(R)evolution

Rivoluzione: S.F. (1) violento, profondo rivolgimento dell’ordine politico-sociale costituito, tendente a mutare radicalmente governi, istituzioni, rapporti economico-sociali e simili.

Est. Fig. (2) rapida e radicale trasformazione economico-sociale, dovuta all’applicazione sistematica e su scala sempre più vasta, di nuove scoperte scientifiche e tecnologiche, movimento politico-sociale volto a cambiare non solo le strutture economiche ma anche i valori ideologici e i modi di pensare degli individui.

Est. Fig. (3) profondo e sostanziale rinnovamento in campo artistico, letterario, scientifico e simili, dovuto a nuove scoperte, interpretazioni e simili.

Fig. Fam. (4) confusione, turbamento, scompiglio.

Il lemma ha anche altri significati, riferiti all’astronomia e alla geometria, che sono ovviamente importanti ma non nel contesto politico, economico e sociale. La definizione proviene dal mio vetusto vocabolario Zanichelli e serve da punto di partenza. Perché se è vero che le cose in questo paese non possono andare avanti in questo modo, è altrettanto vero che le rivoluzioni storicamente non hanno quasi mai prodotto situazioni migliori.

Cambiare. Fate tabula rasa e ricostruire a partire da un progetto più razionale e fondato sulla centralità dei diritti delle persone. Il che era l’obiettivo di base della nostra Costituzione, per chi lo avesse scordato. I fatti ci dicono che dal 1948 ad oggi non siamo riusciti, come paese, a realizzare quando scritto nella nostra carta costituzionale, a mantenere il patto tra Stato e cittadini.

A questo punto ha più senso parlare di rivoluzione o evoluzione?

Distinguere tra le due parole non è tanto un fatto semantico quanto un diverso modo di affrontare un problema tanto vasto da sembrare insormontabile. Se si ragiona con un minimo di freddezza e si abbandonano gli accenti più populisti diventa chiaro che non è la forma della Repubblica ad essere in discussione o la struttura dei poteri. E’ vero che la forma delle istituzioni può evolvere, si può decidere di eliminare duplicazioni di funzioni o ridurre il numero dei rappresentanti ma sono dettagli rispetto a un solido quadro normativo.

Anche l’idea di partito, il concetto di struttura organizzata che promuove un certo numero di idee politiche e fa da portavoce di quella parte di popolazione che vi si riconosce non è da buttare. Fino a quando saremo in una democrazia rappresentativa, cioè dove vengono selezionati dei rappresentanti per delegare loro le decisioni, devono esistere le strutture partito. Quello che deve essere evoluto è il modo con cui queste strutture esistono. Se si vuole “fare pulizia”, “recuperare il consenso popolare”, “ridare centralità alla politica”, non ci si può esimere dal fare dei partiti altrettante case di vetro.

Gli strumenti ci sono tutti. Non occorre inventarsi leggi draconiane, invocare l’intervento dell’Unione Europea o simili. Servono raziocinio e capacità di analisi.  Non è necessario essere plurilaureati o avere cattedre alla Bocconi per mettere ordine in questo settore. L’ostacolo, l’unico vero problema, sono le persone, l’abnorme numero di persone che a vario titolo campa di politica e di tutto quello che è controllato dalla politica.

La tesi dei due mandati o simili è suggestiva, difficile però farla accettare a chi il mandato lo sta svolgendo e non ha nessuna intenzione di abbandonarlo. Per la maggior parte si tratta di persone che non possono essere più distanti dal concetto di servizio pubblico, che nel corso degli anni si è sempre più isolata dal resto della popolazione. Tuttavia non sono irraggiungibili come spesso si sente raccontare, né è impossibile metterli di fronte alle loro responsabilità. In un altro post, qui, avevo segnalato come fosse facile raggiungere i nostri rappresentanti via email.

Il primo passo di una possibile evoluzione del nostro simpatico paesucolo passa proprio dai singoli, dal rendersi conto di non essere una miriade di isolette disperse nell’oceano ma di essere parte di una popolazione civile e di avere in mano la leva per cambiare il corso delle cose. Vi costa davvero qualcosa scrivere una email a un deputato o a un senatore? Avete davvero paura di fare una cosa così semplice? Siete davvero convinti che qualsiasi sforzo o atto sia inutile e che nulla possa cambiare?

