Il tempo degli avvoltoi

Curioso destino, quello dei potenti in Italia. Se non fanno una fine prematura, spesso vivono una lunghissima vecchiaia, circondati da un alone bronzeo di stella in decadenza, quasi spenta ma ancora pericolosa. Presidenti, ministri, deputati, senatori e governatori, tutti accumunati nel guardare scorrere l’ultima sabbia della clessidra in un silenzio ovattato.

Ogni tanto qualcuno di loro finisce all’ospedale, più spesso in una clinica privata, dove attorno alla loro salute si tessono ultimi e piccoli intrighi mentre qualche avvocato fidato mostra agli eredi esangui un prospetto di cosa potranno mettersi in tasca dopo il trapasso. Con qualche importante eccezione.

Quando morì Enrico Cuccia, tanto per non perdere l’abitudine a fare nomi, ci fu un pò di trambusto. Qualche aereo prenotato in fretta, passaporti rinnovati di gran carriera e vacanze improvvise, tutte concentrate tra Milano, Roma e Napoli. Capirete, c’erano voci, brusii inquietanti, che raccontavano di memoriali, di carte che potevano far luce su cinquant’anni di alta finanza italiana e non solo. Se ben ricordo ci fu qualche giornata stramba in Borsa.

Poi tutto tornò alla normalità, cosa volete che sia qualche abbronzatura fuori stagione. Il salotto buono era rimasto tale, il mulino di pietra continuava a girare. A dirla tutta nei sei mesi successivi qualche grosso pacchetto azionario si spostò e alcuni patti di sindacato scivolarono nel dimenticatoio. Roba da tre righe in pagina finanziaria e qualche conto in più nei paradisi fiscali.

Più di recente toccò all’ex presidente Francesco Cossiga che aveva il vizio di dire e non dire, di scrivere e far scrivere, di negare e difendere in nome di accordi mai venuti del tutto allo scoperto. Non che l’Italia conti poi molto ma al Dipartimento di Stato erano un filo nervosi e anche lì ci fu un bel viavia di cabli riservati che avrebbero fatto la gioia di Assange, peccato fosse troppo presto per Wikileaks e troppo tardi per spiegare tante brutte cose degli anni ’60-’70-’80.

Simpatica nazione la nostra. Rivolti un sasso e trovi uno scandalo, ascolti una telefonata e volano milioni di Euro, fai due domande a una prostituta (ops, dovrei dire escort adesso) e vedi cadere la polvere dagli angoli dei palazzi. Davvero, questi della lezione della vecchia DC non hanno capito nulla. Pensano che essere sbattuti sui giornali o in TV sia il peggio che possa capitare, dopotutto con le inchieste un modo per cavarsela c’è quasi sempre.

C’è un modo di dire anglofono per definire chi è meglio lasciare stare. Lui sa dove sono sepolti gli scheletri.

Da noi diciamo tenerli nell’armadio. E’ solo una metafora, la Mafia usa l’acido dagli anni ’80 e quello non lascia neppure le ossa per i curiosi.

I potenti, dicevo. Categoria a cui Giulio Andreotti appartiene di diritto. E’ sulla scena dal 1946, gli vorrei concedere almeno il ruolo di decano, piccolo sostituto del concetto di “grande vecchio” che gli hanno attaccato da decenni.

Un paio di giorni fa finisce appunto all’ospedale. Crisi respiratoria, codice rosso. Quando passi i novant’anni non sono scherzi di carnevale. Mentre i giornalisti lucidavano  i coccodrilli secondo me c’era anche chi consultava gli orari delle partenze da Fiumicino o da Malpensa. Probabilmente anche da altri aeroporti. Da sempre presente nella vita repubblicana l’ex presidente del consiglio sa. Tanto. Di molti, moltissimi.

