Renzi non mi convince

La campagna per le primarie del centro sinistra si sta trascinando sui media più che sul territorio, lasciando un’impressione generale di discorso incentrato solo sui candidati in pieno stile berlusconiano. Cosa pensino Bersani, Renzi, Puppato, Tabacci e Vendola su un qualsiasi tema è rimasto sullo sfondo, ben lontano dalla soglia di attenzione del pubblico televisivo.

Questo focalizzarsi in maniera ossessiva sui candidati stride con l’importanza della cosa. Se davvero si deve scegliere il candidato del centro sinistra alla carica di Presidente del Consiglio dei Ministri per il prossimo quinquennio non dovremmo sapere in che direzione vuole andare? Nel caso di Renzi, Puppato  e Bersani, non dovremmo anche sapere cosa hanno intenzione di fare all’interno del maggior partito italiano?

Per ora non si è andati molto in là del concetto di proclama, delle dichiarazioni più o meno educate a uso dei media. Il che è abbastanza deludente in generale ma diventa qualcosa di peggio per il candidato Renzi. Quando si ragiona così tanto di cambiamenti, di passare a fasi nuove della politica, di dare un nuovo passo al paese bisognerebbe astrarsi dai modelli pregressi, no? Matteo Renzi a me sembra in tutto e per tutto simile ad altri candidati post Tangentopoli o se preferite post prima repubblica.

Dalla sua avrebbe il fattore anagrafico, il potersi porre come successore generazionale rispetto agli altri. Politicamente parlando però non può definirsi nuovo, non quando si è “figlio d’arte”, non quando si è stati scelti da un veterano come Lapo Pistelli, non quando si è già stati presidenti della provincia e si è sindaci in corso di mandato. Altro tema riguarda l’efficacia delle sue azioni come amministratore pubblico; la sua gestione come presidente della provincia di Firenze è sotto esame da parte della Corte dei Conti e a sentire i fiorentini (io lavoro a Firenze, questo per la cronaca) la sua azione come sindaco non è stata efficace, moltissime parole e ben poca sostanza.

Un altro fattore che trovo disturbante in chi si vorrebbe porre come nuovo è la presenza alle sue spalle (in senso virtuale) di un personaggio come Giorgio Gori. Ovvero di un signore che fa benissimo il suo mestiere di produttore televisivo e di creatore di contenuti mediatici. Il termine in uso in questi casi è spin doctor, una funzione di per sé rispettabile ma che stride con il voler rappresentare un possibile leader del centro sinistra utilizzando tecniche e strumenti propri del berlusconismo. E’ chiaro che la politica moderna non può prescindere dalla presenza sui media ma la regia “all’americana” dell’ascesa di Renzi non è passata inosservata.

Tutti i candidati hanno cercato appoggi anche nella società civile, non tanto per questioni economiche (è ancora presto per la campagna nazionale del 2013) quanto per stabilire o rafforzare quel sistema di relazioni che è parte sommersa ma importante della politica italiana. E’ stata stigmatizzata a lungo una cena milanese con i rappresentanti del mondo finanziario, in modo secondo me esagerato.  Il punto rimane quello delle scelte, ovvero con chi si ha a che fare. Rapportarsi con banche e assicurazioni è una cosa, avere relazioni con i fondi di investimento è un’altra. Alla cronaca è arrivato il nome di Davide Serra, già di Algebris, come simbolo di imprese puramente finanziarie cioè di una categoria che viene pesantemente osteggiata. Per Renzi può essere una relazione pericolosa in termini mediatici.

Infine, il programma. Sul sito è disponibile un documento PDF con la sintesi delle proposte che Renzi vorrebbe portare avanti, frutto dei vari incontri pubblici e (suppongo) del gruppo di lavoro che sostiene la sua candidatura. E’ una lettura interessante, che mostra parti uguali di marketing e populismo. C’è la summa dei temi emersi negli ultimi due anni (fine del bicameralismo “perfetto”, gestione della finanza pubblica, semplificazione legislativa, giustizia e altri) e molti riferimenti a compensazioni (risparmio X da una parte e impiego la stessa cifra in altre partite di spesa pubblica) e soluzioni sperimentate da altri paesi europei. Del programma onestamente ho apprezzato il volersi ispirare alle migliori soluzioni appena citate e il guardare finalmente in alto (Francia, Germania, Scandinavia) per cercare come risollevare le sorti italiane.

La percezione di fondo però rimane quella di un insieme di idee difficilmente praticabili. Nel senso che mettere mano alla Costituzione richiede un consenso superiore a quello di uno schieramento che dovesse vincere le elezioni e il recente passato ci ha mostrato chiaramente come le modifiche unilaterali (anche se confermate da referendum) siano comunque discutibili (*). E’ vero che nella fase attuale si dovrebbe ragionare più su delle piattaforme che non di progetti particolareggiati ma pare difficile trasformare anche solo una parte di questo documento in un programma di governo credibile.

Credo che Matteo Renzi abbia un grande potenziale e che possa rappresentare un primo esempio di politico post ideologico nel nostro paese, da questo punto di vista la sua candidatura rimane interessante. Al tempo stesso non riesco a trovarlo consistente, la sua narrazione politica a mio parere rimane del tutto insufficiente. Da chi si propone come leader vorrei cogliere elementi di competenza, di autorevolezza fondata sulle conoscenze, entrambe cose che non percepisco in Renzi.

(*) Il centro sinistra modificò la carta costituzionale, in particolare il titolo V, per le competenze regionali e nazionali.  A distanza di anni si può dire che la riforma abbia fatto più male che bene, sia per il bilancio degli enti (regioni e Stato) che come effetti sui servizi alla collettività. 

2 thoughts on “Renzi non mi convince

  1. Il problema è che in Italia non ci sono veri politici. Da nessuna parte.
    (*) Il centro sinistra modificò la carta costituzionale, in particolare il titolo V, per le competenze regionali e nazionali. A distanza di anni si può dire che la riforma abbia fatto più male che bene, sia per il bilancio degli enti (regioni e Stato) che come effetti sui servizi alla collettività.

    Concordo….

    • Non è del tutto vero, almeno secondo me. Qualche personaggio decente c’è, sia tra i veterani della prima repubblica che tra i “nuovi”. Il punto è che queste persone non sono in grado di emergere, con tutto quello che ne consegue.

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