi sembra normale?

Tagliamo spese sociali con l’ accetta e non vogliamo prendere in mano la questione dell’ organizzazione della vigilanza e del soccorso in mare.

Quando capiremo che sul mare, per le operazioni civili, deve esserci un unico soggetto (Capitaneria di Porto) ad operare sul modello della Us Coast Guard americana? Sino a che continueremo a mantenere una pluralità di soggetti non riusciremo ad investire le risorse necessarie per avere un corpo all’ altezza delle sfide del nuovo millenio. L’unica eccezione deve rimanere il CSAR (Combat Search And Rescue), di stretta competenza militare (nel caso italiano della Marina Militare).

Sul territorio, per laghi e fiumi tanto per capirci, ha senso che se ne occupino i VdF. Il personale dei CC, GdF e Polizia deve essere assegnato ad altri compiti, legati alla sicurezza dello Stato e alla prevenzione del crimine. Già eliminare i centri di costo e semplificare le gare d’appalto sarebbe foriero di risparmi notevoli, unificare la formazione e l’aggiornamento del personale, semplificare la catena di comando e gestire in maniera diversa la comunicazione con enti come la Protezione Civile e le Prefetture migliorerebbe in maniera impressionante tempi e modi di intervento.

Tempi come questi, dove tagliare è diventato l’unico orizzonte, devono essere proprio quelli che consentono di eliminare gli orticelli creati per intascare soldi dello Stato e tutte le ridondanze che ci allontanano dall’efficienza dei nostri partner europei.

Oggi il sistema Italia rincorre le emergenze e si affida solo alla capacità di improvvisazione dei nostri operatori, loro sì spesso in grado di supplire alle idiozie della disorganizzazione. Vicende come quella della Concordia ci danno un messaggio molto chiaro. Così non possiamo andare avanti.

8 thoughts on “Concordia – Una storia Italiana

  1. Vuol dire che d’ora in poi l’Italia sarà un paese di poeti, santi, navigatori, eroi e… soccorritori! Quest’aspetto, dell’incapacità di organizzare e razionalizzare, è un altro dei motivi per cui la società traballa e non riesce a darsi una regolata seria. Tutto quello che viene fatto è gestito alla “viva il parroco” come si diceva una volta giocando a pallone nei campetti dell’oratorio: l’importante era allontanare la palla dalla propria porta, a qualsiasi costo e in qualsiasi modo. I governi finora hanno provveduto solo a tappare buchi di bilancio, a fare leggine per accontentare questo e quello; ma non c’è mai stata idea chiara di “stato” una linea direttiva univoca che dicesse: vogliamo fare dell’Italia “questo”. O meglio, forse c’è stata ma l’idea non era delle migliori. Stai più efficienti (non dico migliori) del nostro hanno messo anni a costruire un welfare che gli permettesse di affrontare le emergenze, esse siano economiche o naturali o sociali; ma l’hanno fatto e ora (vedi Norvegia) si trovano in una situazione sicuramente migliore della nostra. Da noi questo discorso non mai stato neanche iniziato. E le polemiche sulla Protezione Civile di questi giorni, secondo me, mostra a che punto siamo: Bertolaso era meglio di Gabrielli, forse perché era espressione di una cricca che ha governato e, in fondo, continua a tenere il timone della nave-Italia, tanto per restare in argomento.

    • Parto dal fondo, Bertolaso NON era migliore di Gabrielli. Aveva autonomia di spesa, se vai a vadere spendeva più di un ministero, di conseguenza poteva nominare commissari come gli pareva, evitare le gare d’appalto o accorciare qualsiasi procedura. A Gabrielli questo non viene consentito. Bertolaso ha sprecato centinaia di milioni. La Protezione Civile è una necessità di un paese civile ma deve essere strutturata e gestita in armonia con gli altri enti come era agli inizi, ai tempi del 1976 con Zamberletti.
      Per quanto possa sembrare assurdo la gestione delle emergenze va programmata. A partire dalla catena di comando che deve essere breve e comprendere i massimi livelli del paese. In una nazione esposta a rischi idrogeologici come la nostra non sono in sicurezza che una minima parte dei corsi d’acqua, non esiste una mappa aggiornata delle frane, intere regioni non hanno mai fatto una cassa d’espansione. Questi sono minimi esempi.

      • Scusa ma mi sono espresso male! La frase: “Bertolaso era meglio di Gabrielli” era messa in bocca a chi critica Gabrielli e l’attuale situazione perché “partigiano” e “padrino” del suo predecessore, quindi la mia affermazione esatta è: Gabrielli è meglio di Bertolaso. Per il resto il mio era un discorso generale di gestione della cosa pubblica, il che comprende chiaramente anche il discorso “Protezione Civile”; su tutto naturalmente, non posso che essere d’accordo con te.

  2. Il sistema Italia non è che sia fallimentare, semplicemente non esiste. E non esiste perchè in questi trenta anni è stato scientemente distrutto dai soliti che hanno messo Bertolaso, e che hanno fatto in modo che Gabrielli non avesse poteri.
    Intanto nedl resto del mondo il caso Concordia ha di nuovo dato un immagine da polli del nostro paese.
    Beòllo, vero?

    • Devo contraddirti in maniera paradossale. Non esiste un sistema Italia, ne esistono troppi. Moltiplicazione di uffici e di posti strapagati, fondi pubblici che prendono vie a dir poco fantasiose. La minima emergenza o evento leggermente fuori dal normale mostra la solita folla di pupazzi impegnati a dimostrare la necessità della propria esistenza.

  3. Innanzi tutto complimenti all’autore per l’eccellente analisi e a te per aver contribuito.
    Credo anch’io che questo caso sia emblematico di quanto siamo disfuznionali come Paese. Un paese non fatto “per l’ordinaria amministrazione”, come ha detto qualcuno.
    Ebbene sì, ogni tanto vorrei “annoiarmi” con un po’ di prevedibilità scandinava. Non saranno perfetti, non saranno il top dell’universo ma mi sono stancata di vedere che tutto intorno a me non funziona.
    Mi sa tanto che, se non ci siamo (ancora) autodistrutti, è perché c’è un sacco di gente normale che ha imparato ad arrangiarsi parecchio nonostante quello che manca, o che potrebbe essere fatto meglio, o che non viene fatto da chi dovrebbe saper far qualcosa ma invece è un fantoccio messo in posti strategici dagli amici degli amici.
    Nel bene e nel male facciamo sempre ricorso alla “fantasia”. Per gestire situazioni che richiederebbero semplicemente l’applicazione di protocolli risaputi e poco fantasiosi, o una ottimizzazione logica delle cose. E per salvarci dalle conseguenze di tanta…creatività.

    • Cristiano ha fatto un ottimo lavoro, frutto del suo amore per il mare e della voglia di vedere finalmente le cose fatte in maniera sensata anche in Italia. È vero che siamo il paese dell’improvvisazione, della creatività e spesso delle buone idee. Ma la capacità di evitare la burocrazia inutile a favore della pianificazione è evento alquanto raro, stile aurora boreale a sud.
      La cosa più assurda è che abbiamo tutto per farcela. Anche i fondi, eterno lamento di tutte le amministrazioni. I soldi che abbiamo, usati bene e senza clientele, basterebbero a dare finalmente una struttura adeguata alle esigenze.

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