E’ vero, molti dei protagonisti degli anni ’50 e ’60 sono morti, non a tutti è dato di campare quasi un secolo. Ma altri sono ancora tra noi, da un lato e dall’altro del Tevere, da un lato e dall’altro dell’Atlantico. Perchè ci sono cose peggiori di finire sui giornali o di perdere un posto in Parlamento. Mentre persone più giovani si preparavano a stappare bottiglie di champagne per salutarne la dipartita altri consideravano molto nervosamente dove potesse aver lasciato dei memoriali.

Non parlo di politica. Non qui e non ora. Andreotti non conta più nulla dalla fine dell’ultimo governo Prodi. Parlo di altro. Dei rapporti Stato-mafie (non Stato-Mafia, di tutte le mafie), delle stagioni terribili iniziate nel 1969 e finite a metà degli ani ’90, di disastri aerei e esercitazioni NATO, di tutte le avventure marcate IOR in Sud America, di armi italiane che attraversavano elegantemente frontiere sancite dagli embarghi, di personaggi molto particolari che facevano capolino in divisa sulla scena degli attentati.

Per ora la crisi è superata. La fibra del senatore a vita resiste. Dice di essere sicuro del Paradiso, visto mai che abbia fatto un accordo?

22 thoughts on “Il tempo degli avvoltoi

  1. Ciao Angelo, una domanda: secondo te è sbagliato affermare che Andreotti e la classe politica a cui faceva riferimento, pur avendo in ballo “affari” che facevano venire i brividi solo a pensarci, aveva comunque a cuore le sorti del paese? Cosa che invece non ho MAI notato per esempio nel PDL dopo la sfrangiatura di AN.
    Che poi forse tutto è conseguenziale e c’è stata solo un’evoluzione delle schifezze di allora; oramai è caduta anche la finzione del senso di “bene superiore”, magari da raggiungere lordandosi le mani di ogni schifezza. ORamai c’è solo il tornaconto personale (nemmeno di partito).
    E lo dico io che disdegno l’antipolitica come sistema.

    • Domandina da nulla, eh? Io credo sia una questione di generazioni. Chi c’era alla fine della WWII (da Almirante a De Gasperi, passando per Togliatti) aveva sicuramente nella mente il concetto di nazione, di patria, un progetto per il futuro del paese. Non a caso si usa il termine statisti per indicare i migliori di quel periodo. Le spinte più o meno estremiste c’erano, così come c’era chi pensava solo a ricavarsi qualche feudo più o meno grande.
      Già negli anni ’60, con il primo parziale ricambio generazionale, abbiamo assistito a una leva di personaggi molto diversi. Sia per levatura, pensa a paragonare le due generazioni dei Segni o dei La Malfa, sia per rapacità. I vari Gasbarra, Cirino Pomicino e soci sono emersi dalla DC in quel periodo. Dov’era la Patria o il progetto per il paese? Rimaneva nelle corde di pochi, personaggi isolati nei loro stessi partiti o in grado di condurre battaglie da posizioni di minoranza. Gente come Pertini.
      Poi siamo scesi, ogni uomo o donna più piccolo dei predecessori. Credo che l’ultimo dei grandi sia stato Berlinguer. Persone piccole, con visuali minime e pensieri ancora meno visibili.

      Il tramonto delle ideologie ha fatto il resto. La politica è cambiata e i partiti sono diventati centri di potere del tutto distanti dalla popolazione. Il che però non indica la fine della necessità della politica o del ruolo dei partiti. Fino a quando sceglieremo di essere una democrazia…
      Per quello che ne so ci sono tanti uomini e donne in grado di farsi avanti e mettere le cose a posto. Diciamo che si deve passare dal concetto di rivoluzione a quello di evoluzione.

  2. Noto che la tendenza all’infinito della vita dei politici e’ una costante.
    Riguardo a quello che ha detto Alex sono d’accordo: spesso mia nonna mo’ raccontava di com’era l’Italia 40,50,60 anni fa e diceva sempre che tutto lo schifo che c’e’ oggi non c’era, o almeno era più coperto.

    • Era un paese diverso. Le mafie erano diverse, l’economia era diversa. Questo non nega le trame nere, gli attentati e altre faccende. In più i media erano meno presenti, la percezione delle cose era più limitata come orizzonti.