Se avete risposto tre volte ‘Sì’ allora lasciate perdere. Rimettete giù la testa e sperate che la bufera passi ancora una volta senza farvi troppo male.

In caso contrario, cominciate a muovervi.

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14 thoughts on “(R)evolution

  1. La prima osservazione che mi viene in mente è che le strutture (di qualsiasi tipo e relative a qualsiasi cosa) possono essere le più perfette nell’universo, ma sono sempre gestite dagli uomini. Ti faccio un esempio, forse un po’ lungo, ma che esprime quello che voglio dire. Mi trovavo, una ventina d’anni fa, a partecipare ad un’assemblea che doveva decidere diverse cose importanti. Tra queste ce n’era una che stava molto a cuore a me e alla maggior parte dei partecipanti; e che invece era avversata da uno sparuto gruppetto di persone che avevano interessi, anche economici, a mantenere lo status quo. Ci fu una pausa e al termine il rappresentante degli “altri” chiese, in base allo statuto, di poter votare prima una risoluzione su un argomento che sembrava completamente distante dall’altro. Ci fu la votazione e la risoluzione passò; quindi il tipo si rialzò e disse che a quel punto, dopo quel voto, non si poteva più votare per l’altro argomento perché era appena stato approvato l’emendamento che, praticamente, vietava all’assemblea riunita di esprimersi sull’argomento incriminato! Nessuno di noi si era accorto dell’inghippo e la furbizia di quella lobby (seppur in piccolo) ha avuto la meglio. Allora io mi posso rivolgere al miglior rappresentante del mio partito, il più onesto e il più preparato; ma dopo, lui, a chi si rivolgerà? Quando si discuterà nel partito di quell’argomento, prevarrà la cosa giusta o il “buon senso” che dice di dare un colpo al cerchio e uno alla botte? Tosi è stato eletto a Verona al primo turno sicuramente perché avrà fatto un buon lavoro (almeno penso) ma non forse anche perché ha saputo giocarsela col suo essere leghista ma non mettere troppo “verde” nel simbolo della sua lista civica, dopo tutti gli scandali della famiglia Bossi?
    Questo non vuol dire che non dobbiamo rivolgerci ai nostri rappresentanti in parlamento; mi chiedo solo come facciamo a sapere che “quel” rappresentante avrà effettivamente peso nella discussione, o ne avrà davvero voglia. Se dopo tutto questo ultimo ciclone i partiti hanno rialzato la testa (chi aveva sentito parlare Berlusconi da dicembre ad aprile?) e hanno ricominciato a fare i distinguo, i se e i ma; a parlare di alleanze politiche e non più di come aiutare il governo a risolvere i problemi; a dire che dopo il voto di domenica il partito ha perso, anzi ha pareggiato, anzi forse calcolando le alleanze ha vinto; la cosa non è incoraggiante. Sono gli uomini che devono cambiare, sia le facce che le mentalità: Se chi fa un certo mestiere capisse che il suo scopo è il bene della collettività e non quello della sua famiglia o del suo portafoglio, la rivoluzione sarebbe attuata in un attimo.

    • L’esempio che porti è perfetto. Nel senso che fa vedere quanto sia necessario sapere di cosa si sta parlando quando si arriva a dover decidere qualcosa. E’ proprio lì il passaggio dal parlare di rivoluzione al trattare di evoluzione. L’impegno non può più prescindere dalla conoscenza. Il periodo in cui c’era il partito che dettava la linea e tutti dovevano aderire senza capire cosa diavolo stava succedendo è finito. Ed è finito perché è fallito senza appello.
      Hai ragione quando dici che bisogna cambiare gli uomini ma non si parla solo della classe dirigente. Si parla di tutti, del bisogno totale di avere attorno persone consapevoli e non interessate solo a cosa trasmettono alla TV alla sera. Evoluzione.

  2. E’ vero… ci vuole poco a scrivere una email ai nostri rappresentanti. In passato l’ho fatto (quelli locali, lo ammetto, non quelli nazionali), e persino ricevuto una cordialissima risposta.
    E tutto è finito lì. E nulla è cambiato.

