Don’t look back

Questo post è dedicato sopratutto a chi fa impresa, non importa a che livello. Per alcuni saranno considerazioni ovvie ma credo vadano comunque fatte per rafforzare un pensiero più attuale.

Da qualche parte avete un calendario o potete comunque leggere la data sul computer. L’anno è il 2012, giusto?

Dopo quasi quattro anni di crisi e di problemi correlati, non importa quanto abbiano o no impattato il vostro settore di competenza, mi sembra opportuno fare tutto quello che si può per girare pagina. Sappiamo benissimo che molte imprese non arriveranno a vedere l’anno fiscale 2013 e che praticamente tutti hanno problemi, specialmente legati al settore del credito. I clienti non pagano o rimandano sine die ulteriori commesse, di cui pure avrebbero bisogno, la concorrenza si è fatta forte di costi minori e di una spinta che il nostro paese si è dimenticato di avere, anche i tradizionali riferimenti clientelari non sono in grado di spingere gli affari. L’alternativa per molti pare essere quella di trascinare l’azienda avanti ancora per un pò, sperando in improbabili miracoli, o realizzare quanto possibile e passare dalla parte dei pensionati.

Se vi siete ritrovati appieno nel paragrafo precedente e non avete più voglia di andare avanti io non posso dirvi nulla se non di passare a qualche altra pagina della Rete. Per chi volesse continuare a credere nel concetto di impresa, applicando il suo senso letterale, andiamo avanti. Abbiamo una vocazione manifatturiera, ce lo dicono da generazioni, e ora pare essere diventata la condanna perché la concorrenza ha costi minori dei nostri. Anche questo è vero, non intendo negarlo. E’ altrettanto vero che molte imprese non si sono adeguate ai tempi, ricordate il discorso sul calendario? Nella mente di molti dirigenti o proprietari il sistema è rimasto quello della generazione precedente, posto che le persone citate già non ne facciano parte. Sistema che è stato trasmesso anche alla generazione successiva, quella che adesso ha 25-30 anni.

L’appunto sul 2012 parte proprio da questo, dal fare un passo avanti rispetto a cose che non esistono più. In tutti i settori, nessuno escluso, le condizioni dei mercati e del rapporto tra imprese e altri interlocutori economici sono talmente mutate da non fornire più un panorama rassicurante o punti di riferimento certi. Nel 1982 il sistema bancario non era così impelagato con le operazioni finanziarie, la commistione banche-assicurazioni praticamente non esisteva, si poteva contare su svalutazioni monetarie periodiche per sostenere le esportazioni, i costi delle spedizioni e le barriere doganali permettevano di mirare praticamente al solo mercato interno, magari con qualche amico che dava una mano per l’appalto. Il concetto di commercio elettronico non esisteva e molti non avevano neppure un centralino che permettesse di usare fax e telefono in contemporanea.

Una domanda, quanti di voi hanno un sito? Quasi tutti, vero? Ma quanti di voi seguono il sito in questione? Quanta attenzione ponete al materiale che rappresenta la vostra immagine in Rete, da quanto non lo rinnovate? In quante lingue è stato tradotto il testo? Avete qualcuno che ogni giorno risponda a chi vi scrive via email? Valutate davvero tutte le proposte che vi arrivano, curriculum vitae non richiesti compresi? Se la vostra attività è adatta alla cosa, siete davvero presenti sui social network o avete aperto profili che nessuno gestisce? Se oggi vi arriva una email in inglese siete in grado di rispondere entro qualche minuto? Nella vostra azienda c’è qualcuno che si occupa di cercare opportunità per il vostro business nel web?

Altra domanda, quanti di voi hanno partnership in corso con aziende all’estero? Pensate siano sufficienti? Avete davvero fatto una verifica puntuale dei mercati stranieri in cui potreste essere presenti? Nel caso, siete in grado di fare proposte a potenziali clienti nella loro lingua? Ribaltando la cosa, siete in grado di approcciare le multinazionali presenti in Italia con prodotti o servizi con uno standard di qualità abbastanza elevato da soddisfare sia la filiale italiana che la casa madre straniera? La vostra struttura produttiva è in grado di assorbire un picco improvviso, diciamo sopra il 20%? Se fosse necessario mandare improvvisamente personale all’estero per due settimane siete in grado di farlo senza avere problemi in azienda?

Terza domanda, è l’ultima. Negli ultimi dieci anni quanto avete investito in ricerca / formazione? Negli ultimi cinque? Negli ultimi dodici mesi? Avete qualcuno all’interno della vostra azienda che segue questi due settori fondamentali o pensate non sia necessario? E voi, voi che dirigete o pessedete l’azienda, da quanto tempo non vi aggiornate? Pensate davvero di poterne fare a meno? Avete mai esplorato tutti gli strumenti gratuiti o a basso costo che sono disponibili?

Le tre domande sono altrettanti discrimini tra un’azienda efficiente e una da modernizzare. Non importa quanti dipendenti / collaboratori avete, quanti siti produttivi e magazzini, se non siete in grado di essere nel modello di sviluppo attuale siete destinati a sparire. Gli strumenti per essere appieno nel 2012 ci sono e non hanno costi proibitivi, spesso ci sono anche opportunità a costi molto bassi per centrare le esigenze sopra descritte.  Non serve avere una parete piena di attestati di certificazione di qualità se nessuno sa che li avete, non serve neppure essere i migliori se là fuori non sanno che esistete. Nel 2012 non ci si può permettere di guardare solo all’Italia e sperare di ignorare il resto.

