Dambisa Moyo – La carità che uccide

Dambisa Moyo

La carità che uccide (2011)

Orig. Dead Aid (2009)

Bur saggi ottobre 2011

pp. 260

ISBN 978-88-17-05005-0

Euro 10,90

Su Ibs.it a questo link.

Traduzione di Lorenza Lanza e Patrizia Vicentini

Quarta di copertina.

A partire dagli anni Cinquanta fino ad oggi oltre mille miliardi di dollari sono stati elargiti alle disastrate economie africane. Ma la situazione è ancora difficile: cosa impedisce al continente di affrancarsi da una condizione di povertà cronica? Secondo l’economista africana Dambisa Moyo, la colpa è proprio degli aiuti, un’elemosina che, nella migliore delle ipotesi, costringe l’Africa a una perenne adolescenza economica che la rende dipendente dai Paesi ricchi, e, nella peggiore, contribuisce a diffondere la corruzione. L’alternativa è chiara: seguire l’esempio della Cina, che negli ultimi anni è riuscita a sviluppare una partnership sofisticata ed efficiente con molti Paesi della zona subsahariana.

Con le sue rivoluzionarie tesi, Dambisa Moyo pone l’Occidente di fronte ai pregiudizi che sono alla base delle sue “buone azioni”, e lo invita a liberarsene. Allo stesso tempo invita l’Africa a liberarsi dei cosiddetti “aiuti” occidentali che pretendono di essere il rimedio mentre costituiscono il virus stesso di una malattia curabile: la povertà.

Recensione flash.

Saggio interessante per le idee di base e come strumento per iniziare a ragionare d’Africa su altre basi. Risente nell’impostazione del non voler essere troppo tecnico rispetto alla pubblicistica del settore economico continuando però a citare studi e autori sconosciuti al grande pubblico. 

Voto: 06,50 / 10,00.

Recensione.

Un nuovo modo di guardare alla crescita economica del continente africano, a partire dall’esame impietoso del fallimento generale della politica degli aiuti post WWII. Questa la tesi di questo saggio di Dambisa Moyo, economista africana con un solido curriculum internazionale.

L’idea di fondo è questa, accettare che non è possibile proseguire un sistema che ha prodotto pochissimi risultati per tendere invece a una serie di politiche, sia esterne che interne al continente africano, che portino ad accogliere finalmente a condizioni paritetiche le nazioni che sapranno fare il salto di qualità necessario.

In contrapposizione al modello occidentale degli aiuti, spesso sprecati o accaparrati da criminali, viene messo il sistema cinese di cooperazione tramite la realizzazione di progetti nazionali e transnazionali, esempio già seguito dall’India nel rapportarsi con le economie emergenti del continente nero. Un invito trasparente al cambiamento, all’abbandono delle logiche protezionistiche in voga per favorire un futuro dove si superino le diseguaglianze economiche.

L’autrice scrive queste pagine per rivolgersi al grande pubblico, prime mover della scena politica in ambito occidentale, scegliendo di conseguenza un approccio non tecnico per non affogare il lettore di tabelle e grafici (evitando anche il 99% del gergo specialistico, altro ostacolo non da poco). Sforzo apprezzabile che però finisce con lo scontentare chi abbia già una formazione economica o si interessi di questo scenario in maniera tecnica.

Un buon biglietto d’ingresso alle problematiche socio-economiche africane, che finisce per rimandare all’approfondimento delle fonti citate in appendice per allargare il focus e acquisire più dati. Ne raccomando la lettura, suggerendo nel contempo di procedere in seguito con altri testi più tecnici o con gli studi pubblicati in maniera gratuita da molte organizzazioni economiche.

La voce di Wikipedia dedicata all’autrice qui.

