Multiplo e le idee

Lunedì u.s. ho letto una notizia in breve sul supplemento de “La Repubblica” dedicato alle tematiche economiche, “Affari & Finanza”, che mi ha fatto incuriosire. Le parole chiave sono “automa”, “robot”, “Open Source” e “Kickstarter”. Un progetto che comprenda questo tipo di informazioni mi attira in maniera irresistibile e nei giorni successivi ho approfondito.

Il concetto non è nuovo, è stato già commercializzato in alcune forme anche da aziende molto conosciute come la Lego. Si tratta di avere dei kit che consentano di creare dei robot a partire da un certo numero di parti prestampate (più motori, cavi, sensori, ecc.) e poterli programmare con dei tool. L’idea è di gestirsi un minimo di manualità e di poter creare delle soluzioni proprie senza dover conoscere le basi della programmazione o della meccanica o dell’elettronica necessaria.

La sfida è trovare il modo di essere più flessibili, di poter andare incontro alla maggior parte possibile di esigenze del pubblico senza per questo complicare troppo il kit messo in vendita. Questo consente di poter affrontare esigenze formative che vanno dal livello della scuola primaria alle università e di poter diventare più appetibili per il mercato dell’hobbistica. Progetti sviluppati in Rete poi si possono avvalere di una logistica “leggera” (shop online, spedizioni per corriere, produzione just in time) e su strumenti in corso di grande diffusione come le stampanti 3D.

Il punto di partenza è una startup, Multiplo LLC. Il suo motto “robotics for everybody” (robotica per tutti). Ovvero mettere a disposizione di una vastissima platea gli strumenti minimi, hardware e software, per la realizzazione di automi in grado di eseguire compiti complessi. Il tutto gestito nel pieno spirito della Rete 2.0, ovvero con un progetto aperto secondo i dettami dell’Open Source (sorgenti del software accessibili, diritti gestiti con gli standard del copyleft, collaborazione aperta alla comunità mondiale degli sviluppatori).

Per poter fabbricare i kit base, ovvero l’insieme delle risorse HW e SW da vendere, c’era ovviamente bisogno di fondi. Nello specifico 15.000 dollari US, richiesti a investitori esterni tramite il sito Kickstarter. La campagna è stata chiusa il giorno 8 ottobre e ha avuto una risposta entusiasmante, ottenendo qualcosa come 132.000 dollari US da privati. Questo indica ovviamente grande interesse da parte del pubblico, il che è il miglior viatico per lo stadio successivo.

Ora che succede? L’azienda produrrà questi kit e li collocherà tramite il proprio store online, al momento non ancora disponibile, per poi aggiornare man mano la piattaforma software ed espandere le tipologie di pezzi da montare.  Il tutto con il supporto di una community, in grado di scambiarsi esperienze e soluzioni tramite forum e social network. Il coinvolgimento dei clienti (o se preferite dei consumatori) viene allargato anche al concetto di proporre pezzi nuovi.

Perché vi ho parlato di questo progetto? Per il semplice motivo che può servire da esempio, per mostrare che questo tipo di organizzazione e di possibilità sono disponibili per chiunque voglia proporsi sul mercato internazionale con una proposta di business che abbia un senso. Inglese, informatica, Internet; proprio come sosteneva Berlusconi qualche anno fa (mi tocca dargli ragione, è un colpo al cuore). A questo vanno aggiunte altre “I”, come idee, iniziativa, impresa. Questo non è liberismo d’accatto ma un invito, a pensare fuori dai minimi confini e in chiave veramente globale.

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