Never forget

Non riesco a dimenticare. Sia dal punto di vista meramente personale che per tutto quello che è successo, durante e dopo. Sulle conseguenze avevo già scritto l’anno scorso (vedi qui), so benissimo che non bisognerebbe autocitarsi ma lo faccio lo stesso.  E’ un punto nodale, una svolta che non può essere ignorata e che finisce sui libri di storia al di là del suo significato strategico o culturale. Per tutti è esistito un prima e un dopo dell’undici settembre 2001.

Ricordo le Twin Towers per averle visitate, una brutta zona di grattacieli impersonali,nota ai più per la vista che si poteva goderne nelle belle giornate e per i tour in elicottero sopra Manhattan. Sembravano immense e nella loro concretezza, eterne. Ricordo la lobby di una delle torri, la batteria degli ascensori. Il transito continuo di persone anche in un giorno d’agosto. Mi sono sempre chiesto se ho incrociato in quei pochi minuti una o più delle persone che quel giorno non ce l’hanno fatta.

12 thoughts on “Never forget

    • Purtroppo il problema ha travalicato anche quei confini. L’11/9 è diventato una sorta di frontiera invisibile e ha cambiato tutti gli equilibri, non solo tra Occidente e paesi arabi. Trovo difficile immaginare la primavera araba senza questo shock, così come da allora l’attivismo economico e diplomatico (per non dire di peggio) di paesi come il Qatar ha finito per smuovere partite politiche e sociali dal nord Africa al golfo Persico.

  1. L’undici settembre grava sulla nostra civiltà come trauma irrisolto – la paura che ha generato, la paranoia, il clima di guerra e poi lo stato di guerra persistente, hanno impresso alla nostra cultura una virata verso l’oscurantismo e la superstizione.
    Viaggiare è diventato difficile, incontrarsie discutere fra culture diverse è diventato più difficile.
    All’integralismo si risponde col fondamentalismo.
    È orribile.
    Ce ne stiamo tirando fuori, ma con una lentezza esasperante.

    • Per certi versi è ancora peggio. Nel senso che un singolo evento sembra aver portato a un cambio di fase, ad aver accellerato un processo già in corso nel 2001 di estremizzazione del confronto. Nel vuoto di potere lasciato dalla fine della guerra fredda era già tutto in equilibrio precario e la dimostrazione palese di vulnerabilità degli USA ha fatto precipitare altre crisi già in gestazione da decenni.
      Come sempre il prezzo più alto l’hanno pagato e lo stanno pagando i semplici cittadini, quelli che vengono messi di fronte al cambiamento senza adeguate misure di difesa. Forse, ripeto forse, dopo il compimento della transizione araba potremmo considerare superato il trauma.

  2. Io dimentico, dimentico per lo schifo che provo ad appartenere alla razza umana, gente che uccide per soldi, religioni, ideologie; provi a fare del bene ma rimane sempre una goccia di bene nel mare di cattiveria umana.
    A volte guardando i miei figli e mi sconforta sapere che questo mondo non vuole cambiare di una virgola.

    • Capisco il rifiuto e per certi versi lo condivido. La razza umana è riuscita a dimostrarsi priva di qualsiasi freno in talmente tante occasioni da poter essere qualificata come senza speranza. Per i nostri figli e anche per noi voglio sempre appellarmi alla parte migliore, a chi ci ha donato scienza e bellezza.

    • Credo tu abbia ragione, è diventata una di quelle cose a cui non si vuole pensare. Una perdita d’innocenza non solo americana ma mondiale. A volte mi domando come ci sentiremmo senza la potenza dei media statunitensi, se una tragedia come questa sarebbe rimasta nel limbo in cui molti mettono i massacri che avvengono nel terzo mondo.

  3. Ho visto meno di un mese fa Ground Zero. Ho toccato i nomi incisi sulle fontane. Ho visto aerei sfrecciare a pochi metri (almeno a livello di sensazione ottica) dai nuovi grattacieli sorti al posto delle Twin Tower.
    E non so cosa dire.
    Evitando ogni considerazione politica – le avete già scritte voi – ci tengo a sottolineare che ogni 11/09, ogni anno, io mi sento newyorchese.

    • Non lo trovo strano essere solidale con gli abitanti di Manhattan, anzi! Ad oggi non so dirti se avrei il coraggio di andare a Ground Zero, soprattutto per il fatto che ricordo il complesso del World Trade Center per come era prima.

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