(R)evolution – parte seconda

Demagogia: S.F. (1) degenerazione della democrazia (2) arte di accattivarsi il favore delle masse popolari con promesse di miglioramenti economici e sociali difficilmente realizzabili.

Questo è uno dei lemmi più abusati di questa generazione, credo non sia passato un giorno negli ultimi venti anni senza trovarlo nella cronaca politica italiana (e non solo). Come in tutti questi casi, l’abuso e l’uso hanno fatto degenerare la cosa, togliendo significato a qualsiasi confronto.

Per fare un esempio, quando un esponente di uno dei maggiori partiti attuali, magari con esperienza e responsabilità di governo, definisce demagogo un avversario politico o demagocica una proposta dell’opposizione (o di un nuovo partito) come può essere ancora credibile?

Difficile non ricordare “un milione di posti di lavoro” di berlusconiana memoria, due decenni di annunci di misure per il pareggio di bilancio o di strategie per vincere finalmente la battaglia con il crimine organizzato. Il tutto sempre con il Sole dell’avvenire appena dietro l’ultima curva o pronto per spuntare il giorno dopo su un’Italia finalmente giusta.

Allo stesso tempo, quanti partiti abbiamo visto nascere o trasformarsi dopo il terremoto politico del 1993? Quanti leader o aspiranti tali fare a gara a chi la spara più grossa, spesso con esiti a dir poco demenziali. E ancora, come mai ogni giorno ci tocca ascoltare (con espressione sempre più attonita) personaggi come l’attuale sindaco di Roma, impegnato a negare l’evidenza dei suoi errori con proclami sempre più macchiettistici?

Verrebbe da citare Flaiano o da controllare al Verano se nelle tombe degli statisti si avvertano movimenti tellurici, ma il fatto rimane: questa gente parla perché è convinta di contare qualcosa, di essere non solo parte dello spettacolo ma di ESSERE lo spettacolo. La presenza in TV, la ricerca spasmodica della trovata del giorno, attraversa da parte a parte l’arco costituzionale e non solo.

Parlo non a caso di spettacolo. Continuare a vedere questa compagnia di giro, ormai segnata dalle rughe o rimodellata da interventi di chirurgia plastica sempre meno efficaci, affacciarsi ogni giorno sui media per rintuzzare le idiozie del giorno precedente e seppellire sotto una coltre di parole i problemi reali di cui dovrebbero occuparsi. E se li critichi? Allora sei “un antidemocratico”, vuoi impedire “il diritto di tribuna”, neghi il “diritto al contradditorio”.

Risultati? Anestesia. Rifiuto. Fuga. Astensione. E fine dei disturbi al manovratore, sempre pronto a continuare a farsi ceste di affari suoi, ormai incurante anche della luce del Sole.

2 thoughts on “(R)evolution – parte seconda

  1. La cosa brutta è che manca la memoria del passato e come diceva Brecht, un popolo che non ha memoria del passato è sempre costretto a riviverlo.
    Tu hai citato il milione di posti di lavoro promessi da Berlusconi nel 1994 e gli errori di Alemanno, io ricordo anche le proteste di D’alema nei confronti del conflitto d’interessi berlusconiano, salvo poi una volta al governo disinteressarsi completamente della questione:qualcuno ricorda gli inciuci sulla bicamerale?
    Adesso, ad esempio se non fossero ridicole farebbero piangere tutte le affermazioni della Lega contro la crisi e contro Equitalia ( “dimenticandosi” ancora una volta di aver contribuito a creare entrambe le cose loro nei lunghi anni di governo)
    Forse dovremmo semplicemente rinnovare la classe politica tutta.
    P.s
    Riguardo Equitalia, non è certo un ente che mi piace e che ha creato diverse storture, non ultimo l’agio al 9 % sui crediti recuperati, ma di certo non condivido il clima di demonizzazione totale di questi ultimi giorni, meno che mai gli attacchi e gli attentati.
    Ciao.

    • Prendersela con Equitalia è facile, sono quelli che fanno il lavoro sporco e spesso lo fanno anche male anche se ultimamente li hanno parecchio ripresi in via ufficiale e ufficiosa. Peccato che agiscano in base a delle disposizioni firmate da un governo e ratificate dal parlamento, non si sono inventati nulla. Anche qui, scarsa memoria. Negli anni ’70 e ’80 si faceva a botte con le forze dell’ordine, altri poveracci pagati poco e male, invece di rifarsi con chi i problemi li aveva creati.
      Quanto al rinnovamento, personale ed ideologico, non è più eludibile. A questo punto persino un demagogo di quarta categoria (sì, mi autocito) fa bella figura.

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