Parole in libertà

Mi trovo a dover ringraziare un senatore della Repubblica, nello specifico Piero Longo. Questo signore è riuscito in pochi minuti a rendere lampanti le ragioni per cui non possiamo più permetterci di essere rappresentati dall’attuale classe dirigente, lo ha fatto con un’efficacia che rende superflui anni di post e di ragionamenti sul tema.

Mi riferisco a una parte della trasmissione “Report” andata in onda su RAI3 il 30 settembre u.s.; il senatore viene intervistato a proposito di una questione di opportunità, ovvero se sia possibile per un senatore o un deputato continuare ad essere parte del ramo legislativo pur essendo pregiudicato o inquisito. Inoltre viene chiesto allo stesso senatore se sia eticamente compatibile far parte di chi vota e propone leggi e al contempo esercitare la professione di avvocato e dibattere in tribunale le stesse leggi, va anche aggiunto che questo signore da quattordici anni fa parte del collegio di avvocati che difende Berlusconi (stesso studio del collega Niccolò Ghedini).

Nell’arco di due, tre minuti al massimo, il senatore Longo mostra la distanza che c’è tra la considerazione comune e le proprie posizioni. Consiglio vivamente di recuperare appena possibile l’intera puntata e di prestare particolare attenzione a questi pochi minuti di girato. Attenzione, è legittimo avere qualsiasi opinione, il punto è esprimerle dalla posizione di un senatore della Repubblica. E’ questo fattore a fare la differenza. Longo, quando gli viene chiesto di un possibile conflitto di interesse tra l’essere senatore e avvocato, risponde con una domanda “Lei pensa che io sia disonesto?” Quando ci si riferisce alle varie norme salva-Berlusconi tentate nella prima parte di questa legislatura (a partire dal Lodo Alfano) le minimizza, le definisce “minori” rispetto alle esigenze del suo assistito. Si noti che le norme in questione sono state in larga parte cassate perché palesemente anticostituzionali.

Per quanto riguarda la compatibilità tra essere inquisiti o pregiudicati e ricoprire le cariche di senatore o deputato, pare non esserci questo grande problema. Dopo aver correttamente ricordato che le condanne definitive arrivano dopo i tre gradi di giudizio (in realtà si può chiudere anche prima la vicenda ma ci si riferisce giustamente all’intero arco delle possibilità) il senatore risponde che non ci sono problemi di incompatibilità o di inopportunità. Così, chiaro e limpido. Che questo possa non andare bene ai cittadini pare non essere preso in considerazione.

A questo punto mi viene da domandarmi quanto sia chiaro il mandato che la Costituzione assegna a deputati e senatori. E’ vero che non hanno vincoli di mandato (art.67 Cost.) e che le loro opinioni sono altrettanto libere (art.68 Cost.), infine è vero che non esistono norme di sorta all’interno dei partiti o dei movimenti politici che ne disciplinino l’espressione (sempre per il rispetto della Costituzione). In compenso va ricordato che gli eletti sono in quelle sedi come espressione della volontà degli elettori, tramite voto. Proprio questo patto, base della democrazia per come la conosciamo, dovrebbe far capire che non è il caso di indulgere in determinati comportamenti o rendere pubbliche certe dichiarazioni. Il vincolo della rappresentanza pare non essere sentito o ritenuto necessario. A meno che non si intenda rappresentare proprio la parte peggiore della nostra società.

Qui arriviamo all’ultima parte delle dichiarazioni di Longo, il colpo di grazia al concetto di classe dirigente. Secondo il senatore infatti, non c’è ragione per cui un eletto debba essere migliore della media dei cittadini elettori. Non deve quindi rappresentare il percentile più alto, il meglio che abbiamo come paese da offrire ma al più deve essere nella media. Una visione che parla di una classe dirigente mediocre, in tutto e per tutto assimilabile a un ipotetico valore medio. Io ne derivo una visione, resa evidente dalle cronache di tanti anni di malcostume, di piccoli potenti, ognuno con una sua corte dei miracoli, il suo territorio da sviluppare, i suoi piccoli nemici da ostacolare. La Repubblica dovrebbe essere altro.

La scheda del senatore Longo, nel sito del Senato, qui.

La voce su Wikipedia.it dedicata al senatore Longo, qui.

4 thoughts on “Parole in libertà

    • Sarà un paradosso ma i due stipendi non mi danno tutto questo fastidio rispetto al resto; certo, il tempo che non passa in Senato lo passa in tribunale o in studio per il mestiere da avvocato, con tutto quello che ne consegue, ma il peso delle dichiarazioni (e il pensiero che fanno trasparire).
      Quanto al votare, dipende dalla legge elettorale. Se rimane questa, campa cavallo dal momento che costui è uno dei fedelissimi. In caso diverso, dipenderà se viene schierato come capolista o immediate vicinanze.

  1. Questo paese non ha speranza, me ne convinco sempre di più. É come un edificio talmente lesionato che non si può più ristrutturare, bisognerebbe buttarlo giù e ricostruirlo da zero. Ma ovviamente non avverrà.

    • Credo che le cose stiano diversamente. L’edificio in sé è strutturalmente sano, nel senso che la nostra Costituzione e i vari apparati che ne derivano sono tuttora validi. Quello che serve, sempre per rimanere nella metafora, è un massiccio ordine di sfratto reso esecutivo dalla volontà del popolo italiano. Sbaglierò, ma fino a quando non si tornerà massicciamente in piazza certi figuri non si toglieranno di torno. Vado a memoria e ti dico che ho visto i politici realmente impauriti solo ai tempi di “Mani pulite” e non per i tribunali ma per la sensazione di poter essere assaliti come accadde a Craxi.

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