Kazakhstan, il regime d’oro

Cambio di scenario, lasciamo il lato europeo delle repubbliche ex sovietiche (ma non abbiamo finito, ci ritorneremo) per approcciare quello che era il lato sud dell’URSS, cominciando con il Kazakhstan. Tematiche diverse quindi, dove l’accento si sposta sulla contrapposta tendenza tra lo sviluppo economico e la vita democratica.

Il Kazakhstan fu l’ultima delle repubbliche sovietiche a dichiarare l’indipendenza e la prima a manifestare passi concreti per riformare una qualche forma di comunità di intenti con la Russia nelle fasi successive. Si potrebbe parlare di una transizione dolce di potere se non fosse per un piccolo particolare: al vertice del paese c’è sempre stato un uomo solo, Nursultan Abishuly Nazarbayev. Passare dal vertice del partito comunista locale alla presidenza della repubblica kazaka e mantenere saldamente questa carica dal 1991 in avanti aggiunge un nuovo significato al concetto di permanenza del potere.

Come spesso accade in casi come questi, l’intera famiglia di Nazarbayev è in qualche modo collegata con la gestione politica ed economica nazionale. Insieme a un ridotto numero di fedelissimi il clan regge le sorti di tutti partiti presente in parlamento e tira le fila delle holding che gestiscono la gran parte del PIL kazako. L’opposizione in pratica non ha mai varcato lo sbarramento del 7% dei voti, il che ha impedito un pur minimo diritto di tribuna per chi volesse esprimere dissenso sul piano politico.

Sulle elezioni in questo paese è lecito mantenere qualche sospetto dal momento che nel 1991 Nazarbayev fu eletto presidente come candidato unico e con più del 90% dei consensi, mentre nel 2007 fu introdotto un singolare emendamento alla costituzione: solo lui avrebbe potuto ricandidarsi più di due volte alla presidenza. noi italiani potremmo definirlo un emendamento ad personam.

La grande fortuna del Kazakhstan risiede nelle sue risorse naturali. Petrolio e gas per l’esportazione garantiscono un afflusso abnorme di denaro e un peso specifico notevole sul piano geopolitico e strategico. Le maggiori compagnie petrolifere, ENI compresa, hanno fatto di tutto per assicurarsi una quota dello sfruttamento dei giacimenti locali e l’enorme afflusso di valuta straniera ha risvegliato gli appetiti delle maggiori banche mondiali, compresa Unicredit.

Se poi si pensa che è presente sul territorio nazionale anche il complesso del cosmodromo di Baikonur, concesso in leasing alla Russia, e che i capitali prima citati sono stati investiti in progetti infrastrutturali di rilievo (anche qui richiamando il top level delle aziende mondiali) è chiaro che la democrazia locale non interessa molto i governi occidentali.

La visione strategica del dittatore kazako è omnicomprensiva. E’ in grado di esibire il suo ritrovato islamismo ed intrattenere relazioni con Israele, offrire relazioni privilegiate all’Iran e sostenere di essere stato frainteso poco dopo (anche questo dovrebbe suonare familiare agli italiani), è stato capace di usare il suo peso economico per inserire la sua nazione in tutte le organizzazioni internazionali di rilievo, sia quelle filo russe che quelle filo occidentali.

Non è difficile pensare che Astana, la capitale, venga vista come un centro nevralgico dell’intera Asia. Basterebbe ricordare l’estremo imbarazzo americano negli anni ’90, quando uno scandalo di grandi proporzioni coinvolse uno dei maggiori gruppi petroliferi e una marea di tangenti versate in loco, da presidente in giù.

Più di recente, parliamo del 2011, è emersa una vicenda pesantissima. Uno sciopero di lavoratori dell’industria petrolifera e gasiera è stato represso sparando ad alzo zero, causando settanta morti e centinaia di feriti. Il processo che ne è seguito è stata una farsa, preceduto da arresti illegali, detenzioni immotivate e sospetti di tortura sui possibili testimoni. In uno show di pragmatismo estremo le cancellerie occidentali, USA in testa, hanno serenamente guardato dall’altra parte. Il governo kazako non viene messo in discussione, in nessun caso.

Rifacendosi ad altre vicende simili nella storia recente è facile pensare che l’unico scossone alla struttura di potere locale possa venire dalla successione al presidente.  Nazarbayev è nato nel 1940 e per quanto possa essere in salute 72 anni cominciano ad essere qualcosa da considerare. Le tre figlie sono tutte inserite nei gangli vitali del paese ma non sembrano essere in posizione da poter prevalere l’una sull’altra facilmente. Per il Kazakhstan la vera transizione sembra essere ancora al di là da venire.

6 thoughts on “Kazakhstan, il regime d’oro

    • Grazie per l’incoraggiamento. L’idea, pian piano, è coprire tutte le repubbliche ex sovietiche. Mi lascio per ultime le tre repubbliche baltiche. Ci vorrà un pezzo per finire. Poi penserò se tradurre in inglese o no.

  1. Molti credono che il Kazakhstan sia una landa desolata popolata da beduini ignoranti “grazie” al film “Borat” (e, aprendo una piccola parentesi, dico che Sacha Baron Cohen è il più gran paraculo della storia dello showbiz recente, e che se dipendesse da me avrebbe già fallito da un bel pezzo come comedian e dovrebbe trovarsi un nuovo lavoro, possibilmente alla nettezza urbana e con una ramazza in mano). Invece Astana rappresenta un esperimento di creazione di una capitale partendo dal nulla paragonabile solo a Brasilia.
    In effetti fra le repubbliche ex sovietiche il Kazakhstan è quella con le potenzialità più immense, anche se purtroppo è una democrazia stile Cina…
    Speriamo che sia possibile un’evoluzione verso un vero pluralismo, anche perché, paradossalmente, la forte presenza del sostrato russo lo rende comunque un paese più “europeo” rispetto ad altre nazioni dell’Asia centrale tipo Turkmenistan e Uzbekistan. É una nazione con cui sarebbe importante avere una buona partnership.

    • Parto dal fondo. L’Italia ha buone relazioni con il Kazakhstan, grazie agli sforzi dell’ENI e di Unicredit e per vari buoni uffici di altre imprese. Ad Astana hanno lavorato e lavorano molte imprese del made in Italy in vari settori. Da quel punto di vista siamo ben piazzati, il peggio arriva quando si deve ragionare di reciprocità e di accesso all’informazione.
      Quanto a “borat” è stato un episodio davvero deludente, nel senso che come film era un orrore e Cohen poco più di un guitto. Come del resto ha confermato anche in seguito.

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s