Telecamere

Telecamere. Dovunque. Installate per sicurezza, per monitorare gli accessi alle zone riservate, per la sorveglianza del traffico, per consentire di controllare a distanza. Ce ne sono più o meno dappertutto, sembrano la dimostrazione palese dell’onnipresenza, del Grande Fratello orwelliano. Con questo livello di sorveglianza, dovrebbe esserci un livello di deterrenza notevole o almeno ci dovrebbe essere un apporto consistente alle indagini di Polizia.
Beep! Primo errore. La stragrande maggioranza delle telecamere che vedete in giro è scarsamente utile, da tutti i punti di vista. Vediamo perché. Per prima cosa molte videocamere sono decisamente obsolete, in binaco e nero, hanno un basso numero di fotogrammi / minuto e un livello di definizione ridicolo, aggiungeteci che vengono pulite ogni morte di papa e arriviamo alla definizione di “inutile”. Altre vengono spostate rispetto al posizionamento ottimale o vandalizzate, altre ancora si ritrovano con il campo di ripresa parzialmente oscurato per il successivo montaggio di cartelli o altri ostacoli.


Poi c’è il normale ciclo operativo da considerare. Le telecamere sono esposte spesso in maniera diretta agli agenti atmosferici e specialmente quando sono motorizzate devono essere sottoposte a cicli di manutenzione o sostituzione piuttosto costosi. Se pensate che molte sono gestite da enti pubblici, con tutto il caos burocratico-decisionale del caso, ecco che le normali scadenze vengono spesso posposte con tutto il carico di malfunzionamenti che comportano. Il fattore vandalismo è diventato sempre più pesante negli anni, l’associazione di idee “telecamere=controllo” ne fa un facile bersaglio per qualsiasi esagitato e non è detto che il ripristino sia immediato.
Beep! Secondo errore. Dato che mantenere una telecamera costa, vedremo in seguito altre ragioni dopo la manutenzione, perché non contare sull’effetto spaventapasseri? Tante unità che vedete in giro sono del tutto finte, scatolotti vuoti con solo il necessario per mostrare la lucina rossa di attivazione. Il che porta a un secondo livello di finzione, l’esposizione dei cartelli “a norma” per avvisare della presenza delle telecamere in loco, molto spesso falsi anch’essi o non corrispondenti alla concessione delle autorità. Già, perché va richiesto il permesso per mettere in opera degli strumenti di controllo, non è che si può fare le cose a caso.


Il quadro normativo di riferimento si basa su due pilastri, il primo è la legge sulla privacy (l’arcinoto D.Lgs. 196/2003 e successivi derivati/collegati) e il secondo sono le disposizioni date dal Garante della privacy a partire dal 2004. In estrema sintesi la presenza delle telecamere va resa esplicita da cartelli messi in piena visuale dei passanti e questa è la punta dell’iceberg, quello che non si vede è tutta la parte relativa a cosa si fa delle riprese. Quanti giorni le si può o si deve conservare, chi può avere accesso alle visualizzazioni, come e dove vengono registrate, come si fa a renderle disponibili alle autorità e perché, come rendere conto di qualsiasi modifica all’impianto… nella burocrazia si finisce con il perdersi.
Beep! Terzo e ultimo errore. Per non smarrirsi nell’omniverso burocratico e nel rischio concreto di sanzioni salate l’output di molte telecamere finisce per essere cancellato dopo 24 ore o addirittura per non essere registrato del tutto, solo visualizzato in qualche monitor (spesso a vista dei clienti / personale per aumentare il concetto di deterrenza). Bello, eh? Scommetto che vi sentite più sicuri adesso. Nel malaugurato caso in cui vi troviate ad avere bisogno di una registrazione, ammesso che le autorità accordino il loro placet alla richiesta, vi toccherà fare appello alla vostra fortuna per avere qualcosa di utile.

