Stress da beneficienza

 

Non so voi, ma io mi sono stufato. Adesso che entriamo nel periodo delle dichiarazioni dei redditi c’è l’assalto, prima al cinque per mille, poi all’otto per mille. Nel frattempo, su tutti i media possibili, c’è l’invasione delle cause da sostenere con gli SMS o il telefono fisso. La ruota delle opere di beneficienza non smette mai di girare, sembra di vedere le ruote di preghiera tibetane mosse dalle correnti fluviali.

Il concetto di beneficienza è ovviamente giusto, non voglio mettere in discussione un principio di condivisione a favore di chi ha meno. Quello che mi piace sempre meno sono le modalità. Se è vero che ci sono le fasce protette in televisione, dove non si possono mostrare cose che potrebbero impressionare i minori, allora perché nelle medesime fasce le famiglie devono essere assalite a colpi di spot?

Il bambino denutrito con due occhi così e le mosche tutto attorno va bene, le immagini di cronaca nera no? Mi piacerebbe sapere dove i vari comitati tipo “Moige” tracciano la linea di separazione, come si suppone un genitore debba spiegare le cose a bambini non in età scolare o come, per gli stessi bambini, si debbano evidenziare i problemi che abbiamo a due passi da casa. Non ho intenzione di instillare complessi di colpa in mio figlio, solo perché è nato in una nazione del primo mondo e fa parte di una famiglia che vive in maniera dignitosa.

Giustamente c’è una legge che tutela la nostra privacy, è un’elemento di civiltà che sta diventando sempre più prezioso col tempo. Allora perché non posso iscrivermi a un elenco di persone che non vogliono ricevere a casa volantini e simili che chiedono offerte? Perché devo essere stressato per la strada dai volontari di questa o quella organizzazione che chiedono contributi o offrono vari prodotti da acquistare pro bona causa? Questa sorta di marketing mi sta causando una reazione profondamente ostile.

Se, sottolineo se, voglio fare qualcosa a favore della causa “X” lo faccio seguendo una regola d’oro, una delle colonne del comportamento sociale per come mi è stato insegnato. Faccio e non dico, faccio e non voglio risultare da nessuna parte. Ancora, se voglio donare dei soldi, lo faccio solo se so dove vanno a finire e perché. Di sicuro non utilizzando SMS, dato che una parte rilevante dell’importo va dritta in tasca alle compagnie telefoniche. Va detto in compenso che esistono organizzazioni serie e responsabili, che pubblicano i propri rendiconti e che non faticano a dimostrare la propria attività. Ma le altre?

20 thoughts on “Stress da beneficienza

  1. Che poi, vogliono farti sentire in colpa del fatto che, come sottolinei tu, vivi in maniera dignitosa. Se ci fermiamo un attimo, tutto questo decantato benessere crolla come un castello di carte. Un mio conoscente insisteva sul fatto che noi siamo fortunati ed egoisti nel vivere così. Ma che diamine, se domani sto a casa dal lavoro, anch’io non mangio. Ogni cosa che ho, me la sono guadagnata.

    • E’ vero che siamo nel primo mondo, il che ci ha messo al riparo da tante cose tremende. Poi andrebbe considerato che anche nel primo mondo ci sono milioni di persone nei guai fino agli occhi, cosa che spesso sfugge a chi viene a romperti le scatole. Uno dei tratti più strani di certi personaggi è che sono bravissimi a interessarsi di cose che avvengono in altri continenti, ignorando del tutto quello che capita a pochi metri dal portone di casa.

  2. Questi sono i problemi che ha creato il cosiddetto benessere e tutto il resto. non passa giorni senza che trovi qualcuno sulla porta a chiedere soldi e purtroppo io, negli associazionismi, non credo più. E non si tratta di egoismo. Nessuno è più padrone dei propri soldi.

    • Per quello che ne so, l’unica cosa che funziona sono le filiere corte e mirate a un obiettivo preciso. Quando comincio a sentire vagheggiare di aiuti a pioggia da qualche parte o a promuovere obiettivi generici io chiudo immediatamente l’audio.

  3. Il problema maggiore, a mio parere, è che questa insistenza sulla beneficenza è sintomo di una gravissima latitanza da parte delle istituzioni.
    Finanziare (anonimamente e nel modo che si ritiene più opportuno) delle attività che riteniamo meritevoli è assolutamente giusto.
    Il fatto che noi si sia disposti a donare quattrini non dovrebbe tuttavia essere un alibi per governo e amministrazioni locali per stringere i cordoni della borsa.
    E tuttavia, se togliamo la beneficenza, progetti diversi quali la conservazione dei beni artistici, la ricerca sulle malattie a bassa diffusione e certi settori dell’istruzione si ritrovano a secco.
    Questo è sostanzialmente sbagliato.
    La beneficenza personale dovrebbe essere un extra, non la spina dorsale di attività che, nello specifico, vanno a beneficio di tutta la collettività.