    Qualche giorno fa, via Twitter, ho commentato una notizia pubblicata dalla giunta comunale della mia città. Ho fatto notare certe cose, e ho sottolineato che speravo che le loro scelte avrebbero seguito vie differenti rispetto il passato. La risposta è stata un link a un documento da leggere… documento che però non mi ha assolutamente rincuorato. E quando l’ho fatto notare… non ho ricevuto ulteriori risposte.

    I partiti rappresentano una certa idea in cui si identificano vari gruppi di cittadini. Quando però senti che un partito vuole rivoluzionarsi, avvicinarsi alla gente, e per farlo sta pensando di “cambiare simbolo” e/o “nome”… vien da pensare. Quando si sente esprimere questo desiderio da volti che son presenti in politica sin dalla prima repubblica (e già ci si domanda cosa sia effettivamente mutato dallo scandalo di mani pulite e… dalla nascita della seconda repubblica) i dubbi di sicuro non sbiadiscono.

    L’altro giorno parlavamo di politica in ufficio. Nel bene e nel male, la prima repubblica, ha fatto cose importanti per i cittadini? Beh… una per tutte… la legge sul divorzio è stata una grande conquista di quell’epoca politica. In questa seconda repubblica, le “nuove” forze politiche hanno fatto qualcosa di veramente importante per i cittadini? A mia memoria, vien fuori sempre e soltanto la legge sul fumo nei locali pubblici… e in maniera negativa, la nuova legge sul falso in bilancio.
    Ora… in quella che sarà la terza repubblica… quali prospettive posso avere?

    Io guardo i partiti di oggi, ascolto le loro parole, li osservo quando un giornalista fa loro una domanda, e loro sviano con la canonica frase “prima mi lasci due minuti per chiarire un concetto importante” (o robe simili) per poi evitare di rispondere alla domanda diretta. Mi chiedo se ci sia, tra i millemila partiti attuali, quelli nascenti, quelli mutanti, quelli morenti… c’è davvero qualcuno che mi rappresenti?

    E’ qui il problema! A chi scrivo, se non percepisco nessuno “vicino” alle mie necessità di cittadino bolognese, italiano, europeo?

    • Commenti come il tuo meriterebbero un paio di post di risposta e in effetti scriverò ancora di queste cose abbastanza a breve. E’ vero che i nostri rappresentanti, a qualsiasi livello, possono scegliere di non rispondere o di rispondere in maniera evasiva o non accettare qualsiasi forma di confronto. Non è possibile obbligarli in senso stretto ma si può usare i propri diritti per essere coinvolti nella vita pubblica. ai lavori dei consigli comunali, tanto per fare un esempio, si può partecipare.
      Quante persone conosci che oggi sono coinvolti nell’organizzazione dei partiti? Quanti dei tuoi conoscenti hanno mai varcato la porta di una sezione? O ancora quanti hanno in tasca una tessera e vanno alle assemblee? I partiti siamo noi o sono un insieme separato della società, una sorta di altra Italia?
      Se le cose vanno come dici, purtroppo, è anche colpa nostra. Che abbiamo lasciato il nostro libero arbitrio in altre mani e ora non possiamo lamentarci di cosa ne hanno fatto se non siamo disposti a riprendercelo.
      Alla prima repubblica appartengono praticamente tutte le riforme della vita repubblicana, comprese le conquiste degli anni ’70 come divorzio e aborto. Non a caso era la generazione degli statisti, di chi aveva la voglia e la capacità di guardare oltre alla fine della legislatura in corso. La seconda repubblica, diciamo a partire dal ’93, ci ha dato l’Euro e la progressiva adesione ai trattati europei. La terza? Non ne ho idea, ma dato che deve ancora iniziare sarà il caso di fare in modo che chi ci rappresenterà ne sia degno.
      I nostri rappresentanti, quelli attuali, sono figli del passato. Gente che ha gli schemi mentali con gli –ismi del ‘900 o fa riferimento ai modelli liberisti che hanno fallito nel modo più totale. Salvo minime eccezioni, sia chiaro. Non sono in grado di affrontare il presente, peggio ancora le sfide di domani mattina. Per questo fanno solo fumo, sfuggono, cercano di badare solo alle minime questioni che possono affrontare.
      A chi ti puoi rivolgere? A chi c’è. Per quanto indegno sia. Nel contempo sarebbe interessante vedere chi c’è a Bologna che si propone, usare il tuo tempo per incontrare queste persone. Mi dispiace ma temo non ci siano altre maniere.

