Il peso delle parole

Nel campo della comunicazione si impara a pesare ogni parola, lo stesso dovrebbe avvenire anche nel giornalismo. Da mesi continuano a presentarci l’attuale esecutivo come “governo tecnico” per marcarne la differenza rispetto al precedente. Non è così. Questo governo si è presentato alle Camere come richiesto dalla Costituzione, ne ha ricevuto il voto di fiducia e da allora opera presentando leggi e provvedimenti nelle commissioni parlamentari e alle assemblee. Quindi è un governo politico, esattamente come tutti gli altri che lo hanno preceduto.

Secondo caso, altrettanto di attualità, ovvero il presentare il “MoVimento 5 stelle” come fautori dell’antipolitica. Un minimo ragionamento situa chi volesse propugnare l’antipolitica al di fuori dai meccanismi che la regolano, giusto? Se sei “anti” non puoi farne contemporaneamente parte. Ovvio a questo punto dire che data la partecipazione alle elezioni amministrative, peraltro condotte con buon successo, il “MoVimento 5 stelle” non può essere antipolitica.

Questo rientra nella continua semplificazione mediatica, nella ricerca continua di etichette diverse per parlare delle stesse cose, del dover vendere prodotti invece che veicolare concetti. Poi ci si va a lamentare della carenza di comprensione, delle difficoltà a mantenere un livello decente di coerenza. Per lo stesso motivo, quando finalmente qualcuno si degna di parlare chiaro, ci si trova a guardarlo con un misto di stupore e simpatia. A chi serve continuare a trattare i lettori o gli spettatori come bambini?

8 thoughts on “Il peso delle parole

  1. Penso che questa “crisi” (che ormai ha avvolto ogni cosa, dall’economia e alla vita quotidiana) abbia avuto il merito di togliere la polvere che da decenni decanta sulla nostra realtà impedendo di poterla guardare dritta negli occhi; di sollevare il velo con cui molti hanno voluto coprirla per nasconderci come effettivamente stanno le cose. Pian piano una certa politica ha modificato a suo uso e consumo le nostre percezioni, creando un mondo inesistente (pensiamo a Berlusconi che fino all’ultimo proclama che “l’Italia è solida e la crisi non c’è”), cosicché anche le parole hanno cambiato di significato. Già Gramsci descriveva questa situazione, ma parlando di come il partito deve sapere non solo governare, ma creare nella società una consapevolezza che portava ad capire e accettare le scelte del governante. Questo perché il governo doveva essere del famoso duopolio intellettuale-contadino. Qui si è preso lo stesso principio ma modificandone i termini: ti frego ma senza che tu te ne accorga. Adesso stanno venendo fuori finalmente queste contraddizioni interne al sistema e le cose che dici tu ne sono la conferma: bisogna capire che le parole pesano e dobbiamo imparare a conoscerle e usarle. Un altro discorso sarebbe quello della performatività della parola, ma questo ci porterebbe lontano, su altre sponde di discussione.

    • La lezione di Gramsci, nel suo intero complesso, rimane valida anche oggi. Il che da un lato rende un implicito omaggio alla sua capacità di pensiero ma dall’altro mostra con chiarezza l’impossibilità di evoluzione intelligente della nostra società. Se dopo 60-70 anni siamo a parlare delle stesse cose questo rende evidente come non si possa più continuare in questo modo.
      Se poi anche i nuovi media risultano essere in gran parte influenzati da un modo semplicistico di presentare i problemi, privilegiando lo spettacolo alla sostanza della comunicazione, è chiaro che bisogna fare dei decisi passi avanti. Il che parte dai singoli. Studiare, imparare, dubitare e verificare.

  2. le parole sono importanti e sopratutto chi si occupa di parlare in pubblico o in trasmissioni televisive dovrebbe farne buon uso, tornare alla parola come veicolo del pensiero. Ho ascoltato due interventi in tv del candidato di Genova del movimento di Grillo. Le parole nel suo caso erano fuggite, non ne trovava per rispondere adeguatamente e dare così prova di una preparazione anche politica, oltre che di partecipazione alle assemblee dei cittadini, riunioni di quartiere… ci mettiamo anche le assemblee di condominio? La capacità di utilizzo corretto della parola semplicemente espressa e non urlata, come siamo stati abituati a sentire, ha una forza ed una potenza che pongono da sole il rispetto nelle orecchie di chi ascolta. Mi trovo a dirlo anche nei confronti di onorevoli (pochi ma ci sono) di parte politica avversa alla mia. Per onestà delle idee mie e loro.