    • Tutte cose sensate, a partire dal concetto di ricerca che nel nostro paese viene vissuto in maniera assurda anche quando è dimostrato che è un veicolo di sviluppo primario in tutti i sensi. Ma dato che si parla di latitanza dello Stato, andrebbe ricordato come progressivamente tutte le istituzioni si siano sganciate da una serie lunghissima di enti realmente meritevoli in nome dei bilanci da restringere, salvo poi ritrovarsi a sovvenzionare ogni sorta di idiozia.
      Persino le detrazioni fiscali legate alla beneficienza in Italia sono qualcosa di astruso, per non parlare della tendenza ad utilizzarle per far sparire fondi o costituire riserve illecite. L’interesse collettivo latita in assenza del concetto di collettività, nozione che sembra essere rimasta astratta per tantissime persone. Ne deriva, tra le altre cose, che la beneficienza viene usata per manipolare in modo populista o come forma di pressione sui più deboli.

  4. La beneficienza va bene, quando è fatta nel modo giusto.
    Non credo più in tante associazioni, anche quelle che mi sembravano più sincere e meritevoli, e non perché non pensi che usino i soldi nel modo migliore, ma perché ormai, chiedere soldi, è diventata una moda.

    Come diceva Davide, non si può basare cose d’importanza tale come la ricerca medica sulle donazioni, Dovrebbe essere una cosa che viene da dentro, un aiuto supplementare che contribuisca a sostenere un progetto o una causa…

    Su quello che dicevi in apertura mi trovi d’accordo: non si può far vedere una scena violenta in fascia protetta, non va bene, ma quando si tratta di altri tipi di violenza il problema sembra non esistere più…
    Come ho già detto, questo mondo mi rattrista…
    Tanto…

    • Occorre ripensare le regole. Pochi giorni fa ho recensito il saggio di Dambisa Moyo che come tesi portante ha “basta aiuti indiscriminati all’Africa” in quanto dannosi e non in grado di produrre un reale progresso. Per similitudine, vale anche qui. Per 1000 euro raccolti, quanti se ne usano davvero per la causa “X”? Perché come stato non siamo in grado di focalizzare una parte di bilancio a favore delle cose sensate o almeno non abilitamo alla raccolta fondi solo chi è in grado di gestirli?
      Sapevi che non esiste un censimento esatto delle ONLUS italiane?

      • Ci lavoro per una ONLUS, quindi capisco benissimo cosa intendi, anche se si tratta di una cooperativa che si occupa di malati psichiatrici…
        Non puoi immaginare quante magagne vedo ogni giorno…

      • Le ONLUS come quella per cui lavori sono già un’altra cosa, nel senso che vengono costituite per uno scopo operativo sul territorio. Che poi sia un modo per costituire delle cooperative con bassi costi di gestione e poche garanzie per i lavoratori è un altro paio di maniche.
        Io mi riferivo a tutte quelle associazioni che sbucano improvvisamente, promuovono cause giuste senza un vero progetto da realizzare e misteriosamente svaniscono dopo i periodi critici della raccolta fiscale.

  5. Condivido in pieno quanto scrivi. Personalmente sospetto moltissimo dell’organizzazione capillare della macchina della beneficienza: gli accordi con i gestori telefonici per la donazione minima di 2 € (di cui forse la metà per il gestore); i vari vip che fanno promozione alle campagne di Mediafriends (perché diavolo devono esistere società specifiche per questo scopo?)…il 5 o 8×1000 a questo o quello. Si finisce col banalizzare il concetto di beneficienza, di far sembrare semplice salvare il mondo con un sms…Poi, ammesso che questi soldi arrivino tutti sani e salvi a destinazione, perché da USA for Africa ad oggi questa portentosa macchina da soldi non ha palesemente funzionato? Perché è il miglior modo per non far cambiare nulla: grazie al Senso di Colpa e alle detrazioni fiscali, di qua si dona a qualcuno di lontano e astratto al quale comunque difficilmente cambieremo la vita. Magari si adotta un bambino a distanza e ci si mette l’animo in pace, mentre il suo governante corrotto affama i suoi genitori svendendo ettari di terra coltivabile alle multinazionali. Noi e quel bambino siamo le due facce della stessa medaglia. Anche da questa parte di mondo col suo consumismo e i suoi working-poor siamo comunque schiavi di un sistema che alla fine ci vuole tutti schiavi di un elite, per un motivo o per un altro.
    Alleviando il senso di colpa si evita solo di pensarci per il tempo di uno spot.