      • Io non ho mai veramente capito in cosa è trattato il passaggio dalla prima alla seconda repubblica: Stesse idee, per la maggior parte stesse persone, qualche partito o politico affondato (più che altro per questioni di galera) e poi prepotentemente tornato in auge (persino Craxi ce lo ritroviamo nella toponomastica di strade e piazze!). E a distanza di vent’anni siamo al punto di prima: truffe, furti, agganci con la mafia, ex “novità” divenuti capi indiscussi di partiti a conduzione “balcanica” (vedi lega e PDL). E la novità? torniamo al punto di partenza: non basta rifare una facciata se la costruzione è marcia. Io credo che un rinnovamento sia possibile, ma deve partire, come dici tu, dalla mentalità della gente che deve smetterla di corre dietro all’abbonamento a Sky.

      • Il passaggio prima-seconda viene stabilito in maniera arbitraria con Tangentopoli e la fine dei partiti di allora (DC, PLI, PRI, PSI. PSDI, MSI, PCI). E’ una convenzione, nel senso che il PCI si trasformò con la svolta della Bolognina per suo conto fuori dagli scandali e l’MSI si trasformò in AN allo stesso modo a Fiuggi. Nella modalità degli scandali quello che è cambiato è il destinatario delle tangenti. Pre 1993 si dice che andassero per la maggior parte ai partiti, post la direzione è quella dei singoli maneggioni.
        Detto questo, la domanda diventa: perché votare per le stesse facce di prima? Un ex PSI diventava meglio con il vestitino di Forza Italia prima e del PDL poi? Per motivi simili, perché abbandonare i partiti al loro destino (vedi crollo delle tessere) invece che puntare i piedi e cercare di costruire qualcosa al loro interno?

      • Conosco qualcuno che ci ha provato. Uno, addirittura, si è presentato come lista civica per la conduzione del mio quartiere. Ma come si fa a partecipare alle assemblee quando vengono tutte organizzate durante i giorni lavorativi? Bisognerebbe essere pensionati e/o disoccupati. Quando le fanno a orari ragionevoli, comunque, non iniziano mai dopo le cinque e mezza.
        Le bollette bisogna pur pagarle, no? E le ferie a disposizione, sempre che te le diano, non sono infinite. Senza contare che non è che queste assemblee vengano tanto pubblicizzate… insomma, bisogna non avere un lavoro per poter essere presenti e “sul pezzo”.
        Del resto si scelgono dei rappresentanti appositamente “per rappresentarci”, visto che noi stiamo lavorando. Altrimenti ci penseremmo noi stessi a mandare avanti la baracca, no?
        E se non c’è fiducia nei rappresentanti… allora è la fine. Se bisogna essere lì presenti per far notare che le loro scelte sono puntualmente discutibili e fuoriuscite da “un altro pianeta”, allora bisogna diventare genitori a tempo pieno dei nostri rappresentanti.
        E che caspita! Son pagati a posta per rappresentarci… il problema è che, quando sono fuori, son pieni di ottime intenzioni. Quando entrano a far parte dell’ingranaggio, qualcosa cambia…

        Non è un caso che, da qualche tempo, in Piazza Maggiore, tutti i sabati pomeriggio, è nata una sorta di “situazione”… non so come chiamarla, si creano dei cappannelli di persone che affrontano argomenti politici di tutti i giorni… una sorta di dibattito cittadino. A volte ci sono poche persone… altre invece c’è una vera folla. Forse da questi dibattiti può nascere qualcosa… e il fatto che si svolgano proprio davanti alle sedi storiche del comune può essere altrettanto utile.

        Chissà!

        E questa storia che ai grillini è vietato andare in tv? Siam davvero sicuri che il blog di Grillo sia un buon punto di confronto? Le poche volte che ho espresso i miei dubbi su uno qualunque dei suoi post non ho mai ricevuto risposte… e una volta son stato pure commentato in malo modo.

        Ari-boh!