  3. Sinceramente è unavdi quelle persone che hanno condizionato nel bene come nel male (quasi sempre nel male) la politica e la società del nostro paese. L’ ultimo esempio è stata quella sentenza di prescrizione di qualche anno fa vergognosamente fatta passare dai media come assoluzione.

  4. C’è stato un periodo in cui era importante detenere il “potere”, il controllo. Perlomeno averne più dell’avversario politico. Esistevano delle ideologie (più o meno condivisibili), esistevano dei blocchi, degli schieramenti. A un certo punto tutto ciò è andato sfumando e si è passati all’accaparramento, al saccheggio. Apparentemente per i partiti, ma spesso per le tasche dei loro leader e dei membri di spicco.
    Mi costa e quasi mi vergogno a dirlo, ma ciò che abbiamo visto negli ultimi vent’anni ci fa quasi rimpiangere la balena bianca degli anni 50-60.

    Infine non sono sicuro che quando Andreotti raggiungerà Belzebù (a cui, giustamente, è sempre stato accostato) verranno fuori chissà quali verità ( o piuttosto conferme di ciò che è evidente da anni). Le palate di sabbia sulla verità, e quelle di terra sui testimoni scomodi, sono state talmente tante, che difficilmente emergerà qualcosa di clamoroso. Temo preverrà l’ipocritissimo atteggiamento di evitare di parlare male di un defunto… anche se si tratta di un vampiro del genere.

    • Non penserei agli scandali o a improbabili scoperte nei rapporti tra Italia e Vaticano. Mi sa in compenso che qualcuno rischia di finire a faccia in giù in un canale o più semplicemente svanire nel nulla. C’è chi non gradisce chiasso a proposito delle proprie attività. Del passato rimpiango le possibilità che ci siamo lasciati alle spalle, a partire dall’ENI di Mattei.

  5. qualche anno fa vidi in tv un servizio proprio su di lui, inquadrarono le stanze del suo archivio: locali sotterranei con scaffalature da terra al soffitto, porta blindata. hai ragione Hot quando dici che a fatica si è quasi costretti a rimpiangere la vecchia balena bianca, perlomeno erano persone con una cultura dello stato e con la preparazione maturata sui banchi di scuola, non sul banchetto del gioco delle 3 carte al mercato. E’ impossibile che una persona previdente come lui, attento ad ogni particolare, non si sia preparato da tempo a questa evenienza. il vaticano offre appoggi di lungo periodo e sicuri abbastanza da non aver concesso di far luce su Emanuela Orlandi o recentemente su Elisa Claps. Hanno tolto la scomunica a Galileo dopo 400 anni, ne dovranno passare altrettanti perchè siano resi noti i segreti del grande vecchio.

    • Andreotti è figlio del metodo, della pianificazione e della strategia. Tre cose che gli hanno permesso di vincere molte più volte di quelle in cui ha dovuto ritirarsi. Non credo di sbagliarmi se dico che ha pianificato nei particolari, da anni, cosa succederà nei giorni e nei mesi successivi alla sua dipartita. Il Vaticano non ha poi tutti questi problemi, nel senso che ormai è talmente palese la sua corruzione da non spostare più consensi.

  6. Andreotti sicuro di andare in Paradiso? Ma certo che lo crede, è cattolico: una bella botta di confessione e via, tutti puri come cherubini. Una delle più efficaci invenzioni di marketing di tutta la storia.
    Sarà.
    Nel frattempo non conterà, politicamente, più nulla (di questo sono poco convinta) ma quando trapasserà in molti dovranno premunirsi di paletto di frassino prima di tirare un sospiro di sollievo.
    Per il resto temo non ne sapremo molto di più di adesso, in questo concordo totalmente con Patrizia.

    • Vero, la confessione è un business come nessuno prima. Con garanzia ab eternum, nientemeno. Credo che politicamente non conti più nulla, anche i personaggi che più gli erano vicini stanno finendo ai margini del gioco. Quanto al paletto di frassino, è sempre una buona idea.

