Lithuania, a un passo dal traguardo

Il viaggio sulla costa baltica termina con questo articolo, dedicato alla Lituania. Questo paese condivide in gran parte la storia recente dei suoi vicini, Estonia e Lettonia, ma mostra alcune peculiarità che è bene evidenziare. E’ stato il primo a proclamare l’indipendenza, già nel marzo del 1990, subendone durissime conseguenze. L’URSS non era ancora crollata e neppure un riformista come Mikhail Sergeyevich Gorbachev poteva consentire in quella fase un facile distacco dalla federazione.

Con il senno di poi si può anche imputare alla dirigenza lituana di allora troppa fretta e scarsa attenzione nel gestire i fattori etnici (russi e polacchi) che erano più restii al passaggio indipendentista. In ogni caso nel corso del 1990 un embargo commerciale stroncò l’economia locale, preparando il terreno all’intervento militare del 1991. Come già raccontato per le altre repubbliche baltiche la reazione popolare, eminentemente non violenta (detta Via Baltica o Baltic Way), insieme a un certo livello di prudenza nell’esercitare coercizione da parte dei militari russi rese vani i tentativi di golpe e finì con il dare via libera alla nuova nazione. Il prezzo furono decine di morti e centinaia di feriti (migliaia secondo alcune stime).

Come i suoi vicini anche la Lituania fa parte dell’Unione Europea e della NATO dal 2004, avendo completato nel frattempo un vastissimo programma di riforme istituzionali, politiche ed economiche per cambiare dalle fondamenta il modello statale. Anche in questo caso si può parlare di una transizione rapida ma non indolore. Dopo il crash indotto dai russi del 1990-1991 l’economia locale è costantemente progredita, spesso con tassi di crescita impressionanti, fino all’inizio dell’attuale crisi mondiale nel 2008. L’idea di fondo, se pur si può identificarne una su un soggetto complesso come l’economia di un paese, è quella di favorire l’insediamento delle imprese (e i conseguenti investimenti) con un livello di tassazione basso come ha fatto anche l’Irlanda. Questo per favorire la formazione di una classe di lavoratori altamente qualificati e specializzati, fattore ideale per ospitare aziende ad alto tasso tecnologico e ambienti di ricerca altrettanto avanzati.

Dalia Grybauskaitė, presidente lituano

Dalia Grybauskaitė, presidente lituano

I problemi derivano sia dal sistema bancario, de facto colonizzato da aziende straniere, sia dalla relativa debolezza della moneta locale che è sì agganciata all’Euro con un tasso di cambio fisso ma si presta a manovre depressive (si veda l’esempio della valuta argentina in rapporto con il dollaro americano). In teoria la Lituania dovrebbe passare all’euro nel 2014 ma la crisi potrebbe modificare questa scadenza date le tensioni presenti sui mercati internazionali. Anche in Lituania è scoppiata la bolla immobiliare, creata e sostenuta dalle banche prima citate. Le manovre economiche messe in atto dagli ultimi due esecutivi sono state in grado di riportare l’inflazione a livelli tollerabili e a stabilizzate (anche se verso il basso) il settore creditizio. I fondamentali rimangono buoni e non è esagerato pensare che con la bilancia dei pagamenti riassestata questo possa essere uno dei primi paesi europei ad emergere dalla crisi.

Algirdas Butkevičius, neo primo ministro

Algirdas Butkevičius, neo primo ministro

Il modello sociopolitico, basato su buone strutture democratiche, ha reso le tensioni etniche più sopportabili rispetto a quanto riscontrato nella vicina Lettonia ma permangono ancora questioni irrisolte sulla piena parità di diritti per i russofoni. I rapporti delle ONG degli ultimi anni tuttavia hanno mostrato segni incoraggianti verso la piena integrazione. Le prospettive future del paese appaiono decisamente buone, specialmente se si riuscirà a mantenere in essere il livello attuale di spese a favore dell’istruzione pubblica (uno dei migliori in assoluto). I livelli salariali dovranno progressivamente essere adeguati a quelli della media europea, un fattore che se non verrà tenuto sotto controllo potrebbe innescare di nuovo il ciclo inflattivo senza riuscire nell’effetto di rimettere in sesto i consumi interni.

2 thoughts on “Lithuania, a un passo dal traguardo

  1. Sai che nei commenti precedenti ho sempre stigmatizzato l’ eccessiva fretta e anche la pericolosa sottovalitazione delle problematiche locali che la Commissione Europea attuò nel periodo dell’ entrata di dieci nuovi paesi nel 2004, tuttavia la Lituania era indubbiamente una delle poche eccezioni,le altre erano Malta e la Slovenia, le poche in grado di poter essere assorbite senza eccessivi contraccolpi.
    Certo poi c’ è stata la bolla immobiliare del 2008 e, aggiungo io, anche lí per colpa delle banche, però i segnali almeno da questo paese sono nuovamente incoraggianti.

    • La mossa UE/NATO del 2004, in generale, non era opportuna sul piano tecnico. A farci caso, nessuno dei paesi coinvolti nell’allargamento aveva tutti i requisiti in ordine. De facto la Slovenia entrò per intercessione tedesco/austriaca, la Croazia passò per decisione tedesca, Malta per volontà inglese e le repubbliche baltiche per pressioni miste di tutto il lato nord europeo.
      Quello che è successo dopo sul piano bancario è altra cosa, il sistema finanziario delle repubbliche ex sovietiche è stato quasi sempre influenzato/colonizzato dall’estero. In Lituania gli svedesi, in Estonia i tedeschi e i francesi, in Lettonia noi italiani e i francesi.

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s