Gaza, la storia infinita

Eccoci di nuovo. Stessa frontiera, stessi protagonisti, stessi spettatori sugli spalti e stessi pupari dietro le quinte.

Gaza 2012 assomiglia molto a Gaza 2008 (vedi operazione Hot Lead) e sta cominicando a diventare un’altro show di quelli pesanti. Una quarantina di morti da parte palestinese mentre scrivo queste righe, altre tre vite stroncate da parte israeliana a pesare dall’altro lato. Razzi e missili di fabbricazione iraniana (1) dalle milizie di Hamas, aerei e elicotteri da parte di Israele. Il tutto in attesa dei carri Merkava già schierati sul perimetro e del cocktail droni e artiglieria. Tutto già visto.

La prima invasione, già completata, è quella dei media. Sbarcati in forze come sempre, pronti a garantire al mondo il consueto pastone 24/7 di immagini e commenti più o meno idioti dal campo. Palazzi crollati, gente che piange, servizi dagli ospedali con focus su bambini fasciati e donne piangenti. I veterani del Medio Oriente, sempre nel campo dei media, hanno già preso accordi per le consuete ospitate e per ripetere frasi che erano stantie venti anni fa.

Le parti hanno aspettato la conclusione delle elezioni USA, come nel 2008, per essere sicuri che il nuovo presidente ribadisse la consueta copertura da parte americana. Messo al suo posto il primo pilastro la strana alleanza iraniana e qatariota si è rimessa al lavoro. In Libano Hezbollah è pronta a partecipare alla festa e pazienza per la forza ONU che c’è nel sud del paese (2) e anche dal martoriato vicino siriano potrebbe piovere qualche altro colpo verso il Golan, le prove generali le abbiamo viste qualche giorno fa. Anche l’Egitto democratico ha ripreso il suo ruolo di campo di mediazione, con il nuovo presidente che fa del suo meglio per reggere nel suo ruolo di moderato & responsabile di fronte ai movimenti salafiti.

Bene, portatevi i pop corn e la birra. A nessuno frega niente.

Tanto di palestinesi ce ne sono tanti, vero? All’Iran non parrebbe vero di vedere crollare l’odiato governo giordano sotto la spinta di una bella rivolta popolare, anche questa da mettere sotto la copertina rassicurante dei Fratelli Musulmani. Alla Turchia piacerebbe altrettanto veder crollare per l’ennesima volta il Libano, in modo da sostituirsi una volta per tutte alla Siria come protettore e stritolare quella parte di Hezbollah che tanto poco piace alla sua destra di governo.

(1) Curiosa la storia dei missili iraniani. Sono la derivazione di tecnologia cinese, a loro volta frutto dei progetti russi di un decennio prima. Pare che anche i palestinesi ci abbiano messo le mani per migliorarli, il tutto con assistenza interessata di tecnici di formazione siriana. Piccolo il mondo, vero?

(2) Ops, ci sono anche militari italiani. Curiosamente non hanno una strategia credibile di esfiltrazione in caso di conflitto. La definizione “scudi umani” va ancora bene?

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