  7. Ne parlavamo tra amici l’altra sera e proprio per via di questa storia della sua certezza di andare in paradiso, tra le svariate ipotesi sul come c’era chi sosteneva che la sua sicurezza magari era dovuta al fatto che in punto di morte o subito dopo tutti i suoi segreti sarebbero stati divulgati; a nostra discolpa c’è da dire che scorreva birra a fiumi e ingenuità e ottimismo spadroneggiavano ma a nessuno è venuta in mente la semplice confessione.

  8. “fai due domande a una prostituta (ops, dovrei dire escort adesso)”: così come prima si parlava di “prostituzione minorile” e ora di “burlesque”: invertendo l’ordine dei fattori il prodotto non cambia. Il tuo post è come sempre molto interessante, come sono interessanti tutti i commenti seguiti all’articolo. Secondo me queste situazioni evidenziano sempre più che chi comanda in Italia (e in tanti altri paesi al mondo) non sono quelli che vediamo al TG tutti i giorni e che si riempiono la bocca (e ci riempiono la testa) di democrazia, parlamento, ecc., ma figuri molto oscuri e ancor più potenti. Lo stesso Berlu è un personaggio improponibile dal punto di vista morale, umano, politico, ma è sua la faccia che vediamo, ed è lui che metà degli italiani hanno votato evoluto al governo. Forse proprio questa sua inadeguatezza a governare, secondo canoni di comune saggezza, e invece il suo (mal) governo di 17 anni, provano a mio vedere la veridicità del mio pensiero.

    • Ci sono burattini e burattinai… e noi siamo soltanto spettatoti della farsa che viene rappresentata in questo teatrino… ma in questo non c’è niente di nuovo!!
      Qualche burattinaio per qualche tempo è rimasto sotto i riflettori, ma poi è tornato nell’ombra a muovere i fili, come sempre.
      Addirittura di uno di questi ero convinto fosse morto, da quanto stava defilato da tempo… ma è sempre dietro le quinte, a tramare.
      Che Berlu fosse un penoso pagliaccio lo sapevano tutti da tempo, forse anche una buona parte delle persone che lo hanno votato.
      Il suo copione però ricalcava fedelmente i piani del burattinaio.

      • Parli di Licio Gelli? Giusto così, tanto per non fare nomi come al solito. Come scrivevo prima io mi sto convincendo che in realtà per sapere chi fa il burattino e chi il burattinaio basti cercare un momento, avere la pazienza di fare e farsi qualche domanda. Non ci sono grandi misteri o grandi vecchi in agguato nel buio, solo una pletora di maneggioni impegnati a stringere a sé quanto più denaro possibile.

    • I poteri forti, di solito si dice così, non sono poi così nascosti. Basterebbe leggere i nomi dei Cda di Generali, di Mediobanca, di Unicredit e Intesa San Paolo per farsi una buona idea di chi fa girare i soldi in questo paese. In realtà il potere è molto più fragile di quello che sembra. Tutto si basa su convenzioni, su sistemi che vengono accettati e condivisi dalla maggior parte della popolazione. Gli intoccabili semplicemente non esistono, è il momento di dimostrare che i vestiti dell’imperatore sono fatti d’aria.

      • Ci vorrebbe, però, qualcuno che questi nomi li facesse, e non solo nei posti per addetti ai lavori. Ma non penso convenga a nessuno far fare un programma televisivo in prima serata in cui qualcuno legge l’elenco dei personaggi che siedono nei vari CdA, con comparazioni e stipendi a cranio!

      • La composizione dei CdA per le imprese quotate è un fatto pubblico, così come sono pubblici i compensi che ne percepiscono i componenti. Qualche anno fa Grillo ospitava sul suo blog uno schemino che mostrava i collegamenti tra le aziende maggiori in ragione dellapresenza contemporanea di una serie di persone, in pratica c’erano 50-60 persone che erano dovunque.

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