Il prezzo della corruzione

Torno all’argomento delle classifiche internazionali che avevo trattato qualche post fa (qui) per una considerazione sull’impatto che queste notizie possono avere per un paese come il nostro. Utilizzo una delle classifiche più citate dai media, quella sulla percezione del livello di corruzione (Corruption Perception Index) stilata da Transparency International.

Transparency International – CPI – serie storica delle posizioni italiane a partire dal 1998

1998 – 39esimo posto (su 85 posizioni)

1999 – 38esimo posto (su 99 posizioni)

2001 – 29esimo posto (su 91 posizioni)

2002 – 31esimo posto (su 102 posizioni)

2003 – 35esimo posto (su 133 posizioni)

2004 – 42esimo posto (su 145 posizioni)

2005 – 40esimo posto (su 158 posizioni)

2006 – 45esimo posto (su 163 posizioni)

2007 – 41esimo posto (su 179 posizioni)

2008 – 55esimo posto (su 180 posizioni)

2009 – 63esimo posto (su 180 posizioni)

2010 – 67esimo posto (su 178 posizioni)

2011 – 69esimo posto (su 182 posizioni)

Nota: il numero delle posizioni varia in funzione di quanti ex aequo compaiono nella classifica, le rilevazioni sono sempre globali.

Penso sia facile dedurre che perdere 30 posizioni nell’arco di pochi anni sia sintomo di una condizione in rapido peggioramento, nonché di una distanza sempre maggiore tra il nostro paese e i partner europei. Difficile anche non pensare che un fattore come questo non sia pesante nella considerazione di chi dall’estero voglia investire in Italia. 

Il peso della corruzione nel nostro paese viene attualmente valutato in sessanta miliardi di Euro all’anno ma questa cifra, pur impressionante, non è il lato peggiore della cosa. Quello che ci danneggia di più è lo squilibrio competitivo, la costante che distorce qualsiasi livello di appalto e rende la reputazione del nostro paese poco più di una barzelletta.

Tra i nostri partner europei (intendendo con questa definizione l’Europa a 27 stati) l’unico ad avere un livello di corruzione maggiore del nostro è la Grecia che non a caso è sprofondata in una sorta di default tecnico che ha fatto scattare il pagamento dei famigerati CDS (Credit Default Swap) per svariati miliardi di Euro. Ma come risultava la Grecia nelle classifiche CPI?

Transparency International – CPI – serie storica delle posizioni greche / italiane a partire dal 1998

1998 – 36esima (su 85 posizioni) Italia 39esima

1999 – 36esima (su 99 posizioni) Italia 38esima

2001 – 42esima (su 91 posizioni) Italia 29esima

2002 – 44esima (su 102 posizioni) Italia 31esima

2003 – 50esima (su 133 posizioni) Italia 35esima

2004 – 49esima (su 145 posizioni) Italia 42esima

2005 – 47esima (su 158 posizioni) Italia 40esima

2006 – 54esima (su 163 posizioni) Italia 45esima

2007 – 56esima (su 179 posizioni) Italia 41esima

2008 – 57esima (su 180 posizioni) Italia 55esima

2009 – 71esima (su 180 posizioni) Italia 63esima

2010 – 78esima (su 178 posizioni) Italia 67esima

2011 – 80esima (su 182 posizioni) Italia 69esima

Come si può notare fino al 1999 la Grecia aveva una reputazione migliore della nostra. Solo dopo il 2000, dopo i notevoli sforzi fatti per l’adesione alla moneta unica si cominciano a sentire i primi accenni di possibili manovre sui conti pubblici ellenici, voci poi rivelatosi purtroppo vere qualche anno dopo. Va comunque fatto notare come in alcuni anni successivi (2004, 2005, 2008) non ci sia poi molta distanza tra le posizioni italiane e quelle indicate per la Grecia.

Dato il fresco esempio dato dal caso greco e le costanti tendenze della speculazione internazionale ad attaccare l’area Euro (stanno pestando il Portogallo in queste ultime settimane) appare chiaro come si debba agire con grande decisione per ridurre fortemente l’impatto della corruzione nella nostra economia. Per quanto possa sembrare strano, l’influenza del crimine organizzato non è poi marcata nel fenomeno in Italia. Il malcostume si è sviluppato a tutti i livelli come ci dicono le inchieste della magistratura e i rapporti della Guardia di Finanza.

L’unica possibilità è data da un massiccio sforzo della pubblica opinione, modificare il sentire i corrotti come “furbi”, smetterla di cercare scorciatoie quando ci si rivolge ai vari ambiti della PPAA. Per esperienza personale posso affermare che la via giudiziaria, specialmente nel civile, è molto lunga come tempi ma che nel complesso il sistema funziona. Tocca perseverare, tirare dritto di fronte a chi cerca di indicarci vie illecite o meno che legali.

11 thoughts on “Il prezzo della corruzione

  1. Mah, io invece ormai ho perso fiducia. La PPAA (e sotto questa voce includo anche tribunali e amministrazione giudiziaria) mi pare solo un gigantesco meccanismo che va avanti per forza d’inerzia ma senza alcuna manutenzione o controllo di qualità o verifica delle avarie.