      • Il punto delle assemblee, come per le riunioni di sezione e simili, svolte in orario non fruibile è proprio una di quelle cose che devono essere cambiate su richiesta diretta dei cittadini. Se è vero che i luoghi dove si svolgono questi incontri sono a disposizione anche dopo le 18:00, allora si può e si deve chiedere, con tutto il rumore possibile, di potersi incontrare in orari adeguati alle normali esigenze lavorative.
        Il rapporto con i nostri rappresentanti deve basarsi sulla mutua fiducia, sono d’accordo. Tuttavia, proprio per questo motivo, si deve sapere cosa succede. Se mettono a disposizione verbali e resoconti via Rete e/o lasciano copie cartacee nelle sedi opportune per consultazione questo rapporto va avanti, altrimenti tutto quello che avviene nelle PPAA diventa una sorta di black box, un rito per pochi. Non accettabile, non nel 2012.
        Non sapevo di Piazza Maggiore, manco da Bologna da troppi anni, ma mi fa estremamente piacere che ci sia questo tipo di spirito e di voglia di confrontarsi. La tua città è sempre stata un laboratorio di buona politica e mi fa sorridere pensare a certi personaggi che ho conosciuto e frequentato negli anni. Mi viene in mente anche il Cev, ma è ancora troppo triste il pensiero adesso.
        Capitolo Grillo; la fatwa verso la TV e il rifiuto costante del confronto televisivo con le altre parti politiche da parte del leader stridono molto con il concetto di libertà di informazione ma si situano bene nella mentalità da assedio che ha creato. Da una parte i buoni, i moderni, dall’altra i vecchi criminali. Non ha mai smesso di funzionare, i primi esempi credo vengano dalla Grecia di Pericle. I grillini dovrebbero solo comunicare con gli elettori direttamente o comunque per confronti locali? Utile, ma non decisivo. La dimensione pubblica della politica è ineludibile e credo che questa proibizione non durerà a lungo, spunterà qualche portavoce.
        Quanto al blog, è un microcosmo interessante e dovrebbe essere studiato. Lo lurko di quando in quando e vedo che i fenomeni di oltranzismo sono tenuti a freno a malapena da parte di chi lo amministra. Associare educazione e democrazia non è ancora patrimonio di tutti.

  3. la mia naturalmente era una battuta quella di dire di non sapere in cosa consisteva il cambio tra prima e seconda repubblica, per dire che in effetti, all’atto pratico dopo tanti anni siamo al punto di partenza. Il costruire all’interno dei partiti dovrebbe essere un fatto positivo (penso a Renzi a Firenze, con tutti i distinguo del caso); ma stiamo parlando di amministratori locali, che hanno un maggiore margine di movimento e sono in qualche modo lontani dal centro del potere. Questo porterebbe al discorso della centralizzazione del controllo. Un partito monolitico come quello immaginato da Gramsci (ad esempio) sarebbe impensabile oggi e anacronistico, ma permetterebbe una maggiore possibilità di scambio di esperienze. Ma mi rendo conto che questo ci porta ad altri discorsi, lunghi e forse lontani dal punto di partenza.

    • Il centralismo democratico poteva essere una buona idea ma è figlia del ‘900 e di situazioni che ormai sono svanite nel nulla. Le riflessioni di Gramsci sul potere rimangono valide, così come la necessità di porre delle salvaguardie nel meccanismo dei partiti.
      Il margine delle gestioni locali in realtà è molto più alto di quello che vorrebbero i partiti. Con il rischio, concreto e già in essere, di avere una serie di feudi cittadini o provinciali e una balcanizzazione del partito che parte dall’interno. Anche qui, la responsabilità di chi è? Di chi vota? Di chi ragiona solo in termini di favori o prebende?

  4. Unpaio di settimane fa Massimo Gramellini, ospite nella trasmissione di Fabio Fazio, accennando alle elezioni francesi ha fatto notare che “in Francia ci sono due partiti da una vita: socialista e gollista, ma i candidati cambiano sempre. Da noi i partiti continuano a cambiare nome e le facce sono sempre le stesse”
    Che dire? Chi ha davvero l’illusione di convincerli a cambiare con una mail? Forse meglio una calibro 9 :)

    • Nessuna illusione, le ho perse molto tempo fa. Rimane il fatto che queste persone non sono intangibili o isolate in qualche empireo. Possono essere affrontate e discusse, messe di fronte alle proprie responsabilità. Non parliamo di 9mm, neppure scherzando come fai tu. Non quando c’è chi cerca davvero di rimestare nel calderone degli anni di piombo.

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