Livorno, la piuma e l’elefante (3)

Nota di servizio: a causa di una serie di problemi che si stanno verificando a Livorno e dei conseguenti contrasti tra cittadinanza e PPAA la normale programmazione di questo blog viene sospesa a favore di una serie di articoli a tema.

Proseguiamo con il racconto di questa storia poco edificante, abbiate la pazienza di seguire come si è sviluppata la cosa. Questo è uno di quesi casi in cui il “come” è importante dal momento che fornisce una rappresentazione precisa di come viene visto il rapporto comune-cittadini.

In una data imprecisata viene decisa dal comune la statalizzazione di tre scuole materne. Ovvero la sostituzione a partire dal prossimo anno scolastico di tutte le maestre comunali con altrettante maestre provenienti dal settore statale. Il resto della gestione, come già detto, rimane a carico dell’amministrazione comunale. Compresa la retribuzione delle insegnanti statali. Con quale criterio siano state scelte le tre scuole rimane un mistero.

Da quello che ho potuto capire i sindacati erano informati della cosa, prima che questa venisse notificata alle famiglie. Lo stesso vale per il personale delle scuole oggetto di statalizzazione, insegnanti a cui è stato fatto capire (sempre secondo chi mi ha informato) che diffondere la notizia prima del dovuto avrebbe portato a severe sanzioni disciplinari (si può arrivare fino al licenziamento).

Già quindi ci sarebbe da dire molto. Sul ruolo dei sindacati, su come i rappresentanti dei sindacati stessi si rapportano con gli iscritti, su come i ruoli direttivi dell’amministrazione non si facciano scrupolo di fare pressione sul personale docente, su come il ruolo delle educatrici sia considerato zero in raffronto alle questioni amministrative. Al momento vi risparmierò la descrizione spicciola di chi, funzionario della PPAA, sceglie di rapportarsi da valvassino con le docenti.

Immaginate quindi la reazione delle famiglie, una volta appresa la notizia. Dopo una prima fase di smarrimento, la decisione di reagire con ogni mezzo disponibile a un provvedimento che appare a dir poco sbagliato. Vedete, la questione non solo sembra poco chiara ma fin dall’inizio ha dato l’impressione di nascondere altro. Già le prime reazioni dell’assessore interessato al provvedimento, Carla Roncaglia, erano improntate a un nervosismo eccessivo, a un misto di fastidio e irritazione che mal si addicono a chi ricopre incarichi di rilievo in una giunta comunale.

Se pur si può scusare un episodio di nervosismo, diventa però difficile capire come mai lo stesso assessore si  sia affrettata in seguito a sminuire la reazione dei genitori, facendo capire chiaramente come si trattasse secondo lei di una reazione scomposta di una minoranza che non aveva capito come l’azione del comune non danneggiasse minimamente i bambini e mettendo in evidenza il concetto di continuità didattica tra programmi scolastici in uso  presso le scuole comunali e quelle statali.

(continua)

4 thoughts on “Livorno, la piuma e l’elefante (3)

  1. Messo così sembra quasi un mistery, ma purtroppo spesso la burocrazia italiana ci ha abituata a storie misteriose e, alla fine, senza soluzione. E poi non mi farei tanti scrupoli a parlare tranquillamente di “metodi mafiosi” con l’intimidazione a non parlare di cose che avrebbero dovuto essere invece di dominio pubblico, trattando di una amministrazione comunale.

    • Un mistery è qualcosa che ha una sua dignità e soprattutto una sua logica. La storia che sto raccontando ha poco dell’una e dell’altra cosa. In un certo senso non si può neppure parlare di metodi mafiosi, nel senso che nel crimine organizzato c’è una logica d’insieme che in questo caso sfugge. C’è molta prepotenza, quantità industriali di supponenza e poca, pochissima, intelligenza.

  2. Sul ruolo dei sindacati non mi esprimo, troppe ne ho viste , dico solo che un amministrazione pubblica dovrebbe esistere per servire i suoi cittadini, non il contrario.

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