8 thoughts on “Don’t look back

  1. Nel 2012 non ci si può permettere di guardare solo all’Italia e sperare di ignorare il resto.

    Il problema è che molti, troppi imprenditori nel nostro paese sono stati allevati a credere che il resto sia quella cosa che si lascia di mancia al cameriere per far vedere che si è ricchi.

    Battute sceme a parte, ottimo post, ampiamente condivisibile.
    Mi rendo conto di avere persino io, sgangherata impresa individuale che sono – ma freelance suona più cool – delle collaborazioni con l’estero le ho, ed altre ne sto pianificando.
    In piccolo piccolo piccolo, ma ci sono.
    E su tre libri che leggo, almeno uno è sempre scelto per ampliare il mio pool di competenze, nei limiti del possibile.
    Non possiamo più stare fermi.
    Continuo a ripeterlo.
    Ma credi che mi diano retta?

    • Eppur si muove…
      Nel senso che possono non voler ascoltare ma devono considerare i fatturati in calo, la concorrenza rampante e la concreta possibilità di chiudere.
      Il che porta a vedere gente moooltooo nervosa in giro, specialmente quando si comincia a parlare di ristrutturazioni e/o delocalizzazioni.
      Fermarsi ora e sperare che passi la tempesta equivale a fare la fine della moglie di Lot.

  2. Un mio amico che faceva lo sceriffo (!) diceva “il crimine rende stupidi”.
    Anche i soldi facili, aggiungo io.
    E purtroppo, per troppo tempo, i vertici del nostro settore produttivo hanno fatto valanghe di soldi facili – a scapito di un sacco di cose, dai salari alla sicurezza sul lavoro, certo, ma facili facili facili.
    Ed è passata questa strana idea, che il fatturato sia tutto.
    Gli utenti Trenitalia si infuriano perché i treni non vanno, e Trenitalia risponde “Ma i nostri fatturati sono in crescita!”
    Cala il numero di utenti – e noi aumetiamo i biglietti.
    Il fatturato è salvo.
    Anzi, cresce.
    Hanno perduto la prospettiva, hanno perduto il contatto con la realtà.
    Perciò io sono convinto che sì, si fermeranno, assumeranno una posizione fetale, chiuderanno occhi ed orecchie e attenderanno aspettando che tutte quelle brutte cose passino.
    E la moglie di Lot, dopotutto, non si è mai lamentata della propria scelta.
    Quando si parla di imprenditoria in Italia, io purtroppo sono estremamente pessimista.

    • Vero, la realtà è estremamente lontana dalla percezione di molti dirigenti o amministratori delegati. Così come il concetto di futuro, visto probabilmente come l’arrivo della prossima gratifica. I numeri hanno preso il posto del progresso, con tutto quello che ne deriva. E l’unica scienza che piace alla finanza è la matematica che sta dietro agli algoritmi. Tuttavia la crisi c’è. Le aziende chiudono e anche qualche genio si sta rendendo conto del fatto che il 2012 differisce dal 1952 o dal 1972.

  3. Aggiungiamo il fatto che per anni i politici hanno cercato di far credere (e in parte continuano a farlo, basta ascoltare le ultime dichiarazioni della Santanchè) che in Italia il vero problema dell’ economia e della crisi dell’ imprenditoria è perchè non è stata ancora fatta una legge sulle intercettazioni., ed avremo il quadro completo.

    • Ah, ma lì c’è un repertorio me-ra-vi-glio-so! Vengono citati nell’ordine: l’euro-l’11 settembre-la Cina-il costo dell’energia-il carico fiscale-i sindacati-le infrastrutture… Tutto, ma proprio tutto, piuttosto che ammettere di non aver investito quando i mercati lo consentivano, di non aver acculumulato riserve durante i cicli positivi, di non aver sostenuto con dei dirigenti all’altezza le loro imprese. E’ sempre colpa degli altri.

  4. Ti do la risposta per quel che riguarda la gestione dei siti. Quando c’è qualche prodotto/attività che mi interessa utilizzo quasi sempre le email per contattare gli interessati. Mai il telefono, che francamente odio e che trovo poco pratico (scrivere mail mi dà l’occasione di schematizzare bene ciò che voglio chiedere).
    In pratica rispondono 2 su 10. Non parlo di blogger o di “cose di scrittura”.

    L’ultimo esempio, di qualche settimana fa: hanno riaperto una fonte termale chiusa da anni, che conoscevo e frequentavo da piccolo. Vedo che ora hanno un sito internet. Scrivo una mail per chiedere informazioni semplici: periodo di apertura, orari, se è possibile acquistare la loro acqua all’ingrosso etc.
    Risposte? Zero.
    L’idea che mi son fatto è quella di altre volte: aprono i siti tanto per dire “ce l’ho”, poi nemmeno controllano la mailbox.
    Nel 2012…

    • Questo è un esempio perfetto di mala gestione. Si spendono soldi, magari pochi ma si spendono, per dotarsi di uno strumento fondamentale per una corretta gestione e non fanno fruttare l’investimento. Risultato? Pessima immagine, probabile perdita di clienti, limitazioni al business.
      Sì, siamo nel 2012. Ma non tutti lo sanno. Si vede che i calendari si vendono meno.

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