Kyrgyzstan, dopo la rivoluzione dei tulipani

Un passo ancora verso Est, ormai siamo arrivati alla frontiera cinese. Qui troviamo il Kyrgyzstan, ennesima puntata della storia controversa delle repubbliche post sovietiche. Si tratta di un’altra vicenda estremamente tormentata, non ancora risolta malgrado i progressi compiuti negli ultimi anni.

E’ impossibile parlare di questa repubblica senza partire dalla sua composizione etnica, frutto sia delle scelte sciagurate compiute nell’era sovietica sia dall’ingombrante presenza dei vicini uzbeki. In particolare va tenuto conto di come negli anni la presenza di popolazione di etnia russa o slava fosse dominante nel nord del paese, in particolare nei centri di potere, mentre specialmente nel sud i clan uzbeki controllavano la maggior parte delle aziende agricole. Dato un contesto generale piuttosto povero era inevitabile che ci fossero attriti e il caos che segnò la fine dell’URSS non fece altro che far precipitare le cose in maniera drammatica.

Nel 1990 dopo una prima crisi, costata un migliaio di vittime tra uzbeki e kirghizi (più una serie di crimini atroci, a partire dagli stupri su base etnica ai danni delle donne uzbeke), arrivò al potere nelle successive elezioni presidenziali Askar Akayevich Akayev. Si tratta di un personaggio molto controverso che già alla fine degli anni ’80 era stato coinvolto in alcuni scandali. L’inizio del periodo di governo di Akayev pareva interessante, sembrava si potesse avviare una transizione progressiva verso una forma di governo democratica con un congruo programma di riforme.

Purtroppo anche in questo caso ci fu una svolta di tipo autoritario, anche se più sfumata rispetto ad altre realtà confinanti. Akayev fu rieletto due volte, a suon di brogli, riuscendo nel contempo ad ottenere una norma che gli garantisse l’immunità. Sebbene sul piano economico si siano registrate sostanziali aperture all’economia di mercato il Kyrghyzistan rimaneva de facto uno stato autoritario con i consueti fenomeni di corruzione e di appropriazione indebita delle risorse nazionali.

A rompere l’equilibrio furono le proteste dopo le elezioni legislative del 2005. In pratica il presidente in carica stava preparando una successione facendo eleggere alcuni dei suoi figli in parlamento, mossa chiave per poter poi correre alle presidenziali previste nello stesso anno. In questo caso i brogli vennero allo scoperto , generando un’ondata di protesta popolare. Le dimostrazioni diedero origine alla cosiddetta rivoluzione dei tulipani, riuscendo ad estromettere Akayev dal potere. L’ex presidente scappò all’estero, lasciando vacante il proprio seggio.

La carica di presidente passò a Kurmanbek Saliyevich Bakiyev, in un periodo di grande inquietudine. La fine dell’era Akayev portò a tensioni con la Russia, sul piano interno i cartelli del crimine organizzato locale iniziarono una guerra per trovare un nuovo equilibrio dopo la caduta del regime. Bakiyev si dimostrò incapace di normalizzare la situazione o di dare un grado di stabilità accettabile, al punto che nel 2010 una nuova serie di proteste (anche in questo caso durissime) arrivarono a cacciarlo dalla carica sull’onda di una vera e propria sollevazione popolare. Le motivazioni erano date dal graduale peggioramento del quadro economico generale, arrivato ad avere conseguenze disastrose. Si riaccesero anche i conflitti etnici, di nuovo tra uzbeki e kirghizi, che portarono ad altre vittime e alla fuga per centinaia di migliaia di persone dalle aree peggiori del conflitto.

Tutto questo ha portato alla ribalta Roza Isakovna Otunbayeva. Già protagonista della rivoluzione dei tulipani, personalità nota all’estero per i suoi trascorsi di ambasciatrice e delegata ONU, alla Otunbayeva è toccato il ruolo di traghettatrice del paese verso la fase attuale come guida di un governo provvisorio che si è incaricato di riportare un grado di minima stabilità nazionale. La soluzione ricorda quelle italiche del governo tecnico, con la differenza fondamentale che la Otunbayeva aveva ed ha tuttora un ruolo politico come leader di un partito. Sotto la sua breve presidenza tuttavia si realizza il passaggio costituzionale più importante, dal modello presidenzialista a quello parlamentare.

Infine arriviamo al presente, ovvero a Almazbek Sharshenovich Atambayev che è stato eletto a fine 2011. Si tratta di un altro veterano della scena politica locale, anche lui coinvolto nella stagione della rivoluzione dei tulipani. De facto si tratta di una svolta in termini di scelte dal momento che  Atambayev è considerato vicino alla Russia, il che mette in discussione la presenza americana nel paese, ottenuta per fini strategici legati al conflitto afghano nel 2001 (base di Manas).  Al momento non è chiaro come si evolverà questa situazione, importante tra l’altro per sostenere in parte l’economia locale. Proprio il quadro economico rappresenta la più grande sfida per il nuovo presidente dal momento che è uno dei peggiori dell’intera Asia.

Il potenziale per far crescere il paese c’è. Le risorse locali dal punto di vista minerario sono importanti, c’è la concreta possibilità di aumentare in maniera massiva la produzione di energia idroelettrica, il che permetterebbe anche di ridurre lo sbilancio import-export per gli idrocarburi che pesa notevolmente del budget nazionale. Il livello di investimenti stranieri, altro volano potente da sfruttare, è dato in crescita malgrado il difficile momento internazionale. La rinnovata tranquillità interna dovrebbe permettere anche di far crescere i volumi di interscambio con i paesi vicini. Il fattore critico è dato dalle infrastrutture del paese, palesemente insufficienti in larghe parti del territorio.

2 thoughts on “Kyrgyzstan, dopo la rivoluzione dei tulipani

  1. A parte l’inquietante somiglianza di certe cose (non solo di questo Paese, anche delle scorse “puntate” del viaggio) con la nostra povera Italia… Beh, devo dire che leggere questi articoli è sempre un piacere! ^_^
    Sono interessanti, esaustivi senza essere eccessivamente lunghi…E suggeriscono ambientazioni distopiche a palate °_°

    Spero che alla fine li raccoglierai in un ebook, tipo saggetto Lemuriano…😉

    • L’idea di fondo è offrire un punto di vista sintetico, c’è un ragionamento dietro sulle condizioni post URSS che prima o poi vorrei fare in pubblico. Sul volumetto ci sto ragionando. Grazie per i complimenti.

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s