Complotti e paraocchi

La crisi economica in corso, con tutto il suo carico di paure per il futuro, è il carburante ideale per chi voglia vedere complotti a ogni angolo o, peggio, approfittare della situazione per soffiare sui fuochi gemelli dell’antipolitica e della ribellione fiscale. Questo tipo di atteggiamento trova una base naturale nella scarsa cultura economica e istituzionale dei nostri concittadini e nel livello scadente dell’informazione televisiva sugli stessi temi.

Facile gridare quindi al complotto, alla congiura di palazzo fatta sulla pelle dei cittadini, anche quando si tratta di adempimenti regolati da trattati europei, il cui testo è pubblico e consultabile dal momento in cui vengono promulgati dai paesi firmatari. Il caso a cui faccio riferimento è relativo al fondo ESM che vede tra i suoi firmatari anche l’Italia, costituito come argine contro le manovre speculative fatte sui titoli dei debiti nazionali.

Sulla rete rimbalza un servizio del dicembre dell’anno scorso del sito nocensura.com, ripreso anche da altre fonti sullo stesso tono, dove si parla della quota parte che tocca all’Italia dell’ESM come di una tassa nascosta ai cittadini, una sorta di ulteriore ed onerosissima finanziaria fatta ai nostri danni. Peccato che il testo del trattato, a leggerlo per intero, spieghi anche che quei soldi (non solo italiani) sono da mettere a disposizione e non da versare in qualche forziere nascosto sotto l’Eurotower.

Per come è stato pensato l’ESM il concetto è diverso; se si presenta la necessità di utilizzare questa massa di miliardi di Euro, allora gli stati membri saranno chiamati a contribuire. Inoltre l’ESM serve principalmente ad acquistare titoli di Stato, emessi proprio dai paesi firmatari. In pratica è una gigantesca partita di denaro virtuale, destinata a contrastare masse altrettanto rilevanti di denaro virtuale messe in moto dagli speculatori per attaccare l’area Euro.

Dov’è il complotto? Sono tutti documenti pubblici. Dov’è la congiura? Non c’è, se non nelle teste di chi deve urlare al vento e propalare scempiaggini.

6 thoughts on “Complotti e paraocchi

  1. E’ vero, in questo caso. Altre volte diventa invece difficile persino reperire i dati oggettivi, per cui le opposte fazioni si “urlano” cifre a casaccio in TV mentre la platea ascolta. Così di volta in volta chi decide lo fa per “simpatia” o per qualunque altro motivo, purché non sia razionale.
    In altri casi, e questo è uno, basterebbe invece poter visionare questi contenuti pubblici.e mettersi l’animo in pace: nessun complotto, anche se ci piacerebbe tanto😉

    • I fatti sono la prima vittima della pessima gestione dell’informazione italiana, la seconda è la pubblica opinione. Se da vent’anni si parla solo alla “pancia” del paese un motivo ci sarà. Abbiamo subito uno sradicamento dalla realtà per scopi di propaganda economica e politica fino all’attuale stato di ignoranza generale.

  2. Fin quando i nostri giornalisti verranno selezionati scondo crtiteri nepotistici o perchè se hanno peli sulla lingua sono quelli dei loro mentori, non possiamo che avere questo livello di informazione. Quando qualcuno il giornalista lo vuol fare davvero lo si isola e lo si porta alla fame… o si aspetta che gli spari la ndrangheta!
    Se un complotto esiste davvero è quello contro il nostro diritto all’informazione e contro la nostra intelligenza.

    • Il punto credo sia prima della scelta, spesso idiota, dei giornalisti. Ogni quotidiano rilevante è legato a un partito e/o a un gruppo economico di riferimento, lo stesso vale per le televisioni nazionali. C’è qualche grado maggiore di libertà in Rete ma poca roba rispetto ai pezzi d’artiglieria campale schierati dagli stessi gruppi di cui sopra.
      Tutto questo lascia spazi assurdi a personaggi come Grillo o altri populisti d’accatto, alla cosidetta contro informazione, a scenari complottisti che non reggono dieci secondi di esame logico. E lasciano il pubblico frammentato in isolette sparse qua e là, ognuna depotenziata dalla sua solitudine. Divide et impera, Cesare capirebbe bene questo stato di cose.

  3. La differenza perfetta tra informazione (la tua) e disinformazione (scegli tu tra la valanga di nomi del caso a disposizione ).
    Ciao.

    • Sai cos’è il peggio? Che nessuno fa davvero informazione. Perché per farla, su un qualsiasi tema, dovrei scrivere almeno dieci cartelle e la soglia di attenzione si ferma a 20-30 righe. Quindi tocca approssimare e sperare di stimolare una riflessione.

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