    • Sul fatto che la PPAA sia un abnorme carrozzone siamo d’accordo, sulla sua ineluttabilità francamente no. Ho avuto esperienze diverse tra Emilia Romagna, Piemonte, Lombardia, Veneto e ora Toscana, non mi sembra tutto ‘sto monolite. Ad ogni modo a un singolo cittadino che voglia stare nei limiti di legge non è che abbia tutte queste possibilità oltre al rivolgersi all’ente X interessato. Nella mia esperienza cercare le scorciatoie è fonte di problemi.

  2. Quest’interessante post mi convince sempre di più che quello che l’attuale governo sta facendo (o vorrebbe fare) è sulla giusta strada: ridare credibilità all’Italia, come paese, riformulare leggi e farne di nuove per darle un volto moderno, colpendo tutte quelle sacche di resistenza mafiosa e corporativistica che finora l’hanno affossata. Il fatto che molte cose proposte dal governo Monti non siano state poi attuate per i veti partitici, non fa che confermare come il cancro sia ancora ben vivo nel parlamento e che finché ci troveremo le facce dei nostri politici, tutti o quasi, alle conferenze stampa o sui manifesti elettorali, la musica non cambierà. Il discorso sull’art. 18, secondo me, è emblematico: si è detto “sì” o “no” senza sapere neanche quali siano effettivamente i casi in cui era applicabile la nuova normativa. Tutti gli interventi in cui si è finora detto, parlando contro la riforma: mi sembra che questo fatto “potrebbe diventare l’occasione da parte del datore di lavoro per… ” hanno evidenziato a mio avviso come si tratta di una presa di posizione “a prescindere”. Quante volte abbiamo sentito di reintegri “ingiusti”? e nessuno ha mai protestato per questo! Quanti sono i sindacalisti (e qui scendiamo su un piano non più generale e nazionale, ma locale, quindi radicato nel territorio, come amano dire molti riempiendosi la bocca di paroloni) che hanno sistemato se stessi e la propria famiglia proprio grazie al loro lavoro nel sindacato. Personalmente ho sentito (nei 5 anni in cui sono stato RSU) di 3 segretari provinciali; tutti sono arrivati e dopo circa un anno avevano già trovato altra e redditizia occupazione, guarda caso tramite le aziende con cui avevano avuto a che fare. Se dobbiamo andare a vedere le cose nel concreto e nello specifico, anche queste sono realtà. E si potrebbe chiedere anche a qualcun altro, che segue assiduamente questo tuo blog, di come i sindacalisti abbaino innanzitutto pensato, in una situazione disastrata dell’azienda, a sistemare la propria posizione e poi a dire: mi dispiace, non si può fare niente! Allora c’è bisogno di una riforma che si possa toccare con mano e che parta dalle fondamenta. Questo, secondo me, porterà ad una crescita di credibilità e la gente avrà anche maggiore voglia di agire correttamente; e sarà la gente stessa che combatterà la corruzione. Scusa per lo sproloquio e, forse per essere andato fuori tema.

    • Non sei fuori tema, stai facendo collegamenti. Nell’economia, come in qualsiasi ambito umano non c’è nulla di isolato e tutto si collega. L’Italia è un sistema alla deriva, che tira avanti in parte per inerzia, un pò per obbligo, molto per traino altrui e un minimo per quelle isolette felici dove regnano ricerca e innovazione.
      Quanto ai sindacati, hanno abdicato alla loro funzione reale, cioè la rappresentanza dei lavoratori da vent’anni. Per diventare, spesso, quello che hai descritto. La domanda è: perché ci si continua a iscrivere e a sostenerli? Perché, di contro, i fenomeni di base altro non aspirano che a riprodurre quegli schemi? Un proverbio delle mie parti, tradotto, suona così: uno per me e per quegli altri se ce n’è. Fino a quando la logica è simile a questa diventa difficile fare altro.

  3. Eccomi quà! Mi sento chiamato in causa da TIM, e purtroppo devo confermare che molti dei mali del sindacato è l’atteggiamento sbagliato attuato da singoli sindacalisti ( non tutti ma alcuni si).
    Sulla situazione italiana e greca, purtroppo sono situazioni conosciute ma di cui fino a poco fa si evitava di parlane.
    Vi siete mai chiesti il perchè?

    • Su quanto è accaduto in Grecia e in Italia (ma non dimentichiamo Portogallo e Irlanda) gli addetti ai lavori segnalano fior di problemi da anni, anche pre 2008. Sui media al massimo compaiono articoli tecnici tranne che nell’ultimo periodo dove abbondano i racconti dalla Grecia con il sottofondo “guardate cosa abbiamo rischiato e siate grati al governo che ve lo ha evitato”.
      Le notizie possono essere frutto di manipolazione o presentate per manipolare. Per fortuna c’è la Rete e la possibilità di contattare direttamente chi ci interessa.

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