25-04-2012

I partigiani, quelli che sono rimasti, hanno dovuto tornare nelle piazze.

I partigiani, nella libera repubblica italiana, devono ribadire la storia della guerra di liberazione dopo due decenni di tentativi di legittimare al loro pari i repubblichini di Salò.

I partigiani, che hanno già dato tutto, devono fare da memoria per un paese che rifiuta di imparare dal suo passato.

I partigiani, quelli ancora in gamba, devono vedersela con post fascisti urlanti e con il peso dell’ignavia della classe dirigente.

I partigiani, fazzoletto al collo e sguardo al tricolore, lottano per lasciare un’eredità culturale.

Io espongo la bandiera e guardo quello che accade nell’Italia del terzo millennio. Pensando che dopotutto le montagne sono ancora al loro posto e che le destre estreme non hanno mai capito la differenza tra sembrare patrioti ed esserlo.

12 thoughts on “25-04-2012

    • Liberissimo di declinare la cosa come vuoi, ricordo solo che una definizione di patriota è: “chi ama la Patria e lo dimostra, specialmente lottando e sacrificandosi per essa”. Ripensando alla guerra di liberazione mi sembra attinente.

  1. Troppa gente considera l 25 Aprile una festa “superflua”. E troppo simile mi pare, il quadro politico che si sta disegnando, a quello precedente all’ascesa delle dittature fasciste.
    Io e il mio gruppo, da domani, saremo in diverse scuole medie di Roma con il nostro mezzo, il Teatro, per cercare di ricordare. Per cercare di far rivivere la memoria di certi avvenimenti. Perchè, come disse in uno straordinario discorso Piero Calamandrei:
    “Se voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati. Dovunque è morto un italiano per riscattare la libertà e la dignità, andate lì, o giovani, col pensiero, perché lì è nata la nostra costituzione”.
    Impossibile vivere in uno stato senza Memoria.

    • Auguri per il vostro lavoro e grazie per contribuire a difendere la memoria di una nazione, anche nelle condizioni indecenti in cui ci si trova a fare cultura oggi. Proprio ora che la generazione dei partigiani sta sparendo è importante opporsi a chi cerca di cancellare o riscrivere quelle pagine di storia.

  2. Angelo trovo bellissime la tue frasi di chiusura.
    Contengono tutto ciò che penso e mi rimane poco altro da dire.
    Aggiungo soltanto il richiamo alla memoria:
    “Poichè la maledizione degli uomini è che essi dimenticano”

  3. Io mi permetto di osservare che lo sport nazionale non sia stato finora tanto quello di far dimenticare certe cose, ma di presentarle in modo diverso dalla realtà, riscrivere la storia a proprio uso e consumo. Nessuno parla più del reato di ricostituzione del partito fascista o di apologia del fascismo, eppure le nostre città sono piene di gente che tranquillamente e alla luce del sole va ai comizi in camicia nera, allo stadio fa il saluto romano (a cominciare dai calciatori), nelle aule insegna il negazionismo. Il risultato di quest’opera sotterranea e cinquantennale di manipolazione ha portato i giovani di oggi non solo a ‘dimenticare’, ma a fregarsene di tutto e di tutti, a cominciare dalla gente che è morta per far nascere uno stato libero; e questo è anche peggio. “L’indifferenza è il peso morto della storia” come diceva Gramsci e come campeggia sulla copertina del mio blog: quest’indifferenza è proprio il risultato voluto e ottenuto.

    • L’errore enorme è stato non avere una Norimberga italiana, il voler cancellare con l’amnistia un ventennio di dittature e le tragedie della guerra civile. Non a caso siamo nel novero dei paesi che hanno movimenti neo fascisti saldamente radicati e non a caso negli anni ’70 abbiamo pagato un prezzo di sangue altissimo alle trame sotterranee e all’eversione. Mi è sempre stato difficile capire la scelta di Togliatti del ’46, così come non ho mai potuto giustificare la scelta di non rimuovere, alzo zero, tutti i vertici delle prefetture e delle questure rimasti dopo la guerra.
      Il resto è stato frutto di una vera e propria programmazione. Lo studio della storia lasciato ai margini, la mitologia di Mussolini come modernizzatore dell’Italia, la ricostruzione affidata allo stesso ceto industriale che aveva sostenuto il fascismo. Ricordare oggi è quasi una sfida, far ragionare i giovani sul passato ha il sapore di un viaggio di scoperta.

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