7 thoughts on “Dambisa Moyo – La carità che uccide

  1. E’ da molto che provo fastidio nei confronti della monumentale campagna pubblicitaria a base di Senso-di-Colpa che pare esserci dietro il continuo richiamo a donare, a mandare un sms, a salvare questo o quello semplicemente donando 2 euro o per meno di un caffè al giorno.
    E’ diventato tutto talmente insistente e invadente da farmi dubitare della buona fede di chicchessia, senza contare che dopo decenni di questa solfa non è cambiato nulla per l’Africa. Quindi, chi altro ci guadagna e come?
    I governanti corrotti comunque svendono le loro terre alle multinazionali, affamando la loro gente, per non parlare delle guerre. Gli aiuti vengono intercettati in gran parte e chiunque abbia un briciolo di potere (non solo il Cattivo Uomo Bianco) ha interesse a far sì che tutto continui così.
    Fortuna chel’ha detto lei, Dambisa Moyo, per lo meno non le daranno della razzista, cosa che capita a chiunque osi passare per quella terra di mezzo che è il buonsenso, equidistante da Razzismo e Buonismo, due facce della stessa medaglia.

    • Sull’intera macchina da soldi degli aiuti internazionali c’è chi ha scritto fior di libri, non solo per quelli diretti verso l’Africa. Ricordo, per limitarmi all’Italia, inchieste a non finire per medicinali scaduti, truffe, pacchi di materiale che prendevano strade molto diverse da quelle previste, religiosi dediti ai più loschi traffici… una serie di storie ignobili ma se ti azzardi a dire ‘basta’ ti prendi del razzista senza neppure aggiungere un’altra parola.
      Per ogni SMS le compagnie telefoniche intascano qualcosa, altri soldi vengono utilizzati per pagare i vari passaggi burocratici o per pagare le strutture amministrative. Ai destinatari che gli arriva dei 2 Euro? Poco, mi sa. Sempre che quel poco non finisca arraffato.

  2. Da anni non partecipo più a iniziative “umanitarie” perchè col tempo mi sono reso conto che servivano soltanto a ingrassare gli organizzatori e i raccoglitori di fondi, mascherati indifferentemente da benefattori laici o religiosi.
    Che gli aiuti economici (la mancia) servano a perpetuare la schiavitù economica e culturale lo si ripete da molto tempo. i cosiddetti aiuti internazionali son serviti a mascherare traffici di armi, droghe, diamanti e risorse varie. Dopo tanti anni di dipendenza postcoloniale forse davvero l’opportunità migliore per il continente africano sarà il neocoloniasmo cinese, che almeno si muove su basi diverse (anche se i fini sono spesso simili)

    • Speriamo ci sia un cambiamento, anche se c’è un’inerzia devastante per mantenere ben strette le maglie del debito internazionale e degli impegni a favore di WB, FMI e compagnia sfruttante. I cinesi stanno giocando una guerra economica, tanto precisa quanto sfacciata nel suo svolgersi.

  3. Ricordo un episodio di moltissimi anni fa. Conoscevo un missionario che aveva da poco iniziato a lavorare in Africa, e dal suo paesino d’origine, in calabria, fecero una raccolta per quelle popolazioni. Coi soldi ricevuti, visto che il missionario continuava a dire, giustamente, che bisognava rendere autonoma quella gente, furono acquistate zappe, pale e altri attrezzi per l’agricoltura. Purtroppo, giunti a destinazione, ci si accorse che le zappe non andavano bene perché troppo grandi per loro, che erano usi lavorare accovacciati e quindi abbisognavano di attrezzi quasi in miniatura. Questo per dire che effettivamente bisogna conoscere la vita degli africani (e di chiunque abbia bisogno) per poterli aiutare veramente. Ragionare con la nostra mentalità di occidentali ricchi, a cui basta mandare un SMS, è molto lontana da quella di quei popoli.

    • Bisogna cambiare paradigma. L’Africa ha un sacco di problemi, nessuno lo nega, ma la cura fino ad ora è stata inefficace, al limite del dannoso. Meglio finanziare dei progetti che mandare SMS per scaricarsi la coscienza.

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