9 thoughts on “30 anni dopo

  1. Ricordo quel pomeriggio intero davanti alla tv e le immagini dal Belgio ripetute all’infinito…
    La scomparsa di VIlleneuve è stato uno dei lutti più pesanti della mia adolescenza (sì, in fondo sono stato fortunato).

  2. Io avevo un poco di anni in più, oltre i venti. A quei tempi ero ancora assiduo nel seguire la F1, merito di Gilles, forse, ma in generale merito anche di uno sport che non aveva le caratteristiche soporifere che ha raggiunto oggi.
    Fu un anno terribile: ancora senza fiato per la scomparsa di Villeneuve assistemmo in diretta alla morte di Paletti, schiantatosi contro la vettura del rivale Pironi. Pironi a sua volta sopravvissuto a un incidente simile a quello di Gilles, ma con le gambe spezzate, così come la carriera… e Keke Rosberg che, inaspettatamente, diventa campione del mondo nell’anno della Ferrari più competitiva degli anni ’80!
    Continuai a seguire ancora per qualche anno le gare di Formula Uno. Almeno fino al 1994. Gli eventi di quell’anno e soprattutto quanto accadde al Gran Premio di San Marino 1994, mi demotivarono. Dopo Ayrton non ho mai più trovato un pilota che mi facesse entusiasmare.

    • L’82 per la Ferrari fu un anno maledetto, sembrava che chiunque si avvicinasse a vincere fosse destinato a farsi male. Ti ricordi Tambay? Eppure, erano anni in cui il “manico” contava qualcosa e in cui si poteva sperare in qualche grande impresa. Io ho seguito la F1 fino alla fine degli anni ’90, più per stanchezza che per altro. Devo dire che mi mancano certi personaggi, da Forghieri a Bellentani, che l’industria di oggi è molto più sicura (cosa ovviamente ottima) ma decisamente meno divertente.
      Già nel 1982 Villeneuve aveva parlato di come sarebbe stato molto più divertente correre con macchine tutte uguali, in modo da mettere in mostra il talento vero dei piloti. Ogni tanto se ne parla ancora, voci sempre flebili.

  3. Ero un bambino e non mi perdevo un solo GP, adoravo Gilles e la sua guida irruenta. Quell’anno smisi di guardare la F1. Non l’ho più seguita da allora, ci sono rimasto troppo male. E quantunque io sono molto razionale, sono convinto che la vittoria di suo figlio sia stata in qualche modo un dono celeste, se capisci cosa intendo…

    • Posso capire il ragionamento a proposito di Jacques, che io ricordo come un bambino piccolo e spaurito. Anche io mi emozionai molto a vederlo arrivare nel circus. Giustamente non è e non è mai stato suo padre, soprattutto dal punto di vista caratteriale. Ieri gli hanno fatto guidare la macchina di suo padre a Fiorano. Inutile dire che mi ha fatto una grande impressione.

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