    • Ad avere una formazione adeguata, così come un’educazione di buon livello, sono rimasti in pochi. Sia nel pubblico che in generale nella popolazione. Tutto perché si è promosso, ad ogni livello, quella semplificazione che ha fatto danni abnormi nel tessuto sociale e culturale del paese. Anche mettendo da parte i risultati dei test OCSE sui nostri giovani o la pochezza grammaticale e lessicale della stampa, anche non considerando il progressivo crollo dell’uso del gerundio o del congiuntivo, è la mente a rimanere più povera. Da menti non educate come possono venire idee adeguate ai nostri problemi?

  3. Credo che in quest’epoca dominata dal multimedia (audio-video soprattutto), la parola abbia perso valore. Non è un caso che sempre più ragazzi faticano a leggere e (soprattutto) comprendere ciò che è scritto negli articoli di approfondimento dei giornali. Non è un caso che il tempo di attenzione su un argomento, secondo molte statistiche, si sia abbassato sotto la soglia dei 10 minuti… insomma, oggi bisogna urlare per attirare l’attenzione. Oggi come mai prima d’ora si parla per slogan, e non si approfondiscono i concetti. Oggi come “quasi” mai prima d’ora è cool essere “Anti” e andare “Contro”… anche se in pochi comprendono contro-cosa si va, e anti-cosa si è.

    M5S, a mio modestissimo parere… e soprattutto spero errato… ricorda tanto la Lega del giovane Bossi… quando gridava a squarciagola contro il governo, quando condannava le ruberie, quando criticava gli sprechi, e soprattutto quando affermava che la politica era un concetto vecchio, e che bisognava tornare alle realtà locali (vedi federalismo, quello vero, quello della separazione tra le regioni, quello che promulgava alle origini), con governi scelti dalle persone, dal popolo (vabbé “padano”).

    Insomma… spero tanto di sbagliare… ma a pensar male, spesso…

    • Più che “anti” o “contro” si sta facendo a gara per dichiararsi fuori dalle cose che non si vogliono capire. Non ci si occupa di politica, di economia, di crisi sociali, di prevenzione e pianificazione. E’ fuga dalle responsabilità, alla perenne ricerca di qualcosa che permetta di fare il minimo indispensabile per ottenerne in cambio il minimo per tirare avanti. Sono vite vissute queste? Con il massimo orizzonte di sapere cosa danno in televisione questa sera?
      Il parallelo M5S e LN ha un suo senso. Lo schema di partenza e la fase attuale hanno somiglianze interessanti. Per ora, noto due differenze: Bossi fin dall’inizio voleva essere eletto a una carica pubblica, Grillo no; il movimento LN fin dall’inizio ha cercato sponde non ufficiali (leggi: tangenti, dal gruppo Ferruzzi), per ora M5S no. In compenso è vero che entrambi tendono a essere efficaci sul locale, specialmente quando c’è da dire no a questo o a quello.

  4. E’ fin troppo chiaro che il M5S non è antipolitico quanto piuttosto antipartitico, perlomeno rispetto ai partiti come intesi finora.
    Non ho votato Grillo, in quanto mi ricorda troppo certi atteggiamenti del Bossi dei primi tempi, inoltre un conto è parlare un conto è trovarsi ad agire praticamente:lo stesso Mario Monti che governa oggi segue ricette diverse da quella che il Mario Monti articolista del Corriere consigliava a chi governava prima di lui.
    Detto questo, però…ieri ho seguito Ballarò, per un momento c’è stato un confronto tra un “grillino” e dei politici tradizionali, ebbene, assistere da un lato ad uno che parlava chiaramente e dall’ altro a gente cone Fassino e la Bernini che sembravano venire da Marte, tanto vecchi erano i loro atteggiamenti, mi ha fatto capire una volta di più i motivi del successo del comico genovese.
    Considerando che come ha detto TIM, Berlusconi fino a ieri negava la crisi forse è ora che un ricambio arrivi.

    • L’esperienza del M5S dovrà per forza di cose passare per i fatti, come per tutti gli altri partiti. In Emilia Romagna ci sono vari personaggi in carica dalla precedente tornata amministrativa e non mi riferiscono meraviglie in merito. Va anche detto che non mi hanno neppure detto cose negative. In generale si danno da fare e chi più chi meno mantengono un rapporto diretto con l’elettorato.
      La distanza in termini di linguaggio è evidente, quasi parodistica nei confronti. Passare da “non dobbiamo spendere soldi per l’inceneritore” a “dobbiamo valutare gli investimenti nel quadro riconosciuto delle urgenze del comparto amministrativo” ha del felliniano. Ci vorrebbe Benigni per dare il segno della differenza.

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