14 thoughts on “Telecamere

  1. Sulla videosorveglianza ci sarebbe da dire ancora tanto, ma credo che tu abbia esposto il problema in maniera ottimale.
    Che non servono a nulla, fin quando verranno utilizzate in questo modo, è sotto gli occhi di tutti, ma sembra che a nessuno interessi…
    Dove lavoro io, una comunità per malati psichiatrici, la sorveglianza è sia interna che esterna, ma i filmati sono conservati per un massimo di dodici ore, visto che dilungare questo tempo sarebbe costato troppo alla direzione. E si parla di soggetti a rischio e che più di una volta sono avvenuti fatti violenti e preoccupanti…
    Il mondo sta diventando un luogo molto triste…😦

    • Triste? Peggio, diventa più stupido ogni anno che passa. Ci stiamo dimostrando incapaci di fare cose tutto sommato semplici e mi sembra grave. Non impariamo dalle esperienze altrui e ogni volta dobbiamo reinventarci la ruota, costruendola però in maniera così arzigogolata da renderla goffa e inutile.Tanto poi arriva la UE e ci riporta alla civiltà…

  2. Ecco, hai incrinato un’altro dei miei piccoli ottimismi. A me le telecamere non dispiacciono proprio perchè mi danno l’idea di maggiore protezione e perchè, personalmente, non ho niente da nascondere o da temere.
    Sapere che posso essere pestato di fronte a una telecamera senza che questo serva in alcun modo a identificare il mio aggressore, beh, è molto italiano, ecco😦

    • Nemmeno a me dispiacciono, il concetto di Grande Fratello non mi impaurisce più di tanto. Spiacente di aver rimosso un velo di maya, meglio sapere comunque come stanno le cose. Giusto? Pensa che poi, ammesso che la CCTV di turno funzioni, potrebbero non poter usare le immagini per qualche cavillo. Già successo. Non solo in Italia.

  3. La telecamera è il totem su cui sono stati immolati (licenziati) un sacco di personale.
    Il difetto della videosorveglianza che è statica, che vuole delinquere conosce benissimo la posizione delle telecamere e il campo inquadrato.
    Con pochi accorgimenti si diventa rapidamente invisibili/irriconoscibili visto che poi per questioni di praticità gli apparecchi vengono posizionati in posizione elevata e quindi con un angolo di visuale assolutamente inutile al riconoscimento del visi.
    Sincronicità, nel mio vecchio racconto avevo parlato proprio della videosorveglianza

    • Bravo. Basta un cappuccio, un cappellino ben messo, un casco e il gioco è fatto. Basta che ci sia un dubbio per far saltare per aria l’identificazione del sospetto. Niente può sostituire il personale addestrato, non importa cosa pensino le assicurazioni.

  4. Angelo a dirti il vero, non credo che le cose stiano esattamente come le hai riportate. Certo quando parliamo di scatoloni da scarpe come quelli che hai rappresentato nella tua foto, forse il problema della manutenzione del ciclo operativo può avere senso. Ma oggi si possono usare compattissime telecamere IP, la cui manomissione risulta tanto difficile quanto l’identificazione. Facili da connettere, da nascondere e da mantenere, le cui immagini si possono facilmente archiviare su HD dedicati, su cui si possono agevolmente programmare i periodi di registrazione e successivamente di cancellazione, seguendo scrupolosamente quanto la legge (che seppur farraginosa, non è neppure impossibile da soddisfare) prescrive. Di queste ne potete vedere, se vi soffermate a guardare con attenzione, ormai centinaia in locali pubblici. Anche quanto viene detto sulla elusione di queste telecamere non so quanto sia effettivamente vero… il livello di dettaglio e la possibilità di zoom le rendono abbastanza efficaci.
    Mi spiace, ma stavolta devo proprio fare il bastian contrario!

    • Nessun problema con i rilievi, per carità. Il concetto di parlare di queste cose deve essere la discussione, non l’enunciazione di tesi. Quanto al progresso tecnologico e alle prestazioni dell’attuale generazione di telecamere, è innegabile che abbiano prestazioni migliori (costi compresi, di acquisto e di esercizio). Peccato che nel parco esistente dei dispositivi installati siano ancora decisamente minoritarie. Diciamo che nell’arco di 5 anni è possibile (con gli attuali tassi di sostituzione) che le cose da questo punto di vista migliorino.
      Tuttavia va anche fatto notare che l’uso delle funzioni avanzate di ripresa (zoom, partial enlarge, cambio delle modalità di registrazione) sia dato solo dalla presenza di un operatore. Non ci sono molte aziende con una ready room o con un effettivo controllo di telesorveglianza, sempre per il solito problema dei costi. Quanto al poter nascondere i dispositivi, altra cosa decisamente più facile con la generazione attuale, questo implica questioni legali non piccole, specialmente quando si parla di aree pubbliche. A quanto mi riferiscono non è raro che in fase di dibattimento le prove ricavate dalle riprese non vengano accettate.

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