Per la mia gente

Oggi volevo scrivere un post sulla situazione greca, su tutti i corsi e ricorsi storici del ‘900 di paesi messi sotto tutela sovranazionale. Ma con quello che è successo e sta succedendo tra Modena, Mantova, Bologna, Padova, Ferrara e relative province non ce la faccio proprio.

Non dubito che la mia gente si possa risollevare o che in generale come paese si faccia fronte anche a questa emergenza. Penso si possano e si debbano evitare gli errori e le omissioni che hanno portato a gestire così male il terremoto dell’Aquila. Ci penso e non riesco a parlarne. Fa male.

Da quello che ho capito, per le email che mi arrivano e via FB, ci sono dei paesi come Cavezzo che sono praticamente rasi al suolo. Luoghi della mia memoria, da Mirandola a Mantova, da San Felice a Medolla, per altri piccoli e grandi motivi che rischiano di rimanere solo diapositive nella mia testa.

Questo è anche il 300esimo post di questo blog. Volevo fosse speciale. Ma non in questo modo.

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14 thoughts on “Per la mia gente

  1. La cosa più logorante è la tensione continua, in attesa del prossimo colpo.
    E io sono fortunato che non abito nella bassa. Non voglio immaginare come dev’essere la vita in quei luoghi, in questi giorni, m’è bastato il racconto di quel paio di persone che conosco, e gli occhi con ancora le tracce della paura che non se ne va.

  2. Sono vicino a te e pure a Iguana anche se nel commento che mi precede dice che è fortunato (ho pensato a lui stamattina – nel tuo caso invece presenza con i poke9. In vita mia per fortuna ho sopportato solo i disagi di qualche isolamento dovuto a frane.
    Mi auguro che tutto ritorni al più presto nella normalità

    • Preciso che io non vivo più in Emilia da 14 anni, il terremoto non mi ha danneggiato da un punto di vista meramente pratico né ha danneggiato (per quello che ne so) i miei familiari stretti e le persone che considero vicine. So che sei vicino a chi oggi soffre.

  3. Ti assicuro che oggi hobpensato sia a te che a Giorgio. Oggi stavo scrivendo che ho sentito la scossa, siamo scesi in strada con la memoria che andava a ben altri terremoti.
    Tristi pensieri per tristi periodi.

    • Nick, tu come me sicuramente ricordi l’Irpinia nel 1980 e il Friuli nel ’76. Non sono cose che vanno via. Il sisma l’hanno sentito anche a Udine e a Trieste questa volta, lo sono venuto a sapere tramite FB. Passerà anche questa, non ne dubito. Ma quello che si lascerà dietro… ci vorrà tanto, tanto buon senso per venirne fuori.

  4. anch’io vengo da una terra ad alto rischio sismico, e in vita mia ho sentito molti terremoti, ma fortunatamente non ne ho dovuto mai subire le conseguenze. perdere tutto deve essere straziante.

  5. A Mantova ci sono stato, ed è brutto immaginare una città così graziosa a rischio distruzione.
    Purtroppo paghiamo le conseguenze di vivere nel paese più imprevidente del mondo. In altre nazioni si costruiscono solo edifici antisisimici e si predispongono come tali anche gli edifici storici. Da noi invece, come al solito…

    • L’intera zona fino al 2003 non era considerata a rischio, il che spiega il basso livello di precauzione osservato, nonché una parte dei crolli che ci sono stati. Diverso è mettere in sicurezza opere storiche, un incubo anche nel migliore dei casi con tutti i vincoli che ci sono. Francamente non ho idea di come si possa fare a rendere più resistente un palazzo del 1300.

  6. Basso rischio purtroppo non significa nessun rischio.
    Per quanto riguarda mettere in sicurezza edifici storici, bisogna fare qualche compromesso fra la sicurezza e la tutela del patrimonio culturale ed artistico. Ma come si intuisce si tratta di cose da fare come prevenzione, non a danno avvenuto. In quest’ottica, non si capisce come mai vengano fatti stanziamenti anche importanti per fare rotonde ovunque, anche nei luoghi in cui peggiorano lo scorrimento del traffico, anzichè finanziare un piano di ampia portata per la messa in sicurezza e la tutela del patrimonio immobiliare storico. Cosa che fra l’altro, fra le imprese coinvolte nelle lavorazioni, i professionisti nel campo dell’edilizia e delle costruzioni, quelli in ambito artistico e di conservazione dei beni culturali, oltre all’ovvio vantaggio di avere una maggiore sicurezza e di investire in un patrimonio artistico che genera turismo e che è una parte importante del bilancio del nostro paese, aiuterebbe anche a creare occupazione.

    • Intervenire sul patrimonio artistico/monumentale sicuramente è possibile ma credo richieda uno sforzo veramente non alla portata del nostro paese, almeno se lo si intende in senso massivo. Se si prende in considerazione anche una sola città, penso a Venezia, il numero degli edifici di interesse storico e/o artistico da mettere in relativa sicurezza comporterebbe spese a nove zeri.
      Difficile credere a un piano del genere, specialmente per una nazione con un deficit abnorme come il nostro. Altro è il mettere in sicurezza la popolazione o almeno agevolare la gestione delle crisi come suggerisci tu. In realtà alcuni strumenti ci sarebbero, se non ricordo male sono più di 15 anni che le regioni italiane dovrebbero aver predisposto macro e micro piani per evacuare la aree a rischio in corrispondenza di eventi catastrofici di vario genere.
      Poi però mi viene in mente l’area vesuviana. Mi vengono in mente le costruzioni erette in aree golenali dovunque. Penso a chi ha autorizzato opere pubbliche in corrispondenza di aree ad altissimo rischio idrogeologico.

  7. Fa orrore vedere i monumenti, gli edifici storici, ma ancor di più le nuove case che crollano o devono essere demolite in quanto irrecuperabili. Oltre al passato, è caduto anche il futuro…

    • Sui fabbricati post 2003 c’è molto da capire, specialmente visto che dovevano già essere a norma per le questioni antisismiche. Anche se rimborsano tutto, anche se si rifà tutto più bello di prima, questo deve essere spiegato.
      Il futuro non è stato cancellato. Ce lo hanno reso più difficile ma non è proprio una novità per la nostra gente. Regali agli emiliani non ne ho mai visti.

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