Armenia, la pace difficile

Esaurito il complesso mosaico degli “-stan” ex sovietici è tempo di occuparsi di una parte estremamente turbolenta dell’Asia, due post successivi che sono dedicati all’Armenia e all’Azerbaijan (il prossimo della serie). Le due vicende sono inestricabili l’una dall’altra e la scelta di trattarle separatamente ha il solo scopo di semplificare le cose. L’Armenia dunque, poco più di tre milioni di persone e un destino sospeso tra la speranza di poter aderire alla Comunità Europea e un presente difficile stretto tra Turchia, Russia, il già citato Azerbaijan.

In questa serie di articoli è stato preso in considerazione il periodo post 1991 ma per l’Armenia è necessario fare un’eccezione, motivata da alcuni fattori che hanno fortemente condizionato lo sviluppo successivo. La regione del Nagorno-Karabakh fu scorporata dal territorio armeno per decisione di Josif Stalin nel 1923, pur rimanendo come popolazione ad assoluta maggioranza armena; negli ultimi anni dell’URSS ci furono tensioni notevoli  tra la popolazione di questa regione e il governo della repubblica azera sfociarono in episodi violenti di matrice etnica in territorio azero, preludio della guerra a venire. Sul piano generale va ricordato il terremoto del 1988, un colpo da 7,2 Richter che mise in ginocchio la piccola repubblica.

Nelle premesse va anche ricordato un altro episodio molto grave, nove giorni di caccia all’armeno nella città di Baku (sempre in Azerbaijan) che scatenarono una fuga di massa degli armeni (più di duecentomila rifugiati). Polizia e milizie azere non intervennero e l’intervento dell’esercito russo fu tardivo oltre che poco efficace. Dato questo quadro non credo sorprenda che i rapporti tra azeri ed armeni siano rimasti perlomeno tesi. Infine va ricordato anche un altro fattore, decisivo per i rapporti tra armeni e turchi; all’inizio del ventesimo secolo l’allora impero ottomano condusse una vera e propria campagna genocida nei confronti degli armeni, causando un minimo di seicentomila morti (altre fonti arrivano oltre il milione). La Turchia ha sempre negato questa ricostruzione dei fatti, arrivando a prendere misure molto pesanti sul piano diplomatico anche nei confronti dei partner NATO (vedi di recente la Francia); questo atteggiamento è un fronte di discordia perenne e finisce con il pesare anche sui negoziati di ammissione turchi nell’UE.

In pratica all’atto dell’indipendenza armena era in essere un conflitto nella regione del Nagorno-Karabakh, una guerra su base etnica tra armeni ed azeri per ottenere la scissione di questa regione dall’Azerbaijan. La ritorsione azera prese la forma di un blocco dei trasporti ferroviari e aerei verso l’Armenia, danneggiando un’economia già traballante. All’embargo nell’ultima fase del conflitto citato si unì anche la Turchia, nel nome di una forma di solidarietà pan-turca che agli osservatori occidentali risultò davvero poco comprensibile.

Come tutti i conflitti etnici il confronto nel Nagorno-Karabakh ha lasciato pesantissimi strascichi nei rapporti armeno-azeri, anche perché i ribelli ottennero una vittoria sul campo. Solo una mediazione russa nel 1994 portò le parti a deporre la armi lasciando la strana situazione di una piccola repubblica non riconosciuta, di continui incidenti tra militari e miliziani armeni, azeri e russi, con inutili dichiarazioni diplomatiche dei vari enti sovranazionali che si interessano dell’area. Gli azeri sono stati espulsi dalla regione, aggiungendo l’ennesima ondata di profughi al conto della crisi.

La storia politica ed istituzionale armena riflette le difficoltà prima citate. Nella prima fase della nuova repubblica, quella compresa tra il 1991 e il 1998, va considerata la figura di Levon Ter-Petrosyan.  Eletto una prima volta nel 1991 si può dire che abbia rappresentato la transizione all’indipendenza (era praticamente già in carica nel soviet armeno).  Nel 1996 fu confermato presidente in un turno elettorale funestato da brogli evidenti, fino ad essere costretto nel 1998 a dare la dimissioni. De facto gli vennero attribuiti il fallimento economico della nuova repubblica e un tentativo di aderire ad accordi imposti dall’estero per il già citato conflitto con l’Azerbajian.

Il successore di Ter-Petrosyan, Robert Kocharyan,  ha coperto il periodo tra il 1998 e il 2008. Va fatto notare un fattore, importantissimo sul piano interno, ovvero che Kocharyan è stato prima presidente del Nagorno-Karabakh. Il nuovo presidente in pratica si trovò ad incassare i benefici dell’accordo fatto da Ter-Petrosyan in termini militari e commerciali (fu rimosso il blocco azero-turco sul traffico ferroviario ed aereo). In compenso dovette affrontare un tentativo di colpo di stato nel 1999 e in generale una difficile ripresa dell’economia statale, il cui processo di riforma lasciava molto a desiderare.

Nel 2008, costretto dalla costituzione a non poter ripresentarsi per il terzo mandato, Kocharyan ha favorito in ogni modo possibile una successione di continuità politica aiutando non poco l’ex primo ministro Serzh Azati Sargsyan. L’attuale presidente è una figura perlomeno controversa; se da un lato ha normalizzato non poco le relazioni con la Turchia, storicamente un problema molto sentito da entrambe le parti, è altrettanto vero che sul piano interno si sta dimostrando un personaggio più ambiguo, specialmente per quanto riguarda la gestione dei rapporti con gli avversari politici e la crescente richiesta di maggior democrazia interna. Nei fatti l’Armenia è da considerare come semi-libera e questo stride non poco con i negoziati tuttora in corso per l’ammissione nella UE.

Il futuro per l’Armenia tuttavia non è del tutto oscuro. Le riforme fatte negli anni hanno permesso di completare il passaggio di modello economico da quello centralizzato di stampo sovietico a un modello simile a quello delle nazioni occidentali e la diaspora armena consente di poter godere di consistenti appoggi sia per le rimesse in valuta forte che come appoggio in seno ai paesi principali dell’alleanza atlantica. Va sviluppato il settore minerario e va favorito lo sviluppo della generazione idroelettrica, anche per alleggerire il carico economico dell’importazione di gas e petrolio.

2 thoughts on “Armenia, la pace difficile

  1. L’ Armenia ha la particolarità -ed è una cosa che va ricordata, hanno un grosso elemento di coesione nazionale ed è dato dalla religione: quello armeno è stato il primo popolo ad essersi convertito in massa al cristianesimo, in seguito hanno fondato una propria religione nazionale. Quella religione ha consentito al popolo armeno di sviluppare una propria peculiare cultura.
    Altro dato interessante: una delle voci in attivo dell’export armeno ( ma anche di quello georgiano) è data dal vino- del resto stiamo parlando dei posti dove il vino è stato inventato- l’esportazione avviene principalmente nei paesi dell’ ex URSS, infatti ogni volta che la Russia vuole creare problemi a queste due nazioni blocca l’importazione dei vini armeni e georgiani all’interno dei suoi confini.

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