Pezzi di centro destra

Dal deserto lasciato nel campo del centro destra dal tramonto del PdL stanno sorgendo alcuni piccoli fuochi, segnali di un sistema politico che cerca sbocchi o tenta disperatamente di trovare una qualche forma di visibilità. Dopo Micciché in Sicilia, dopo l’addio scarsamente considerato della Prestigiacomo, ecco tornare alla ribalta Giulio Tremonti.

I rumors lo davano in uscita dal partito da mesi, c’era stata una sorta di semi ufficialità nell’agosto scorso, tra battute a mezzo stampa e generici commenti da parte di chi, nella dirigenza del PdL, lo ha sempre mal sopportato. Ed ora eccolo, fresco fresco con un bel movimentino nuovo di zecca. Lista Lavoro e Libertà. 3L. Una di quelle notizie che strappano un sorrisetto di circostanza.

Strano personaggio Tremonti. Fiscalista e giurista di formazione, un ego molto grande a stento tenuto dietro delle maniere apparentemente urbane. La sensazione che mi ha sempre dato è quella del bimbo secchione che deve farsi vedere dalla maestra mentre il resto della classe gli tira pomodori. Dovrebbe rendermelo più simpatico ma la cosa non funziona.

Non funziona perché ho un minimo di memoria. Quattro volte ministro dell’economia nei governi a guida Berlusconi, il che basterebbe a qualificarne le capacità di amministratore pubblico dato il disastro che ha lasciato. A parole nemico di misure impopolari come i condoni, misure che poi ha allegramente applicato nel suo ruolo di ministro. Ma la cosa più divertente sono le teorie, le basi del suo pensiero economico.

Negli ultimi anni ha dato alle stampe tre libri (Rischi fatali. L’Europa vecchia, la Cina, il mercatismo suicida. Come reagire nel 2005, La paura e la speranza. Europa: la crisi globale che si avvicina e la via per superarla nel 2008 e Uscita di sicurezza quest’anno) in cui si occupa dei problemi globali a tutto campo, sempre in chiave economica. Peccato che i tre libri in questione, dati in stampa nel breve arco di sette anni, portino tesi completamente diverse.

Questo personaggio ora si ripresenta. Pontificando sugli errori di Monti e dell’Europa, di come tutti non solo abbiamo sbagliato in Italia da quando non c’è più lui ma di come nessuno tranne lui abbia capito tutto di come si fa a risollevare l’economia. Vedremo quanti mesi durerà quest’iniziativa.

4 thoughts on “Pezzi di centro destra

  1. Per motivi che questa notte non voglio analizzare, provo sempre una profonda diffidenza per chi, nel tentare di accattivarsi la mia simpatia, sbandiera la parola “Libertà” con tanta disinvoltura.
    La Libertà, ai tempi miei, comportava anche Responsabilità e Consapevolezza.
    Spesso anche il Dovere.
    E l’Onestà.
    Che nessuno, ma proprio nessuno, si ricorda mai di citare.
    Anzi, si direbbe vagamente infastidito, da certe idee.
    È più forte di me – mi dicono Libertà, ed io comincio a guardarmi attorno in cerca di un’arma o di una via di fuga.

    • Nel caso di Tremonti potrebbe bastare un pomodoro… scherzi a parte condivido la diffidenza. Dopo il 1948 parlare di Libertà è diventato qualcosa di diverso da prima e coniugarla con il libersimo è una battuta che non mi fa ridere.

  2. Ci sarebbe da piangere…
    Se questo è il nuovo che avanza siamo ridotti male.
    Ricordiamoci che Tremonti è lo stesso teorizzatore della cosiddetta “finanza creativa” i cui danni stiamo ancora pagando.
    Qualcuno dovrebbe riflettere e ricordare chi c’era quando è cominciata la crisi e chi ha perfino negato che esistesse la crisi medesima quando ci è esplosa nelle nostre vite e nelle nostre tasche.

    • Si potrebbe ricordare il passato, tanto per fare una cosa nuova. Di quando Tremonti e co. facevano i fiscalisti, i suoi soci lo fanno ancora, e di come da ministro avvesse in mano la GdF. Ricordare un personaggio come Milanese, sua creatura, o i tanti intrallazzi che hanno portato ufficiali GdF ai vertici dei servizi segreti (es. Pollari).

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