    • Per inciso, i gestori prendono dal 30% in su e i costi si coprono con 2-3%. Il resto è profitto. Per quanto riguarda società come Mediafriends e simili, servono a veicolare le donazioni fiscalmente detraibili e per raggiungere le cosidette certificazioni etiche. Inoltre chi ha concessioni TV in Italia deve, per legge, utilizzare una quota parte del tempo di trasmissione per “promozione sociale” in cambio di benefit fiscali.
      Quanto al senso di colpa, è una delle invenzioni storicamente più efficaci dai tempi della ruota. Non a caso funziona così bene nell’italietta pseudocattolica. Ti chiedono “poco più di un caffè al giorno” o simili per il sostegno a distanza, tentano agganci con mezzi discutibili (il tuo bambino ti manderà delle lettere, dei disegni, delle foto). Un progetto serio per costruire un acquedotto? Una strada? Un ponte? Una centrale elettrica? No, non fanno scattare la molla del senso di colpa e quindi non “funziona”. Se l’Africa ce la farà, come spero, si alzerà su gambe garantite da mutui cinesi.

  6. Io renderei illegali certi utilizzi di immagini che, per una serie di meccanismi psicologici, tendono a farti stare male. Certe campagne arroganti di beneficienza che arrivano per posta, e l’unica maniera per non sentiriti una m***a quando non fai subito una donazione è… non guardarle. Sfruttamento criminale degli istinti primari, come la naturale tendenza a desiderare che i bambini siano protetti e non maltrattati.

    • Buona idea. Ti immagini poi la scena, se un bambino di 5-6 anni pesca una di queste lettere/volantini? Ancora peggio, hai presente quando nel corso di quella cosa assurda detta “catechismo” cominciano a dirti quanto sei fortunato e che ci sono bambini che stanno tanto male, che papà e mamma dovrebbero farwe qualcosa… ecco, questo tipo di cose mi fa venire l’orticaria.
      Un adulto che sia minimamente informato sui fatti del mondo sa benissimo cosa può fare, se lo vuole, per sostenere una o più giuste cause. Senza troppi intermediari.

  7. credimi io alcuni anni fa, feci del volontariato: raccoglievo cibo da mandare in Bosnia, e all’epoca mi venne riferito che gli unici aiuti che arrivano sicuramente a destinazione sono quelli di cui l’associazione, o il singolo segue personalmente la “filiera” dalla raccolta alla consegna.
    Ciao.

    • Appunto, nell’anarchia generale e nell’indifferenza dello Stato prosperano personaggi poco chiari e circolano dei soldi in direzioni davvero fantasiose. Massimo rispetto per i progetti seri, per chi ha davvero portato a termine un’iniziativa. Sul resto ci sono troppe ombre.

  8. A Milano l’assedio dei “volontari” è davvero pressante. Non c’è via, quartiere o fermata della metropolitana del tutto libero da ragazzi di questo o quell’ente che ti fermano per chiedere soldi o firme. Da Greenpeace agli ex carcerati, dai gruppi contro questa o quella malattia alle associazioni di ricerca di varia natura.
    In effetti è un fenomeno che poco sopporto. In primis perché non ho quasi mai la certezza del DOVE vanno a finire i miei soldi, se li do per strada al primo che mi ferma (idem per le firme). In secondo luogo perché ho tempo e modo di informarmi e di sostenere le cause che sento più vicine alla mia indole, senza essere placcato mentre sono di fretta per recarmi al lavoro, magari finendo pure apostrofato in malomodo se non mi fermo.

    • I banchini per strada sono un vero caso scuola sui fenomeni andati fuori controllo. Dovrebbero essere autorizzati dal Comune e dalla Questura, avere copia delle autorizzazioni disponibile per la consultazione a chi lo richiedesse. Secondo te in quanti ce l’hanno davvero? Mai provato a chiedere di vedere il documento? La maggioranza di questi al più esibisce un tesserino dell’associazione, che ha valore legale zero, ribadendo che è un volontario. Peccato che a me non stia bene. Poi vorrei sapere chi insegna a queste persone ad assillare in particolare l’utenza più debole (anziani, donne con bambini al seguito) e chi diavolo li ha autorizzati a rivolgersi in maniera maleducata alla gente.

  9. Anch’io ormai sono un po’ “stressato” da questi enti, un po’ perchè spesso vengono fuori cose non proprio rassicuranti sull’uso dei soldi che raccolgono, e un po’ perché anche quando vengono utilizzati per la beneficenza non è detto che vengano usati nel modo migliore (come è stato dimostrato, spesso gli aiuti umanitari dati direttamente ai governi dei paesi poveri servono solo a arricchire i burocrati – se si tratta di soldi – o a marcire inutilmente in magazzini – se si tratta di vestiti e cibarie -). Perciò mi chiedo persino se questa formula funzioni…

    • Il modello di questi aiuti, a mio parere, funziona finché la filiera è corta e diretta. Poche persone coinvolte, poche spese, pochi passaggi di denaro o beni. Nel momento in cui si va a creare cose più grosse si aprono praterie per il malaffare.

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s